Guerra commerciale Usa-Cina, Pechino limita sette imprese americane e frena i droni verso gli Stati Uniti

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Il ministero del Commercio cinese vieta le transazioni con sette soggetti statunitensi e sottopone a controlli più severi le esportazioni di droni e componenti verso gli Stati Uniti. La misura segue le restrizioni imposte da Washington a operatori delle telecomunicazioni, laboratori di test, robot umanoidi e inverter cinesi, oltre all'aggiunta di 43 aziende cinesi alla lista dello Uyghur Forced Labor Prevention Act.

La Cina ha varato una raffica di contromisure contro gli Stati Uniti che allargano il fronte dello scontro tecnologico dai prodotti fisici alle strutture che ne certificano la conformità. Il ministero del Commercio di Pechino ha vietato a organizzazioni e cittadini cinesi di concludere transazioni o avviare collaborazioni con sette soggetti statunitensi, mentre ha reso più severo l’esame delle licenze per le esportazioni verso gli Usa di droni, componenti essenziali e tecnologie già sottoposte ai controlli cinesi sui beni a duplice uso. La mossa segue una serie di provvedimenti americani riguardanti operatori delle telecomunicazioni cinesi, laboratori di prova, droni, robot umanoidi e inverter, oltre all’inserimento di 43 aziende cinesi nella lista prevista dallo Uyghur Forced Labor Prevention Act.

Le sanzioni cinesi contro sette aziende statunitensi

Tra i soggetti colpiti figura Compliance Testing LLC, società con sede in Arizona che offre servizi di laboratorio e certificazione tecnica per dispositivi elettronici e apparecchiature per le telecomunicazioni.

Pechino accusa l’azienda di aver sostenuto le iniziative della Federal Communications Commission ritenute lesive della sovranità cinese, in particolare la procedura accelerata approvata ad aprile per i dispositivi testati in laboratori statunitensi o in Paesi che assicurano condizioni di reciprocità, insieme alla proposta di non riconoscere più laboratori e organismi di certificazione con sede in Stati privi di accordi equivalenti con Washington. Il divieto di collaborazione riguarda anche altre sei organizzazioni: Applied DNA Sciences, Stratum Reservoir, Altana Technologies, Responsible Business Alliance, Verité Group e Human Rights in China. Diverse di queste realtà lavorano sulla tracciabilità delle catene di approvvigionamento e sulla valutazione dei rischi legati alle condizioni di lavoro, e vengono accusate da Pechino di aver appoggiato le sanzioni statunitensi collegate allo Xinjiang. Gli atti pubblicati dal governo cinese non prevedono congelamenti patrimoniali né divieti di viaggio, ma impediscono a imprese e cittadini cinesi qualsiasi rapporto economico o forma di cooperazione con i soggetti elencati, con effetti diretti sulla possibilità di condurre verifiche indipendenti all’interno delle filiere produttive nel Paese.

Le nuove regole sulle esportazioni di droni verso gli Stati Uniti

Le esportazioni cinesi verso gli Usa di droni, componenti chiave e tecnologie collegate saranno da ora valutate rigorosamente caso per caso. La misura non comporta un blocco generalizzato delle spedizioni, ma elimina l’accesso alle procedure di licenza semplificate per i prodotti già sottoposti ai controlli cinesi sui beni a duplice uso.

L’inasprimento arriva dopo che a dicembre la Fcc aveva vietato l’importazione di nuovi droni cinesi, salvo poi rivedere parzialmente la misura per alcuni modelli specifici, e dopo che la scorsa settimana l’autorità americana ha esteso il divieto anche a robot umanoidi e inverter di produzione estera, citando motivi di sicurezza nazionale. I produttori americani che dipendono da componenti fabbricati in Cina rischiano ritardi nelle forniture e costi più alti, in un settore in cui la Cina resta uno dei principali fornitori mondiali di droni commerciali e componentistica correlata. Il ministero del Commercio cinese ha avviato parallelamente un’indagine di sicurezza nazionale sulle apparecchiature importate per la stampa, la fotocopiatura e il lavoro d’ufficio, senza indicare formalmente imprese o Paesi specifici, inserendola comunque tra le risposte alle iniziative statunitensi.

Le conseguenze per le certificazioni e le imprese europee

La State Administration for Market Regulation cinese ha stabilito che le agenzie con sede negli Stati Uniti non potranno più condurre le ispezioni di fabbrica necessarie alla certificazione obbligatoria CCC, il sistema che garantisce gli standard minimi di sicurezza per i prodotti elettronici venduti in Cina; i produttori americani di elettronica certificata dovranno quindi affidarsi ad auditor esterni agli Stati Uniti per continuare a operare sul mercato cinese, un passaggio che rischia di allungare i tempi di certificazione proprio mentre le tensioni tra le due economie restano alte in vista di una visita del presidente cinese Xi Jinping negli Stati Uniti prevista per settembre, nonostante i segnali di distensione emersi dall’incontro tra Xi e il presidente Usa Donald Trump a Pechino lo scorso maggio. I produttori europei di droni e apparecchiature elettroniche che utilizzano componenti cinesi o si appoggiano a laboratori statunitensi per le certificazioni si trovano ora a dover verificare l’identità dei soggetti incaricati dei controlli lungo tutta la filiera.

Un nuovo capitolo di uno scontro che alimenta le tensioni geopolitiche e potrebbe ulteriormente condizionare l’economia, anche quella europea, con il vecchio continente che troppo spesso continua ad assumere una posizione attendista che fin qui non ha portato a nulla di buono.