NYT e Economist si uniscono alla coalizione per fermare l’uso gratuito dei contenuti per addestrare l’AI

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New York Times, AFP, Economist e Atlantic sono tra gli oltre quaranta nuovi membri di SPUR, la coalizione nata a Londra a febbraio che ora riunisce più di ottanta editori e associazioni in oltre venti Paesi. Il gruppo ha pubblicato il 2 ottobre il Content Telemetry Standard, un protocollo open source con cui agenti e sviluppatori di modelli di IA registrano quando un contenuto giornalistico viene recuperato, usato come base di una risposta, citato o mostrato all’utente.

Il New York Times, l’Agence France-Presse, l’Economist e l’Atlantic hanno scelto di entrare in SPUR, la coalizione di editori che lavora a regole comuni per misurare il modo in cui i sistemi di intelligenza artificiale utilizzano il giornalismo. Con questo ingresso la sigla, che sta per Standards for Publisher Usage Rights, accoglie in un colpo solo oltre quaranta nuovi aderenti e raddoppia la propria base, arrivando a più di ottanta tra testate e associazioni di categoria distribuite in oltre venti Paesi.

Chi sono i nuovi membri della coalizione SPUR

Accanto ai grandi nomi statunitensi e all’agenzia francese, il nuovo gruppo comprende ITV News, l’Observer, il quotidiano sportivo L’Equipe, Radio France, la Neue Zürcher Zeitung, la federazione tedesca degli editori di giornali BDZV e l’Alleanza europea delle agenzie di stampa. Il raggio dell’iniziativa si allarga ben oltre il continente europeo, perché hanno aderito anche le associazioni nazionali degli editori di Brasile, Argentina, Messico e Giappone, insieme a organismi internazionali come la Inter American Press Association e l’INMA. Nell’elenco diffuso da WAN-IFRA, che della coalizione è partner strategico, non figurano invece testate italiane.

Per Ezra Eeman, che in WAN-IFRA guida l’area dedicata all’intelligenza artificiale, l’aumento delle adesioni conferma un consenso crescente attorno a regole eque sull’uso del giornalismo da parte delle aziende del settore.

Come funziona lo standard per tracciare l’uso dei contenuti

La coalizione era stata presentata a Londra a febbraio da BBC, Financial Times, Guardian Media Group, Sky News e Telegraph Media Group, ai quali si sono poi affiancati come soci fondatori il gruppo belga Mediahuis e la francese CMA Media. A giugno, durante il congresso mondiale degli editori a Marsiglia, era arrivata una prima ondata di trenta adesioni, mentre a luglio l’Associated Press ha assunto a sua volta il ruolo di socio fondatore.

Il lavoro tecnico della coalizione ruota attorno al Content Telemetry Standard, la cui versione 1.0 è stata pubblicata il 2 ottobre dopo che una bozza diffusa a giugno era stata sottoposta a consultazione pubblica tra editori, aziende tecnologiche e operatori dei media. Il testo definisce un protocollo open source con un linguaggio comune che permette agli agenti di intelligenza artificiale e a chi sviluppa modelli di registrare e comunicare agli editori ogni occasione in cui un contenuto viene recuperato, usato come fondamento di una risposta, citato, mostrato all’utente oppure fatto oggetto di interazione su una piattaforma terza. Grazie a questo meccanismo l’utilizzo di un articolo diventa tracciabile sia nella fase che precede la firma di un accordo di licenza sia in quella successiva, quando occorre verificare che i termini pattuiti vengano rispettati. Il cofondatore di SPUR David Buttle ha presentato il protocollo come una base condivisa su cui costruire i futuri contratti di licenza, così che chiunque operi lungo la filiera adoperi la stessa terminologia. Insieme alla versione 1.0 la coalizione ha annunciato la nascita del Licensing Advisory Board, un organismo consultivo a cui si accede su invito e che riunirà chi gestisce l’infrastruttura tecnica tra editori e sistemi di IA insieme a chi acquista, o intende acquistare, licenze sui contenuti giornalistici. Sono già operativi gruppi di lavoro che si occupano, tra le altre cose, dell’accuratezza delle prove e degli identificativi assegnati ad agenti e contenuti. Anche in Australia gli editori erano andati allo scontro con le Big Tech, così come Byte aveva raccontato.

Cosa cambia per il copyright e per gli editori

Sul piano giuridico SPUR non concede licenze collettive e lascia a ogni editore piena libertà nelle trattative commerciali con le aziende tecnologiche.

Il protocollo lascia invariati il diritto d’autore, le eccezioni previste dalla direttiva europea per l’estrazione di testo e dati, il meccanismo di riserva dei diritti e gli obblighi che l’AI Act impone ai fornitori di modelli per finalità generali, ma può produrre le prove necessarie per farli valere. Le cause aperte negli Stati Uniti, a partire da quella del New York Times contro OpenAI e Microsoft, servono a stabilire se un certo impiego dei testi sia lecito, mentre la telemetria interviene su un problema che viene prima, legato al fatto che spesso l’editore ignora dove e con quale frequenza i suoi articoli vengano utilizzati dai sistemi generativi. Rebecca Grossman-Cohen, responsabile delle partnership strategiche del Times, ha sostenuto che tutela della proprietà intellettuale e progresso tecnologico possono e devono convivere. Fabrice Fries, presidente dell’AFP, ha ricordato da parte sua che ogni giorno milioni di persone si rivolgono agli assistenti di IA per ottenere informazioni raccolte e verificate dai giornalisti delle agenzie. L’efficacia del sistema dipende dall’adesione dei laboratori, perché senza registrazioni affidabili dal lato dei modelli i dati restano incompleti. Secondo quanto riportato da Digiday, la coalizione ha invitato OpenAI, Anthropic, Google, Meta e Microsoft a contribuire allo sviluppo dello standard e a entrare nel Licensing Advisory Board.