Macron scrive a von der Leyen, la richiesta è vietare i social a chi ha meno di 15 anni

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Il presidente francese ha inviato il 29 agosto una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere un divieto europeo di accesso ai social network per i minori di 15 anni. La richiesta arriva dopo la bocciatura della legge francese da parte del Consiglio costituzionale, a pochi giorni dal discorso sullo stato dell'Unione del 16 settembre.

Dopo le difficoltà incontrate con la legge nazionale, il presidente Macron alza il livello dell’attenzione sulla protezione dei minori coinvolgendo l’Europa con una specifica richiesta recapitata alla Commissione. Emmanuel Macron ha scritto a Ursula von der Leyen il 29 agosto, chiedendo alla Commissione europea di introdurre un nuovo testo legislativo capace di vietare l’accesso ai social network a tutti i minori di 15 anni in ogni Stato membro. La richiesta arriva mentre la Francia lavora già a una versione riveduta della propria legge, bocciata poche settimane prima dal Consiglio costituzionale.

Il contenuto della richiesta di Macron

Il presidente francese motiva la richiesta ricordando le architetture pensate per trattenere l’attenzione dei più giovani. Vi aggiunge la scarsa efficacia dei controlli sull’età degli account e l’esposizione dei minori a contenuti pornografici, elementi che secondo lui rendono ormai necessario un intervento comune anziché iniziative frammentate tra i singoli Paesi.

Von der Leyen aveva già anticipato a luglio l’intenzione di intervenire sull’accesso dei minori ai social a livello europeo, basandosi sul rapporto di due esperti incaricati dalla Commissione di valutare rischi e soluzioni possibili. Quel documento suggeriva un sistema differenziato per fasce d’età, con un accesso vietato sotto i tredici anni e restrizioni che si allentano progressivamente crescendo, fino a servizi definiti sicuri per progettazione accessibili anche ai più giovani. Macron chiede una misura più netta, che tagli fuori dai social chiunque abbia meno di quindici anni senza distinzioni legate al tipo di piattaforma o al livello di rischio effettivo. La differenza tra le due impostazioni riguarda anche il margine lasciato alle piattaforme: il modello a fasce permette di dimostrare la sicurezza dei propri servizi, mentre un divieto generalizzato esclude in partenza questa possibilità. Bruxelles dovrà scegliere quale delle due strade seguire nella proposta legislativa attesa dopo la pausa estiva, un passaggio che secondo alcuni funzionari europei potrebbe essere anticipato proprio nel discorso sullo stato dell’Unione del 16 settembre a Strasburgo.

Le ragioni della censura francese

Il Consiglio costituzionale francese aveva bocciato il 14 agosto l’articolo cardine della legge nazionale, giudicandolo sproporzionato rispetto alla libertà di espressione dei minori.

I giudici costituzionali hanno riconosciuto la legittimità dell’obiettivo, richiamando l’interesse superiore del minore e la prevenzione dei rischi legati all’ordine pubblico come valori capaci di giustificare limiti all’accesso dei più giovani. Hanno però censurato il perimetro della norma, calcato sulle definizioni di servizio di social network previste dal Digital Markets Act e dal Digital Services Act, ritenendolo troppo ampio e capace di colpire anche piattaforme collaborative o educative mai considerate pericolose per i minori.

Il secondo motivo di censura riguarda la verifica dell’età, il nodo che ha finito per pesare di più sull’intera impalcatura normativa francese. La legge imponeva alle piattaforme di accertare l’età di ogni utente senza però fissare garanzie legali sufficienti a tutelare la vita privata di chi si sottopone al controllo, lasciando aperta la possibilità che dati sensibili sull’identità o sulle abitudini dei minori finissero raccolti o conservati oltre il necessario. Diversi osservatori giuridici hanno segnalato che la divergenza tra le esigenze del Digital Services Act e quelle del regolamento generale sulla protezione dei dati, mai risolta dal legislatore francese, resta un rischio concreto per qualunque testo nazionale o europeo che affronti il tema senza una cornice tecnica condivisa. La Commissione europea, da parte sua, ha già presentato un’applicazione di verifica dell’età basata su tecniche a conoscenza zero, pensata proprio per dimostrare che un utente ha l’età richiesta senza trasmettere dati personali alla piattaforma.

Le opzioni sul tavolo della Commissione europea

La lettera di Macron arriva in un momento in cui la pressione sui governi nazionali si è fatta più intensa, con Francia, Germania, Spagna, Danimarca e Grecia che hanno già introdotto restrizioni proprie sull’accesso dei minori ai social, spesso senza attendere una cornice comune europea. Fuori dai confini dell’Unione, l’Australia ha aperto la strada nel 2024 con l’Online Safety Amendment, la norma che vieta agli under 16 di aprire account sulle principali piattaforme ed è entrata in vigore nel dicembre 2025, mentre il Regno Unito prepara un divieto analogo per gli under 16 in arrivo nella primavera del 2027. Von der Leyen ha citato più volte il modello australiano come riferimento possibile per l’Europa, pur senza sciogliere la scelta tra un divieto pieno e un sistema differenziato per fasce d’età. Il quadro legale resta indefinito, e diversi funzionari europei interpellati da agenzie internazionali hanno confermato che nessuna decisione formale è stata ancora presa sul contenuto della proposta. Le pressioni sulla Commissioni sono sempre più alte considerando anche le richieste provenienti da 52 parlamentari europei, appartenenti a cinque gruppi diversi, che hanno chiesto sanzioni immediate per Meta, con un’applicazione rigida del DSA; anche alla luce dell’accorso che la stessa società di Zuckerberg ha chiuso negli Usa per evitare un processo che stava diventando davvero insidioso, accettando tutta una serie di accorgimenti a tutela dei minori che si chiede adesso vengano applicate anche in Europa.