L’UE spinge per limiti social ai minori, ma Paesi Bassi e Spagna chiedono garanzie sui diritti fondamentali

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La Commissione valuta un divieto di accesso sotto i 13 anni con consenso dei genitori per la fascia 13-15, mentre la Francia spinge per i 15 anni e l'Irlanda lavora sui 16. Paesi Bassi e Spagna chiedono una valutazione d'impatto preventiva sui diritti fondamentali e metodi armonizzati di verifica dell'età basati su prove a conoscenza zero.

Bruxelles si prepara a scrivere per la prima volta una regola comune sull’età a cui un ragazzo europeo può aprire un profilo social.

Ursula von der Leyen illustrerà il contenuto del cosiddetto social media delay nel discorso sullo Stato dell’Unione davanti al Parlamento europeo, e fino alle ore precedenti l’intervento la soglia anagrafica resta oggetto di trattativa tra capitali e servizi della Commissione. Il gruppo di esperti incaricato da Palazzo Berlaymont ha raccomandato di intervenire sotto i 13 anni, Parigi chiede da mesi di salire a 15, mentre Dublino, che guida il semestre di presidenza del Consiglio, lavora apertamente sui 16. Un funzionario europeo ha riferito a Euractiv che la presidente sta valutando un divieto generalizzato per gli under 13 accompagnato dall’obbligo di consenso dei genitori nella fascia compresa tra i 13 e i 15 anni, precisando che l’impianto resta in costruzione. Una fonte comunitaria citata dall’AFP descrive invece uno scenario costruito attorno al divieto sotto i 15 anni, con margini di flessibilità per gli adolescenti quando interviene l’autorizzazione familiare. Resta aperta anche l’ipotesi di un annuncio politico immediato, con i dettagli giuridici destinati a comparire in un testo successivo.

Quale età minima per i social in Europa

La differenza tra le due ipotesi ha conseguenze pratiche molto diverse. Fissare la barriera a 13 anni significherebbe recepire una soglia che le piattaforme applicano già per scelta propria, mentre portarla a 15 costringerebbe Meta, ByteDance e gli altri operatori a chiudere o sospendere milioni di account europei attivi, con tutto quello che ne deriva in termini di verifica documentale e contenzioso.

Facebook e Instagram vietano formalmente l’iscrizione ai minori di 13 anni da anni.

La vicepresidente esecutiva della Commissione, Henna Virkkunen, ha già raffreddato le aspettative di chi immagina una serranda calata su tutto. Parlando a Dublino ha escluso l’ipotesi di un blocco indiscriminato e ha descritto un percorso di accesso graduale alle applicazioni più diffuse, da Facebook a Instagram passando per TikTok, X e Snapchat. Il modello che circola nei corridoi prevede obblighi vincolanti e un’applicazione centralizzata a livello europeo per le piattaforme di dimensioni maggiori, sottraendo ai singoli regolatori nazionali il compito di rincorrere aziende globali con strumenti locali. Virkkunen ha aggiunto un giudizio severo sulla lentezza con cui le piattaforme hanno attuato le linee guida già esistenti sui profili sicuri per i minori, ricordando che gli obblighi di tutela sono in vigore da tempo e sono stati onorati con eccessiva calma.

Come funziona la verifica dell’età

Il freno più strutturato arriva dall’Aia e da Madrid. In un documento di posizione depositato venerdì, Paesi Bassi e Spagna hanno dichiarato di preferire una regolamentazione armonizzata sull’età minima, chiedendo però alla Commissione una valutazione d’impatto ex ante sui diritti fondamentali, con attenzione specifica alla libertà di espressione e alla protezione dei dati personali. I due governi insistono su metodi uniformi di verifica dell’età in tutta l’Unione, costruiti preferibilmente su prove a conoscenza zero, una tecnica che consente di dimostrare il superamento di una soglia anagrafica senza rivelare la data di nascita o l’identità di chi naviga. Sistemi differenti, avvertono i due Paesi, rischiano di aprire la strada alla sorveglianza comportamentale e algoritmica degli utenti. Il documento allarga poi il perimetro oltre le piattaforme sociali, includendo videogiochi e chatbot conversazionali in un approccio basato sul rischio, e introduce la possibilità di esentare dall’obbligo i servizi capaci di dimostrare standard di sicurezza adeguati. Amsterdam e Madrid invitano inoltre a usare con prudenza il consenso dei genitori come misura di mitigazione, per le difficoltà applicative e per i rischi aggiuntivi che comporta in termini di riservatezza. Le due capitali arrivano al tavolo con posizioni nazionali distinte, visto che il governo olandese indica i 15 anni e quello spagnolo i 16.

L’app europea per la verifica dell’età, secondo la loro impostazione, dovrebbe limitarsi a confermare il superamento della soglia e nulla di più.

Cosa succede ora al Consiglio UE

La macchina del Consiglio è già in movimento.

Patrick O’Donovan, ministro irlandese della cultura, delle comunicazioni e dello sport, ha annunciato che la presidenza di turno tratterà la proposta con urgenza appena arriverà sul tavolo. Il ministro ha ospitato a Dublino una conferenza e una cena ministeriale dedicate alla protezione dei minori online, occasioni in cui ha sostenuto che un accordo tra gli Stati membri su una qualsiasi soglia segnerebbe il passaggio europeo al concetto di maggiore età digitale. O’Donovan sostiene da tempo la barriera dei 16 anni e ha indicato nel discorso di von der Leyen la scadenza politica decisiva, dichiarando che un numero consistente dei ventisette è disposto a introdurre restrizioni legate all’età.

Sul lavoro che attende Consiglio e Parlamento pesa un precedente recente. Ad agosto il Consiglio costituzionale francese ha bocciato la legge nazionale che vietava l’accesso ai social agli under 15, giudicando la misura troppo ampia e sbilanciata rispetto ai diritti costituzionali degli adolescenti. La stessa verifica di proporzionalità attende il testo europeo nel momento in cui passerà dall’annuncio politico alla procedura legislativa ordinaria.