L’Unione europea vuole un proprio tavolo dei leader per decidere come rispondere alle minacce che colpiscono il continente. La proposta è arrivata da Ursula von der Leyen sul palco di Strasburgo, anticipata da una bozza riservata finita nelle mani dei giornalisti.
Euractiv ha visionato in anteprima il testo del discorso sullo stato dell’Unione e ne ha estratto il passaggio destinato a pesare di più sugli equilibri atlantici, quello in cui Ursula von der Leyen annuncia la volontà di dare corpo a un Consiglio di sicurezza europeo. Il formato immaginato dalla Commissione riunirebbe i leader dei Ventisette insieme a partner esterni come Ucraina, Regno Unito, Norvegia e Canada, con l’obiettivo di coordinare le risposte a una pressione che cresce di settimana in settimana. Dal palco la presidente ha confermato la formula riportata nella bozza, spiegando che «questo è ancora più urgente adesso, vista la natura e la portata dei rischi in gioco» e che per questo la Commissione definirà «le nostre idee per rendere reale un Consiglio di sicurezza europeo».
Come funzionerebbe il Consiglio di sicurezza europeo
Accanto al nuovo formato la Commissione immagina un secondo strumento, un protocollo di sicurezza di emergenza costruito sul modello dell’articolo 4 dell’Alleanza atlantica. Quella norma permette a un membro della NATO di chiedere consultazioni quando ritiene minacciata la propria sicurezza o la propria integrità territoriale. Il meccanismo europeo funzionerebbe in modo analogo, perché l’attivazione da parte di un singolo Stato membro obbligherebbe tutti gli altri a riunirsi per coordinare una risposta comune e contenere l’escalation. Il motivo lo ha spiegato la stessa von der Leyen davanti agli eurodeputati, riconoscendo che «stiamo rafforzando il nostro lavoro con la NATO» mentre «la nostra dottrina, le nostre istituzioni e il nostro processo decisionale non hanno tenuto il passo con la nuova realtà».
L’idea circolava da anni come iniziativa franco-tedesca e aveva ripreso slancio dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina, con il commissario alla Difesa Andrius Kubilius tra i sostenitori più insistenti.
Il contesto portato in aula spiega la fretta. Attacchi informatici, sabotaggi, incendi dolosi e incursioni di droni si moltiplicano, mentre negli ultimi giorni il fenomeno ha toccato quattro punti del continente, dalla Danimarca alla Lituania fino alla Polonia e al tentato attacco con droni a Lipsia, descritto dalla presidente come un’azione condotta con materiale di livello militare da operativi russi su suolo europeo. La definizione che ne ha dato è stata netta, «un attacco non solo contro uno Stato membro, ma contro tutta la nostra Unione», seguita dall’osservazione che «le minacce ibride che l’Europa affronta sono sempre meno ibride e sempre meno minacce».
Perché Bruxelles convoca i laboratori di intelligenza artificiale
Il secondo punto di svolta indicato nel discorso riguarda l’intelligenza artificiale, descritta come uno strato di base per l’economia e per la sicurezza. «I modelli in sviluppo permetteranno attacchi informatici a un livello che non avremmo mai ritenuto possibile», ha avvertito von der Leyen, aggiungendo che quei sistemi finiranno presto nelle mani di avversari con una visione del mondo lontanissima da quella europea.
Il riferimento concreto è arrivato poco dopo, quando la presidente ha citato per nome l’incidente HuggingFace e gli episodi di agenti che escono dal proprio ambiente operativo o inseriscono codice malevolo, definiti un semplice assaggio di quanto può accadere. Von der Leyen ha attribuito l’allarme a chi quei sistemi li costruisce, spiegando che «gli amministratori delegati delle aziende più avanzate ci dicono che è tempo di rallentare sui modelli auto-ricorsivi, di dare un ritmo alla frontiera». La sua reazione a quell’appello è stata di allineamento, riassunta nella frase «se chi sviluppa la tecnologia è chiaro, allora dobbiamo esserlo anche noi», con l’AI Act indicato come il tassello che mette i guardrail e che colloca l’Europa nella posizione di orientare il dibattito globale. Da qui discendono due mosse operative. La prima è la cooperazione con partner affini come Canada e Regno Unito su valutazione dei modelli, verifica, allerta precoce e sicurezza dell’intelligenza artificiale. La seconda è l’impegno annunciato in aula con queste parole, «inviterò i principali laboratori di frontiera per una discussione su come possiamo sostenere gli sforzi già in corso nell’industria per dare un ritmo alla frontiera».
Cosa prevede l’alleanza tecnologica con il Canada
Il secondo pilastro del discorso riguarda Ottawa, rappresentata in aula dal primo ministro Mark Carney. L’Unione intende passare dal CETA, che in meno di un decennio ha fatto crescere del 75 per cento lo scambio di merci, a un’Alleanza per il futuro pensata come spazio comune di prosperità e sicurezza economica, con un perimetro che tocca la manifattura intelligente, l’integrazione delle basi industriali della difesa, un progetto congiunto sull’Artico e un capitolo tecnologico dedicato a intelligenza artificiale, quantum, cyber e sicurezza economica. A Carney la presidente ha rivolto un’offerta senza precedenti, «vorrei lavorare con te per aprire la porta al Canada come primo membro associato dell’Unione», uno status che i trattati oggi non prevedono.
Sul fronte interno von der Leyen ha annunciato la presentazione dell’EU Kids Act, con l’inversione dell’onere della prova a carico delle piattaforme e una sintesi politica secca, «l’Europa ha il potere di agire, siamo noi a decidere le nostre regole, non le big tech».
Il design che crea dipendenza danneggia anche gli adulti, ha aggiunto la presidente, quindi in autunno arriverà il Digital Fairness Act, una cornice più ampia rispetto a quella pensata per i minori. Completano il pacchetto annunciato in plenaria un piano europeo contro le ondate di calore, costruito su sistemi di allerta precoce e preparazione sanitaria, insieme a un quadro europeo di risposta alle emergenze migratorie nato dopo la crisi di Ceuta, che secondo la bozza vista da Euractiv potrà essere attivato solo a fronte di criteri definiti in modo stringente e consentirà una flessibilità limitata nel tempo rispetto alle procedure ordinarie. Sul Consiglio di sicurezza europeo la Commissione ha promesso idee senza fornire dettagli operativi, mentre resta aperta la reazione di Mark Rutte alla guida della NATO e di Donald Trump alla Casa Bianca.
