Gli occhiali con montatura Ray-Ban prodotti da Meta sono finiti al centro di una valutazione dell’autorità per la protezione dei dati del land di Amburgo, l’ufficio che in Germania supervisiona i servizi del gruppo statunitense. Il commissario Thomas Fuchs, intervistato dall’emittente pubblica ARD, ha descritto il dispositivo come una telecamera travestita e ha richiamato la norma tedesca che vieta gli apparecchi di registrazione occultati dentro oggetti di uso quotidiano. Si parla di un prodotto ormai diffuso su larga scala, con oltre sette milioni di paia vendute e una posizione dominante nel segmento degli occhiali intelligenti.
Il led che segnala la registrazione sotto esame
Gli uffici amburghesi hanno provato il dispositivo e hanno concentrato l’analisi sul piccolo led bianco che lampeggia quando la fotocamera entra in funzione. Secondo Fuchs quella spia risulta troppo debole per essere percepita alla luce del giorno, quindi chi cammina accanto a una persona che indossa gli occhiali resta privo di un segnale affidabile sull’esistenza di una ripresa in corso. L’autorità sta approfondendo anche l’impiego dei materiali raccolti dal dispositivo per addestrare i modelli di intelligenza artificiale dell’azienda, un profilo che tocca la base giuridica del trattamento e la posizione di chi finisce inquadrato pur avendo alcun rapporto contrattuale con la piattaforma.
Amburgo ha già iniziato a sanzionare chi filma altre persone in pubblico senza raccoglierne il consenso.
Chi può fermare la vendita degli occhiali smart in Germania
La competenza su un blocco della commercializzazione appartiene alla Bundesnetzagentur, l’agenzia federale che regola reti e apparecchiature di telecomunicazione.
Il percorso passa quindi per un’autorità diversa da quella che ha sollevato il problema, con tempi e criteri di valutazione propri, mentre l’ufficio guidato da Fuchs prosegue sul versante della protezione dei dati personali. Il commissario ha riferito di aver avviato contatti con i colleghi irlandesi, dato che Dublino ospita la sede europea di Meta e guida la vigilanza sulla conformità privacy del gruppo attraverso il meccanismo dello sportello unico previsto dal regolamento generale sulla protezione dei dati. L’obiettivo dichiarato riguarda una posizione condivisa sull’uso di questa categoria di prodotti nell’intera Unione.
Il Comitato europeo per la protezione dei dati ha confermato che un rapporto dedicato agli occhiali intelligenti arriverà entro la fine dell’estate. La CNIL francese aveva già pubblicato a marzo un appello alla vigilanza, segnalando la capacità di questi apparecchi di catturare ed elaborare informazioni in tempo reale senza che le persone presenti ne vengano necessariamente informate.
Le segnalazioni sulle riprese effettuate senza consenso
Le cronache degli ultimi mesi hanno raccolto episodi di persone filmate a loro insaputa, con un impatto documentato soprattutto sulle donne, e hanno registrato l’uso del dispositivo da parte di chi riprende di nascosto interazioni per poi pubblicarle sui social. Meta sostiene di aver rafforzato le tutele e in un intervento pubblicato sul proprio blog il mese scorso ha spiegato di aver introdotto un meccanismo che disattiva automaticamente la registrazione quando il sistema rileva una manomissione delle luci di segnalazione. La questione della percepibilità resta comunque al centro delle verifiche europee, perché una fotocamera da smartphone viene sollevata con un gesto visibile mentre una lente montata su una stanghetta lavora in silenzio all’altezza dello sguardo, dentro un oggetto che il pubblico associa a tutt’altra funzione.
A marzo i quotidiani svedesi Svenska Dagbladet e Göteborgs-Posten avevano riferito dell’invio di registrazioni a un fornitore in Kenya incaricato di annotarle per l’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale. L’autorità irlandese aveva allora dichiarato che Meta le aveva comunicato l’esclusione dei dati europei da quel flusso.
