Una bozza di legge da 269 pagine è arrivata alla Camera dei Rappresentanti americana con un obiettivo preciso: impedire ai singoli Stati di legiferare autonomamente sullo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale per un periodo di tre anni, concentrando questa funzione nelle mani del governo federale. A presentarla, il 4 giugno 2026, sono stati il deputato repubblicano Jay Obernolte della California e la democratica Lori Trahan del Massachusetts, affiancati da altri quattro colleghi bipartisan. Il testo, denominato “Great American Artificial Intelligence Act of 2026”, stabilisce che nessuno Stato o suddivisione politica americana potrà adottare, mantenere in vigore o far rispettare norme che regolamentino specificamente lo sviluppo di modelli AI, lasciando tuttavia aperta la strada a interventi statali sugli utilizzi concreti della tecnologia.
Il contesto in cui nasce la proposta
La bozza non arriva nel vuoto. Si inserisce in una settimana particolarmente densa per la politica americana sull’intelligenza artificiale, che ha visto accumularsi tre iniziative distinte in pochi giorni. Il 2 giugno Trump aveva firmato un ordine esecutivo che introduce un meccanismo volontario di pre-valutazione dei modelli AI più avanzati, affidato alla National Security Agency entro una finestra di 30 giorni prima del rilascio pubblico. Il testo esclude esplicitamente qualsiasi forma di licenza obbligatoria o preclearance governativa. OpenAI ha risposto con una proposta alternativa: valutazioni obbligatorie, affidate però al Center for AI Standards and Innovation, un ufficio civile del National Institute of Standards and Technology sotto il Dipartimento del Commercio, non a un’agenzia di sicurezza nazionale. Il CEO Sam Altman era diretto a Washington mentre il documento veniva pubblicato.
Tre posizioni diverse in pochi giorni, quindi, su uno stesso problema: chi deve valutare i modelli AI prima che arrivino sul mercato, con quali strumenti e con quale grado di obbligatorietà.
La proposta Obernolte-Trahan risponde anche a una sollecitazione esplicita della Casa Bianca. A marzo l’amministrazione aveva invitato il Congresso a introdurre una normativa capace di prevalere sulle regolamentazioni statali in materia di AI, indicando la necessità di un quadro unitario per proteggere la competitività americana rispetto alla Cina. Il disegno di legge segue quella direzione, ampliando il perimetro: oltre alla preemption triennale, il testo tocca la governance dei modelli di frontiera, la cybersecurity, la raccolta di dati sugli impatti occupazionali dell’AI e gli investimenti in ricerca e sviluppo.
Chi approva e chi si oppone
Le reazioni si sono divise lungo una linea prevedibile. L’Information Technology Industry Council, che rappresenta molte delle principali aziende del settore tecnologico, ha accolto la proposta con favore, sottolineando la necessità di uno standard nazionale che consenta sviluppo e adozione responsabili dell’AI sull’intera economia americana. Sul fronte opposto, Public Citizen ha definito il provvedimento disastroso, evidenziando come affidi il controllo dell’intelligenza artificiale quasi esclusivamente a un governo federale che finora non ha saputo introdurre tutele reali per i cittadini.
Le critiche di Public Citizen riguardano anche i contenuti assenti: il testo non affronta la discriminazione algoritmica nei processi di selezione del lavoro, le frodi online facilitate da sistemi AI, né la crescente concentrazione del mercato nelle mani di un numero ristretto di operatori. Sono lacune che, secondo l’organizzazione, non possono essere compensate da un framework federale che, nel frattempo, ha sostituito le leggi statali nel frattempo in via di sviluppo in California, New York e Illinois. La tensione è emersa anche all’interno del Partito Democratico: un gruppo di deputati designato dalla leadership per negoziare sui temi AI ha preso pubblicamente le distanze dalla bozza, affermando in una nota congiunta che la proposta non è all’altezza della portata del momento. Trahan ha precisato che si tratta di un “discussion draft”, uno strumento pensato per raccogliere osservazioni da stakeholder, esperti e opinione pubblica prima della presentazione formale in Congresso. Obernolte ha aggiunto che l’obiettivo è rafforzare il testo prima che venga depositato ufficialmente.
La posta in gioco per il mercato digitale
La preemption triennale è la parte più contestata, e probabilmente quella con le conseguenze più dirette per chi sviluppa o adotta sistemi AI in ambito professionale.
Negli ultimi anni diversi Stati americani avevano iniziato a costruire propri quadri normativi per la sicurezza dei modelli AI, spesso più dettagliati e vincolanti di quanto il governo federale fosse disposto a fare. California, New York e Illinois avevano adottato o stavan approvando leggi che obbligavano le aziende a test di sicurezza prima del rilascio pubblico dei sistemi. Con la preemption triennale, quelle norme verrebbero sospese, lasciando un campo normativo di fatto libero da obblighi concreti sullo sviluppo per almeno tre anni. Il confronto con l’approccio europeo è inevitabile: l’AI Act dell’Unione Europea classifica i sistemi per livello di rischio e impone obblighi proporzionati, con sanzioni fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale per le violazioni più gravi. Un’asimmetria regolatoria di questa portata produce effetti pratici per qualsiasi azienda che operi su entrambi i mercati, dalla gestione della conformità alla progettazione dei prodotti, fino alle scelte di investimento in sicurezza e trasparenza dei sistemi.
Obernolte ha inquadrato la proposta come risposta alla rapidità con cui avanza una tecnologia che il Congresso americano fatica da anni a regolamentare in modo organico. Le grandi società tech si sono sempre opposte a vincoli troppo stringenti, ma le difficoltà legislative non sono imputabili solo alla pressione delle lobby: il tema è tecnicamente complesso, politicamente divisivo e in rapida evoluzione. La bozza è aperta ai commenti pubblici prima della presentazione formale, il che lascia aperto uno spazio di modifica su alcuni dei punti più controversi.
