Con l’EU Kids Act anche i videogiocatori dovranno dimostrare l’età prima di scaricare un gioco

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L'EU Kids Act fissa a 15 anni la soglia per aprire un account social in autonomia e introduce account introduttivi sotto controllo dei genitori per la fascia tra i 13 e i 15 anni. Le piattaforme dovranno verificare l'età alla registrazione con lo strumento europeo di age verification, mentre per i giochi online il controllo scatterà nello store al momento del download.

La soglia dei quindici anni entra nel diritto dell’Unione. La Commissione europea porta sul tavolo l’EU Kids Act, il regolamento che fissa l’età minima per aprire in autonomia un account sui social e che allarga gli obblighi di sicurezza ben oltre il perimetro delle sole piattaforme di socializzazione. La bozza di comunicazione che accompagna la proposta, ottenuta da Euractiv e classificata come riservata fino all’adozione, porta la sigla COM(2026) 680/2 e definisce quel perimetro con una formula sintetica, “Social Media+”, dentro la quale rientrano i social network, le piattaforme di condivisione video, i giochi online con caratteristiche di design rischiose per i minori, i chatbot e i compagni virtuali basati sull’intelligenza artificiale, cioè quegli strumenti capaci di offrire consigli su salute mentale e crescita personale. Restano fuori dal campo di applicazione i servizi progettati per la didattica o gestiti da autorità pubbliche, insieme all’intelligenza artificiale industriale e agli applicativi da ufficio.

Come cambia l’accesso ai social in base all’età

L’impianto pensato a Bruxelles funziona come una scala, con gradini che si allargano via via che il minore cresce.

Per i bambini sotto i tre anni la comunicazione esclude qualsiasi accesso a social o servizi rischiosi, e accompagna l’esclusione con una raccomandazione diretta ai genitori, invitati a privilegiare l’interazione faccia a faccia e a ridurre il proprio tempo davanti allo schermo quando si prendono cura dei figli. Dai tre ai tredici anni la registrazione resta possibile soltanto attraverso account interamente controllati dai genitori, aperti su servizi definiti “child friendly” che rispettino standard di sicurezza calibrati sullo stadio di sviluppo del bambino. La fascia successiva introduce la novità che inciderà di più sulle abitudini quotidiane degli adolescenti italiani, perché tra i tredici e i quindici anni i genitori potranno attivare account introduttivi su social e piattaforme video, profili con funzionalità ridotte in cui la rubrica dei contatti resta limitata ai soli coetanei, il tempo di utilizzo quotidiano viene contingentato e l’attività resta monitorabile attraverso una applicazione dedicata ai tutori.

Dai quindici anni compiuti e fino alla maggiore età la proposta consente la registrazione autonoma, senza autorizzazione dei genitori, dentro ambienti che il regolamento vuole sicuri già nella progettazione. I dati raccolti dalla Commissione spiegano la scelta della soglia. L’Eurobarometro 2026 attribuisce agli adolescenti europei una media di 4,5 ore online nei giorni di scuola e di 6,1 ore nel fine settimana, con un divario marcato legato all’età di ingresso, visto che chi ha iniziato a usare i social prima dei dieci anni dichiara 7,5 ore di schermo nel weekend contro le 5,7 di chi ha cominciato dopo i quattordici.

Verifica dell’età obbligatoria per account e videogiochi

Il capitolo che riguarda più da vicino chi costruisce prodotti digitali è quello sull’accertamento anagrafico. I fornitori di servizi social e di piattaforme di condivisione video dovranno verificare l’età di ogni utente al momento dell’apertura di un nuovo account, appoggiandosi allo strumento europeo di verifica oppure a soluzioni messe a disposizione da autorità pubbliche che garantiscano un livello equivalente di accuratezza, robustezza, tutela della riservatezza e limitata invasività. Gli account già esistenti seguiranno una strada diversa, con controlli proporzionati al posto di una verifica generalizzata: la bozza cita il caso dei profili aperti molti anni prima oppure collegati a una carta di credito intestata al titolare, situazioni in cui la prova indiretta dell’età adulta viene considerata sufficiente.

Per i videogiochi il meccanismo si sposta a monte, perché la raccomandazione d’età diventa obbligatoria per ogni titolo e l’applicazione passa dallo store, con il controllo che scatta nel momento del download. La Commissione prevede inoltre che i servizi social vengano verificati dalle autorità pubbliche prima di essere resi accessibili ai minori.

Quali obblighi di progettazione per le piattaforme

Il testo mette al bando lo scorrimento infinito e le notifiche generate in modo artificiale, insieme ad alcune meccaniche di ricompensa costruite per allungare la permanenza sul servizio.

Gli altri obblighi incidono in profondità sull’architettura dei prodotti. I sistemi di raccomandazione dovranno offrire all’utente la possibilità di scegliere e calibrare i contenuti suggeriti, con l’obiettivo esplicito di evitare gli effetti tunnel e di superare i segnali costruiti unicamente sull’engagement. Le impostazioni predefinite dovranno mantenere privati i contenuti pubblicati, disattivare in partenza le opzioni rischiose e informare i minori in modo comprensibile su quello che stanno attivando. Gli utenti sconosciuti perderanno la possibilità di avviare un contatto diretto fuori dalle connessioni approvate, l’inserimento in un gruppo richiederà un permesso esplicito e il blocco dovrà restare semplice e anonimo. A questo si aggiungono strumenti di segnalazione dei contenuti dannosi, canali di supporto raggiungibili dai ragazzi e controlli parentali adeguati all’età. Per i giochi online, i chatbot e i companion la Commissione immagina impegni su misura in una cornice co-regolatoria, mentre gli store applicativi dovranno applicare classificazioni d’età coerenti e rendere inaccessibili ai minori le app che superano la soglia indicata.

L’architettura sanzionatoria ricalca quella del Digital Services Act e dell’AI Act, con l’onere della prova a carico degli operatori. Le piattaforme e i motori di ricerca di dimensioni molto grandi dovranno presentare un piano di conformità, valutato dalla Commissione entro trenta giorni, e potranno lanciare una nuova funzionalità soltanto dopo parere positivo. Una tassa di vigilanza finanzierà il lavoro di supervisione europeo, mentre i reclami che riguardano i minori o che arrivano dai minori avranno corsia preferenziale. Bruxelles arriva a questo appuntamento dopo avere aperto procedimenti sul design che crea dipendenza nei confronti di ByteDance per TikTok e di Meta per Facebook e Instagram, e dopo l’azione avviata su X per la generazione e la diffusione di materiale pedopornografico attraverso Grok. Diciassette Stati membri stanno intanto preparando o negoziando normative nazionali sull’età minima, un mosaico che la proposta punta a sostituire con regole uniche per ridurre la frammentazione del mercato interno. Nelle conclusioni la comunicazione affida ai genitori il compito di crescere i bambini europei, tenendo gli algoritmi fuori da quel ruolo. Il documento resta una bozza soggetta a modifiche fino alla presentazione ufficiale, dopo la quale si aprirà il negoziato con il Parlamento europeo e il Consiglio.