Centomila dollari al mese per leggere Trump prima degli altri, due testate lo portano in tribunale

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Due organizzazioni giornalistiche statunitensi hanno citato Donald Trump davanti a una corte federale di New York per fermare il servizio che vende fino a 100.000 dollari al mese l'accesso anticipato ai post di dieci account su Truth Social. Il ricorso invoca le garanzie costituzionali sulla libertà di stampa e sulla parità di trattamento, e chiede di vietare la diffusione esclusiva di annunci ufficiali di governo sulla piattaforma di cui il presidente detiene il 41,3% attraverso un trust revocabile.

Una testata investigativa online statunitense e un’associazione americana per la libertà di stampa hanno chiesto a una corte federale di New York di fermare la vendita di accesso anticipato ai messaggi che Donald Trump pubblica su Truth Social. Il ricorso, depositato mercoledì, prende di mira un servizio in abbonamento che consegna i post di dieci profili selezionati con un margine di vantaggio misurabile in frazioni di secondo rispetto al resto del pubblico, e chiede al giudice di vietare alla Casa Bianca la diffusione esclusiva di annunci ufficiali su quel canale finché il feed resterà a pagamento.

Come funziona il servizio a pagamento sulla piattaforma di Trump

Il prodotto si chiama Truth API ed è operativo dal 1° agosto. A gestirlo è la società editrice della piattaforma, quotata al Nasdaq, che lo presenta come il canale più rapido per ricevere i contenuti pubblicati dai dieci account più influenti del social. L’abbonamento arriva a centomila dollari al mese e il pacchetto comprende il profilo presidenziale insieme a quelli del vicepresidente, del segretario alla Salute, del direttore della polizia federale e dell’account istituzionale della Casa Bianca. Il destinatario naturale di un’offerta del genere è il mondo delle società di trading algoritmico, che costruisce interi modelli operativi sulla capacità di reagire a un’informazione prima degli altri, e la stessa azienda ha promosso il servizio parlando apertamente di contenuti capaci di muovere i mercati.

Durante la conferenza sui risultati trimestrali di lunedì l’amministratore delegato ad interim ha descritto il vantaggio degli abbonati come la possibilità di ricevere le notizie in anticipo di una frazione di secondo.

Quali garanzie costituzionali vengono invocate nel ricorso

L’impianto giuridico dell’atto poggia su due architravi della Costituzione americana.

Il primo riguarda la libertà di stampa e il diritto di chiunque ad accedere nello stesso momento agli annunci del capo dell’esecutivo. Secondo i ricorrenti manca qualsiasi interesse pubblico legittimo che giustifichi la rivendita di quelle comunicazioni a soggetti privati paganti, mentre esiste un beneficio economico diretto per il presidente su ogni abbonamento sottoscritto. Nell’atto il servizio viene definito profondamente corrotto. Il secondo pilastro chiama in causa le clausole sul giusto processo e sulla parità di trattamento, perché l’accesso preferenziale finisce riservato a chi versa cifre che i legali dei ricorrenti giudicano irragionevoli, con un criterio di selezione fondato sulla sola disponibilità economica.

L’associazione che promuove il ricorso lamenta il rischio di veder compromessa la propria attività di raccolta sistematica dei messaggi presidenziali, sulla quale costruisce un proprio prodotto editoriale. La testata sostiene invece di trovarsi svantaggiata sulle notizie che vivono di tempestività. Il capo dei legali che assiste entrambe ha osservato che un governo non può fissare criteri arbitrari di accesso alle informazioni pubbliche.

Il nodo della partecipazione azionaria del presidente

Trump controlla il 41,3% della società editrice attraverso un trust revocabile, per un valore stimato intorno ai 950 milioni di dollari sulla base dei dati di mercato, e il figlio maggiore siede nel consiglio di amministrazione sovrintendendo al trust. Nell’atto compare un dato che i ricorrenti usano per qualificare come sostanzialmente governativi i contenuti in questione: dei nove-undicimila messaggi pubblicati o rilanciati durante il secondo mandato, una quota consistente non ha mai avuto un corrispondente comunicato ufficiale della Casa Bianca. Tra i convenuti figurano altri funzionari dell’amministrazione, mentre la società editrice resta estranea al procedimento. Un suo portavoce ha replicato che numerose piattaforme e testate, molte delle quali già vendono abbonamenti, ridistribuiscono da tempo le comunicazioni presidenziali, e ha parlato di attivisti che tentano di usare i tribunali per censurare il presidente danneggiando gli azionisti. Il contenzioso segue di due settimane la lettera con cui due senatori democratici hanno sollecitato l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari a verificare se il servizio incida sull’integrità degli scambi, sfiorando i divieti in materia di insider trading e manipolazione. L’autorità, oggi composta da tre commissari tutti di nomina repubblicana, ha confermato di aver ricevuto la lettera senza chiarire se aprirà un’istruttoria.

Secondo Reuters, la Casa Bianca non ha risposto alle richieste di commento.