La Commissione europea poteva respingere il metodo con cui Stripchat contava i propri utenti e affidarsi alle proprie stime per includerla tra le piattaforme online di dimensioni molto grandi del Digital Services Act. Lo ha stabilito il Tribunale dell’Unione europea, che ha respinto il ricorso di Technius Ltd nella causa T-134/24.
La società, con sede a Limassol, a Cipro, gestisce il sito di intrattenimento per adulti e chiedeva l’annullamento della decisione del 20 dicembre 2023 con cui Bruxelles l’aveva collocata nella fascia più sorvegliata del regolamento, quella riservata ai servizi che superano i 45 milioni di destinatari attivi mensili nell’Unione. Da quella qualifica discendevano gli obblighi più onerosi previsti dal DSA, che comprendono la valutazione e la mitigazione dei rischi sistemici, gli audit indipendenti, l’accesso ai dati per i ricercatori e la vigilanza esercitata direttamente dalla Commissione, con sanzioni che in caso di violazione possono raggiungere il 6% del fatturato mondiale annuo.
Come Stripchat calcolava i suoi utenti
Nel febbraio 2023 Technius aveva comunicato una media di circa 31,8 milioni di utenti attivi al mese nell’Unione, una cifra ben lontana dalla soglia europea. Il dato era ricavato dalle rilevazioni di Similarweb, servizio specializzato nell’analisi del traffico web.
Su quei numeri la società aveva applicato una riduzione per escludere le visite rimbalzate, cioè gli accessi che si chiudono dopo pochi secondi senza alcuna interazione con la pagina, partendo dall’idea che chi abbandona subito il sito difficilmente possa essere considerato un destinatario effettivo del servizio. La Commissione ha individuato proprio in quella sottrazione l’origine di una sottostima e ha calcolato oltre 62 milioni di visitatori unici mensili, un valore che superava ampiamente il limite fissato dal regolamento e che rendeva obbligatoria la designazione. Nel ricorso Technius aveva contestato anche l’affidabilità dei dati di terzi, segnalando il caso di uno Stato membro in cui gli utenti stimati risultavano più numerosi dell’intera popolazione.
Per la società, Bruxelles aveva così violato il principio di buona amministrazione e il dovere di esaminare i fatti con cura e imparzialità.
Cosa ha deciso il Tribunale dell’Unione europea
I giudici di Lussemburgo hanno considerato attendibili i dati su cui la Commissione aveva fondato la decisione e hanno ritenuto adeguata la motivazione fornita. Secondo il Tribunale, Bruxelles era legittimata a basarsi sulle informazioni disponibili nel momento in cui ha adottato la designazione, anche se una correzione successiva dei dati ha poi collocato Stripchat al di sotto della soglia dei 45 milioni. Il ricorso è stato respinto nel suo complesso, compresa la tesi con cui la società sosteneva che la piattaforma fosse estranea ai rischi sistemici che il regolamento intende contrastare e che la qualifica risultasse quindi sproporzionata rispetto alla natura del servizio.
Nel procedimento era intervenuta a sostegno della Commissione l’organizzazione per la libertà di espressione Article 19. Contro la sentenza Technius può ricorrere alla Corte di giustizia, limitatamente alle questioni di diritto.
Lo status di Stripchat dopo la revoca del 2025
La pronuncia riguarda la legittimità della designazione originaria, perché la posizione della piattaforma è cambiata da tempo. Il 27 maggio 2025 la Commissione ha accolto la richiesta presentata dalla stessa società e ha revocato lo status, dopo aver accertato che per un anno la media mensile degli utenti era rimasta sotto la soglia; gli obblighi specifici sono cessati quattro mesi più tardi.
Da allora Stripchat resta soggetta alle regole generali del DSA, sotto la vigilanza dell’autorità radiotelevisiva di Cipro.
Nello stesso giorno della revoca Bruxelles aveva aperto un procedimento formale contro Stripchat, Pornhub, XNXX e XVideos per presunte carenze nella protezione dei minori, con particolare attenzione agli strumenti di verifica dell’età. Il 26 marzo 2026 sono arrivate le conclusioni preliminari di violazione del regolamento, notificate a tutte e quattro le piattaforme. Davanti allo stesso Tribunale è pendente anche un secondo ricorso, depositato da Technius nel febbraio 2026 contro la decisione che ha fissato il contributo annuale di vigilanza dovuto da Stripchat (causa T-70/26), nel quale la società sostiene che la designazione su cui si fonda il contributo fosse viziata da un errore di fatto, dal momento che il fornitore dei dati di terzi li aveva successivamente corretti.
