L’intelligenza artificiale generativa sta cambiando il modo in cui produciamo testi, immagini, video e musica. Dietro la semplicità di un prompt e la velocità con cui nasce un nuovo contenuto rimane però una questione molto meno immediata, che riguarda ciò che l’utente accetta realmente quando utilizza una piattaforma di IA e i diritti che conserva su ciò che contribuisce a creare.
Proprio su questo terreno interviene l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ha avviato un’istruttoria nei confronti di Suno Inc., società statunitense che gestisce uno dei servizi di intelligenza artificiale generativa musicale più conosciuti. Al centro del procedimento ci sono i termini di servizio che regolano il rapporto tra Suno e i suoi utenti, mentre restano fuori, almeno direttamente, il funzionamento degli algoritmi e la discussione sulla possibilità di utilizzare opere protette per addestrare i modelli. Una questione molto diversa rispetto a quella per la quale la società era già stata attenzionata in Europa e che avevamo raccontato qui.
Secondo l’ipotesi formulata dall’Antitrust, diverse clausole potrebbero essere vessatorie ai sensi dell’articolo 33 del Codice del consumo, perché capaci di determinare un significativo squilibrio tra i diritti e gli obblighi delle parti. L’ampiezza dei poteri che il contratto attribuirebbe alla piattaforma rappresenta uno dei primi elementi contestati.
Prezzi e account modificabili unilateralmente
Secondo quanto rilevato dall’Autorità, Suno si riserverebbe un’ampia discrezionalità nella modifica unilaterale del contratto e delle caratteristiche del servizio, arrivando a toccare persino i prezzi degli abbonamenti, senza indicare adeguatamente un giustificato motivo.
Le condizioni consentirebbero inoltre alla società di sospendere o cancellare l’account dell’utente, insieme ai relativi contenuti, senza preavviso e per qualsiasi ragione. La questione assume un peso particolare quando attraverso quell’account vengono prodotti e conservati contenuti, oltre a essere consumati servizi. Con le piattaforme di IA generativa l’account può infatti diventare progressivamente un vero ambiente creativo, che contiene prompt, progetti, versioni successive delle opere e risultati generati nel corso del tempo. La possibilità di perderne l’accesso ha quindi un rilievo molto diverso rispetto alla semplice sospensione di un normale servizio digitale.
L’AGCM contesta inoltre clausole attraverso le quali il consenso del consumatore verrebbe esteso a ulteriori condizioni non conoscibili al momento della conclusione del contratto, oltre a disposizioni che limiterebbero in maniera particolarmente ampia e generica la responsabilità della società, anche rispetto a ipotesi di danno alla persona.
Il diritto d’autore al centro dell’istruttoria
L’istruttoria italiana investe anche la proprietà intellettuale. Secondo l’Autorità, la licenza richiesta al consumatore per utilizzare Suno avrebbe un oggetto eccessivamente indeterminato, perché formulato in maniera generica e onnicomprensiva. Il problema tocca una questione destinata a pesare sempre di più con la diffusione dell’IA generativa, cioè la misura in cui una piattaforma può acquisire contrattualmente diritti sui contenuti caricati dagli utenti o prodotti attraverso il servizio.
Oltre alla questione di chi possa sfruttare economicamente una determinata creazione, l’Antitrust richiama espressamente anche la disciplina italiana dei diritti morali d’autore. I Termini di Servizio prevederebbero una rinuncia a tali diritti che l’Autorità considera in contrasto con gli articoli 20 e seguenti della legge 633 del 1941 sul diritto d’autore.
Nell’ordinamento italiano i diritti morali tutelano il legame personale tra autore e opera e comprendono, tra l’altro, il diritto alla paternità e quello di opporsi a determinate modificazioni dell’opera. Hanno una protezione distinta rispetto ai diritti di utilizzazione economica e non possono essere trattati come una semplice voce da eliminare attraverso condizioni contrattuali standard predisposte unilateralmente da una piattaforma. L’istruttoria pone così direttamente il problema della compatibilità tra Terms of Service concepiti per servizi digitali globali e norme nazionali poste a tutela di consumatori e autori.
Il contratto americano non può cancellare automaticamente le tutele italiane
Le grandi piattaforme tecnologiche operano attraverso condizioni contrattuali destinate contemporaneamente a milioni di utenti residenti in ordinamenti molto diversi. Il contratto viene generalmente predisposto dalla società e accettato dall’utente attraverso pochi passaggi al momento dell’iscrizione, mentre la validità e l’opponibilità di ogni singola clausola nei confronti del consumatore restano da verificare Paese per Paese. L’AGCM contesta anche disposizioni che prevederebbero l’arbitrato negli Stati Uniti, termini particolarmente stringenti per la presentazione dei reclami, la rinuncia alle azioni collettive e l’individuazione del Massachusetts come foro competente.
Ancora una volta emerge la tensione tra la dimensione globale del servizio digitale e quella territoriale delle tutele giuridiche. Una società americana può predisporre un unico contratto per il proprio servizio, ma quando quel servizio viene offerto ai consumatori italiani entra inevitabilmente in contatto con il sistema europeo e nazionale di protezione del consumatore.
Non è ancora una condanna di Suno
L’apertura dell’istruttoria lascia ancora da accertare la vessatorietà delle clausole. Il procedimento serve proprio a consentire all’Autorità di approfondire le condizioni contrattuali e alla società di presentare le proprie osservazioni e difese, mentre l’AGCM ha previsto anche una consultazione pubblica nell’ambito del procedimento. Allo stato, quindi, sul tavolo ci sono le contestazioni formulate dall’Autorità, in attesa di una decisione definitiva sulla loro fondatezza.
Da Suno a ChatGPT e Gemini il problema è destinato a crescere
Suno rappresenta oggi il caso concreto, ma il problema sollevato dall’istruttoria riguarda potenzialmente l’intero mercato dell’intelligenza artificiale generativa.
Milioni di persone affidano quotidianamente alle piattaforme testi, fotografie, documenti, registrazioni, idee, bozze e informazioni per ottenere nuovi contenuti. In molti casi utilizzano servizi gratuiti o abbonamenti sottoscritti senza leggere integralmente condizioni contrattuali che possono estendersi per decine di pagine. Nei prossimi anni, accanto a ciò che le aziende di IA possono utilizzare per addestrare i propri algoritmi, la partita riguarderà anche quello che possono fare con ciò che gli utenti affidano ai loro sistemi e con quanto viene prodotto attraverso quei sistemi.
Il caso Suno porta questa questione fuori dal dibattito teorico e dentro un procedimento concreto dell’Autorità italiana, chiamata a valutare fino a dove possono arrivare i diritti della piattaforma sulle creazioni realizzate insieme a un’intelligenza artificiale e dove cominciano quelli dell’utente.
