Disney fa un’offerta per gli asset di Character.AI che è finita davanti al Tribunale fallimentare

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Character Technologies, la società che gestisce Character.ai, ha presentato il 12 ottobre 2026 richiesta di Chapter 11 al tribunale fallimentare del Delaware, con Disney come offerente iniziale da 20 milioni di dollari per alcuni asset. La piattaforma resta online durante la procedura e la vendita è prevista tra fine novembre e inizio dicembre, altrimenti il servizio verrà chiuso.

Character Technologies, la società che gestisce la piattaforma di chatbot Character.ai, ha presentato il 12 ottobre una richiesta di protezione ai sensi del Chapter 11 presso il tribunale fallimentare del Delaware, la procedura statunitense che consente a un’impresa in difficoltà di continuare l’attività sotto la tutela del giudice mentre cerca una soluzione. L’obiettivo è arrivare a una vendita dell’azienda sotto supervisione del tribunale. Il servizio conta circa 12 milioni di utenti attivi al mese, che in media passano due ore al giorno a conversare con i personaggi artificiali, un livello di coinvolgimento che gruppi come Meta e TikTok inseguono da anni. Nel documento depositato la società stima attività e passività comprese tra 50 e 100 milioni di dollari ciascuna.

Perché Character.ai è andata in bancarotta

I conti depositati in tribunale mostrano uno squilibrio molto marcato, perché nel 2025 la sola potenza di calcolo è costata all’azienda circa 10 milioni di dollari al mese a fronte di ricavi complessivi per l’intero anno pari a 23,6 milioni, cioè una spesa per l’infrastruttura di circa cinque volte il fatturato. Ad agosto la società spendeva ancora ogni mese circa 8 milioni di dollari più di quanto incassasse, nonostante i pesanti tagli ai costi già avviati. All’origine di questi numeri c’è il funzionamento dei chatbot generativi, dato che ogni risposta richiede al modello di elaborare il testo e produrre nuove parole attraverso processori specializzati, spesso GPU, cioè chip progettati per eseguire contemporaneamente grandi quantità di operazioni matematiche. Nel settore questa attività prende il nome di inferenza e il lavoro richiesto ai server cresce con il numero di messaggi scambiati. Sulle piattaforme social tradizionali il tempo trascorso nell’applicazione si traduce in più occasioni di mostrare pubblicità, per cui il rapporto tra traffico e ricavi può diventare molto vantaggioso quando si raggiungono grandi dimensioni. Character.ai aveva costruito la propria crescita su conversazioni lunghe e frequenti, spesso con utenti molto coinvolti sul piano emotivo. Le stesse caratteristiche facevano salire i costi di gestione fino a un livello che a un certo punto ha smesso di essere sostenibile.

Nell’ottobre 2024 i fondatori e una parte dello staff erano entrati in Google nell’ambito di un accordo da 2,7 miliardi di dollari, dopo il quale la piattaforma ha lasciato lo sviluppo di grandi modelli linguistici propri.

Quali cause legali pesano su Character.ai

Alle difficoltà economiche si aggiungono le cause intentate da famiglie statunitensi, che sostengono che i figli adolescenti siano morti per suicidio o si siano fatti del male dopo aver usato la piattaforma.

Alcuni Stati americani sono intervenuti a loro volta. A gennaio il procuratore generale del Kentucky, Russell Coleman, ha accusato i chatbot dell’azienda di aver preso di mira i bambini e di averli condotti verso l’autolesionismo, mentre nello stesso mese Character.ai ha raggiunto accordi per chiudere diverse controversie. A maggio la Pennsylvania ha avviato un’azione legale dopo che uno dei chatbot si sarebbe presentato come psichiatra abilitato nello Stato e avrebbe indicato un numero di licenza falso. Sul fronte delle regole interne, dal 25 novembre 2025 la piattaforma vieta ai minori di 18 anni di creare chatbot o di conversare con essi.

L’amministratore delegato Colin Adams attribuisce le difficoltà a ostacoli legali e regolatori, ai quali si aggiungono problemi operativi emersi nell’ultimo anno. Secondo il consiglio di amministrazione, una vendita sotto la supervisione del tribunale offre la migliore opportunità di massimizzare il valore per tutte le parti coinvolte.

Cosa prevede l’offerta di Disney per gli asset di Character.ai

Nell’ambito della procedura Character Technologies ha concordato la cessione di alcuni asset, tra cui proprietà intellettuale, a Disney per 20 milioni di dollari, in attesa dell’approvazione del tribunale. Disney avrà il ruolo di stalking horse, cioè di offerente iniziale la cui proposta fissa la base minima dell’asta e che altri soggetti potranno superare con offerte più alte. In cambio il gruppo otterrebbe una licenza non esclusiva e perpetua su alcuni diritti di proprietà intellettuale, mentre i dati degli utenti restano fuori dall’offerta. L’accordo prevede anche il passaggio a Disney di ex dipendenti della piattaforma, dopo che il mese scorso il gruppo aveva assunto come direttore tecnico l’ex amministratore delegato Karandeep Anand, oltre a servizi di transizione per un periodo limitato.

La piattaforma resta online durante la procedura e gli abbonamenti a pagamento restano attivi con fatturazione invariata. La vendita dovrebbe concludersi tra fine novembre e inizio dicembre 2026 e, in assenza di un acquirente disposto a proseguire l’attività, il servizio verrà chiuso.