La Francia dovrà riscrivere il divieto di accesso ai social network per i minori di 15 anni. Il Conseil constitutionnel ha dichiarato incostituzionale la disposizione centrale della legge approvata dal Parlamento, ritenendo che la misura imponesse una restrizione eccessiva alla libertà di comunicazione e di espressione.
La decisione non mette in discussione l’obiettivo perseguito dal legislatore, cioè la protezione dei minori dai rischi legati all’utilizzo delle piattaforme digitali. A essere censurato è il modo in cui quella tutela era stata costruita: attraverso un divieto generale, applicabile indistintamente a tutti gli utenti sotto i 15 anni e a servizi molto diversi tra loro.
Cosa prevedeva la legge
La norma introduceva il divieto di accesso ai social network per tutti i minori di 15 anni. Per rendere effettiva la misura, le piattaforme avrebbero dovuto verificare l’età degli utenti e impedire la registrazione o l’accesso a chi non avesse raggiunto la soglia prevista.
Il sistema era stato pensato come una risposta ai rischi sempre più discussi legati all’uso dei social da parte di bambini e adolescenti: dipendenza, esposizione a contenuti dannosi, cyberbullismo e meccanismi di raccomandazione capaci di aumentare il tempo trascorso sulle piattaforme.
La legge adottava però una soglia unica, senza distinguere tra le diverse età dei minori, le caratteristiche delle piattaforme e le modalità concrete di utilizzo. Un bambino di otto anni e un ragazzo prossimo ai quindici sarebbero stati sottoposti allo stesso divieto.
Perché la Corte ha bocciato la misura
Il Conseil constitutionnel ha riconosciuto che la protezione dei minori costituisce un obiettivo legittimo, ma ha richiamato allo stesso tempo la libertà di comunicazione garantita dall’articolo 11 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789.
Secondo i giudici, l’accesso ai servizi online rappresenta oggi anche uno degli strumenti attraverso cui le persone ricevono informazioni, comunicano, esprimono opinioni e partecipano alla vita sociale. Per questo una limitazione generalizzata dell’accesso ai social incide direttamente sulla libertà di espressione, anche quando riguarda utenti minorenni.
La questione centrale è stata quindi quella della proporzionalità. La Corte ha ritenuto che il divieto, così come formulato, non fosse sufficientemente adeguato, necessario e proporzionato rispetto all’obiettivo perseguito.
Tra gli elementi considerati vi è il carattere generale della misura, applicata a piattaforme e servizi differenti senza una valutazione specifica dei rischi. La norma non introduceva inoltre distinzioni legate all’età e al grado di maturità del minore e lasciava uno spazio molto limitato alla valutazione dei genitori.
Un ulteriore problema riguarda la verifica dell’età. Per impedire l’accesso ai minori di 15 anni, infatti, sarebbe stato necessario verificare l’età di tutti gli utenti, compresi gli adulti. Secondo il Conseil constitutionnel, la legge non definiva con sufficiente precisione le modalità e le garanzie necessarie per evitare un’ingerenza eccessiva nella vita privata.
Cosa succede adesso
La decisione non stabilisce che un divieto di accesso ai social per i minori sia in assoluto incompatibile con la Costituzione francese. Stabilisce invece che una misura di questo tipo deve essere costruita in modo più preciso e superare un rigoroso giudizio di proporzionalità.
Il governo francese potrà quindi intervenire nuovamente, introducendo una disciplina più articolata: distinguendo tra diverse piattaforme e funzionalità, prevedendo sistemi di verifica dell’età accompagnati da maggiori garanzie per la privacy e valutando misure meno invasive rispetto a un divieto assoluto.
La decisione apre così un nuovo capitolo nel dibattito europeo sulla protezione dei minori online. La questione non è più soltanto se limitare l’accesso dei ragazzi ai social network, ma fino a che punto lo Stato possa comprimere un diritto fondamentale per proteggerli e quali obblighi debbano invece essere imposti direttamente alle piattaforme, intervenendo sugli algoritmi, sui sistemi di raccomandazione e sulle funzionalità progettate per aumentare il coinvolgimento degli utenti.
