Trump firma un memorandum che autorizza il settore privato a lanciare attacchi informatici

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Un memorandum presidenziale statunitense autorizza aziende di cybersicurezza selezionate a condurre operazioni di sorveglianza e di attacco contro organizzazioni criminali transnazionali straniere, sotto il controllo del dipartimento della Giustizia e del dipartimento della Sicurezza interna.

Le imprese private di cybersicurezza statunitensi potranno manipolare, degradare, interrompere e distruggere le reti informatiche di organizzazioni criminali straniere lavorando per conto del governo federale. Lo stabilisce un memorandum presidenziale sulla sicurezza nazionale firmato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 12 agosto 2026 con il titolo Expanding Capabilities to Combat Transnational Cyber-Enabled Crime. Il testo incarica il National Coordination Center, struttura nata all’interno della task force per la sicurezza interna, di costruire un programma che selezioni le società ammesse e ne autorizzi caso per caso le operazioni contro i gruppi criminali che colpiscono cittadini e imprese americane dall’estero.

Cosa prevede il programma per le aziende autorizzate

Le attività ammesse rientrano in due categorie definite dal documento, le operazioni di sorveglianza informatica e le operazioni a effetto.

La prima categoria copre le azioni necessarie a raccogliere informazioni, comprese manipolazioni o interruzioni temporanee che evitino conseguenze fisiche sulle infrastrutture. La seconda arriva molto più in là e comprende manipolazione, interruzione, negazione, degrado e distruzione di reti, sistemi informativi, sistemi di controllo industriale e dei dati che vi risiedono. Per accedere al programma le aziende dovranno superare una procedura di vaglio e firmare contratti con il dipartimento della Giustizia o con il dipartimento della Sicurezza interna, che esprimono i due direttori esecutivi posti al vertice della catena autorizzativa. Resta vietata qualsiasi azione capace di provocare la perdita di vite umane o lesioni gravi, mentre le società partecipanti potranno stipulare accordi commerciali con altri soggetti privati per scambiarsi informazioni sulle minacce.

Perché si parla di ritorno della guerra di corsa

Il presupposto economico compare senza giri di parole nel memorandum e nella scheda informativa diffusa dall’amministrazione, che quantifica in oltre 20,8 miliardi di dollari le perdite denunciate dai consumatori americani nel 2025 per crimini abilitati dalla rete, con una crescita del 26 per cento sull’anno precedente. Ransomware, estorsioni a sfondo sessuale, truffe sentimentali costruite per svuotare i conti e frodi finanziarie arrivano da giurisdizioni dove le forze di polizia statunitensi restano senza strumenti operativi. Il provvedimento sviluppa l’ordine esecutivo 14390 del 6 marzo 2026, che aveva impostato la risposta federale al cybercrime lasciando aperta la questione dell’ingaggio dei privati.

Un formatore in materia di risposta agli incidenti presso l’agenzia federale statunitense per la cybersicurezza, Jeff Gray, ha scritto che gli Stati Uniti hanno appena resuscitato la guerra di corsa in versione digitale.

Il richiamo va alle patenti di corsa dei secoli diciassettesimo e diciottesimo, documenti che autorizzavano capitani privati ad assaltare navi mercantili straniere e distinguevano i corsari dai pirati. Lo stesso Gray ammette l’imperfezione del parallelo, visto che la Costituzione americana affida quel potere al Congresso, e prevede un aumento degli attacchi nel breve periodo insieme a un adattamento tattico degli avversari. Sul fronte delle minacce, il rapporto annuale di una società di sicurezza informatica americana, CrowdStrike, ha registrato una crescita dell’89 per cento degli attacchi assistiti dall’intelligenza artificiale nel 2025.

Dai contractor sul campo agli operatori cyber privati

La decisione si inserisce in un percorso che avvicina progressivamente chi scrive software e chi conduce operazioni reali. In Ucraina gli ingegneri di un produttore di droni statunitense, Shield AI, lavorano accanto ai militari per modificare i sistemi sulla base degli attacchi elettronici subiti. Un’azienda spaziale privata, SpaceX, gestisce direttamente i satelliti che collegano le truppe americane invece di lasciarne il controllo al personale in uniforme, mentre durante la prima amministrazione Trump il Pentagono aveva pagato una società di tecnologie per la difesa, Anduril, perché aggiornasse e mantenesse i droni schierati con le forze speciali. Lo scorso aprile il comando militare statunitense per il Medio Oriente ha affidato allo stesso produttore di droni un contratto per servizi di intelligence, sorveglianza e ricognizione, con la formula che lascia al fornitore la proprietà e la conduzione dei mezzi.

Il quadro europeo si muove su binari opposti. Nell’ordinamento italiano e in quello degli altri Paesi dell’Unione la reazione offensiva contro l’infrastruttura di un attaccante resta penalmente rilevante anche quando l’azienda agisce dopo aver subito un attacco, e il perimetro operativo delle società di sicurezza si ferma alla difesa, alla resilienza e alla collaborazione con le autorità pubbliche.