L’Europa costruisce il suo scudo satellitare da 15,6 miliardi per non dipendere da Starlink

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Il consorzio SpaceRISE guiderà la costruzione di IRIS2, la costellazione da 342 satelliti pensata come alternativa europea alle reti satellitari extra-UE. Hispasat gestirà il segmento terrestre con un contratto superiore a 1,6 miliardi di euro, su un investimento complessivo di 15,6 miliardi e primi lanci previsti nel 2029

Bruxelles ha definito il piano di sviluppo di IRIS2, la costellazione satellitare sicura con cui l’Unione europea punta a ridurre la dipendenza da reti controllate da operatori extra comunitari come Starlink. L’accordo tra Commissione europea, Agenzia spaziale europea e consorzio SpaceRISE porta il programma dalla fase di progettazione a quella di realizzazione vera e propria, con un investimento complessivo che raggiunge 15,6 miliardi di euro e 342 satelliti previsti tra orbita bassa e orbita media. I primi lanci sono fissati per il 2029, mentre l’entrata in servizio della rete è attesa per l’anno successivo.

Cosa prevede l’accordo firmato a Bruxelles

Hispasat, controllata dal gruppo spagnolo Indra, guiderà il segmento terrestre dell’intera costellazione con un contratto che supera 1,6 miliardi di euro. Il ruolo assegnato all’azienda comprende antenne, centri di controllo e collegamenti alle reti terrestri per tutti gli strati orbitali del sistema, oltre alla gestione dei siti dove sorgeranno queste infrastrutture. Hispasat guiderà anche lo strato di orbita bassissima, quello sotto i 750 chilometri di altitudine, pensato per la connettività diretta verso i dispositivi mobili e verso l’Internet delle cose, con un investimento aggiuntivo fino a 600 milioni di euro per ottenere diritti di sfruttamento su orbite non geostazionarie di interesse strategico. Il finanziamento complessivo del programma segue un modello pubblico-privato: i tre membri di SpaceRISE, Eutelsat, Hispasat e SES, mettono sul piatto fino a 4 miliardi di euro, mentre 11,6 miliardi arrivano da fondi pubblici della Commissione europea e dell’Agenzia spaziale europea. Il presidente di Hispasat, Pedro Duque, ha definito il progetto un contributo decisivo della Spagna all’autonomia strategica europea nelle comunicazioni satellitari, richiamando anche il Programma speciale di modernizzazione da 2 miliardi di euro appena annunciato dal governo spagnolo per rafforzare le proprie capacità satellitari nazionali, incluse quelle di interesse per la difesa.

Quale ruolo per l’industria italiana

Sui documenti diffusi finora mancano i dettagli sulla ripartizione dei contratti tra i paesi membri e sulla dipendenza da componenti prodotti fuori dall’Unione europea. Per l’Italia la partita riguarda soprattutto la quota che potrebbe toccare a Leonardo, Telespazio e Thales Alenia Space, insieme alle piccole e medie imprese della filiera spaziale nazionale, in un programma che Bruxelles presenta come terzo pilastro della propria strategia spaziale dopo Copernicus e Galileo. Il rischio, per chi segue da vicino il settore, è che l’Italia finanzi la sovranità digitale europea attraverso il proprio contributo ai fondi comunitari senza ottenere in cambio una quota adeguata di commesse industriali dirette.

Il presidente di Hispasat, Pedro Duque, ha collegato il ruolo dell’azienda nel progetto al rilancio del settore industriale spagnolo ed europeo, in un momento definito geopoliticamente critico per le comunicazioni sicure. In ogni caso il progetto può segnare l’avvio di politiche più incisive per rafforzare la posizione europea in una corsa che sta aumentando la sua velocità di giorno in giorno.