Il parlamento australiano ha varato il News Bargaining Incentive, la normativa che obbliga i grandi gruppi tecnologici a versare un prelievo sui ricavi pubblicitari locali quando non raggiungono accordi commerciali con gli editori per l’uso delle notizie sulle loro piattaforme. Il provvedimento sostituisce il precedente News Media Bargaining Code, introdotto nel 2021, e corregge il suo limite più evidente.
Come funziona il nuovo prelievo
Il meccanismo prevede un’aliquota del 2,5% calcolata sui ricavi pubblicitari locali delle piattaforme, e non sull’intero fatturato aziendale.
Questa scelta riflette una concessione ottenuta durante la fase di consultazione con le stesse piattaforme, che avevano contestato l’ipotesi iniziale di calcolare il prelievo sul fatturato complessivo. Rientrano nel perimetro normativo i soggetti con un servizio significativo di social media o motore di ricerca in Australia e con ricavi pubblicitari locali superiori a 250 milioni di dollari australiani, pari a circa 178 milioni di dollari statunitensi. La lista dei destinatari comprende Meta, Google, TikTok e LinkedIn, quest’ultimo aggiunto solo nelle scorse settimane dopo la rimozione dell’esclusione originariamente prevista per i social network professionali. Il vecchio codice del 2021 poteva essere aggirato evitando semplicemente di ospitare contenuti giornalistici, come aveva fatto Meta per anni; il nuovo schema chiude questa possibilità e si applica indipendentemente dalla presenza di notizie sulla piattaforma.
Gli accordi commerciali come alternativa alla tassa
Le piattaforme possono ridurre o azzerare il prelievo stipulando accordi commerciali con almeno otto editori diversi entro la fine del proprio periodo di rendicontazione finanziaria.
Ogni singolo accordo può compensare al massimo il 25% dell’importo dovuto.
Questa soglia serve a impedire che un’intesa isolata con un grande editore azzeri l’intero obbligo fiscale, lasciando senza risorse le testate minori del mercato australiano. I proventi raccolti attraverso il prelievo saranno destinati al sostegno del settore dell’informazione locale, secondo quanto comunicato dal governo di Canberra. La ministra delle Comunicazioni Anika Wells ha collegato il provvedimento al ruolo del giornalismo nella tenuta democratica, mentre il vice ministro del Tesoro Daniel Mulino, che ha seguito l’impianto fiscale della norma, ha spiegato la scelta di tassare i ricavi pubblicitari come un modo per colpire la parte di attività economica che si nutre delle notizie. L’approvazione è arrivata un giorno dopo il via libera parlamentare a un’altra legge, quella che limita la pubblicità sul gioco d’azzardo. Meta aveva definito la proposta iniziale profondamente ingiusta, sostenendo che rischia di non garantire un’industria dell’informazione diversificata e sostenibile, mentre il gruppo statunitense Americans for Tax Reform ha criticato l’approvazione della legge chiedendo al presidente Donald Trump di rispondere con dazi contro l’Australia.
