Perplexity sotto processo, gli agenti AI possono fare shopping su Amazon per conto degli utenti?

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Una causa depositata da Amazon contro Perplexity AI è arrivata davanti al Nono Circuito d’Appello degli Stati Uniti, riunito a Seattle per ascoltare gli argomenti orali delle due parti. Il caso ruota attorno a Comet, il browser dotato di un agente di intelligenza artificiale capace di muoversi all’interno di Amazon.com ed effettuare acquisti per conto dell’utente, accedendo anche alle sezioni dell’account protette da password. Amazon sostiene che questo tipo di accesso violi il Computer Fraud and Abuse Act, una legge federale antihacking varata nel 1986, oltre alla corrispondente normativa californiana sulla frode informatica.

Le origini della causa e l’ingiunzione

Tutto nasce da una denuncia presentata da Amazon presso il tribunale distrettuale del Northern District of California, in cui l’azienda accusa l’agente di Perplexity di aver continuato ad accedere agli account degli utenti nonostante blocchi tecnici e una lettera di diffida formale.

La giudice distrettuale Maxine Chesney ha accolto la richiesta di Amazon e concesso un’ingiunzione preliminare, scrivendo che l’azienda aveva fornito prove solide di un accesso effettuato con il permesso dell’utente ma senza l’autorizzazione di Amazon, con trasmissione delle informazioni dell’account ai server di Perplexity per eseguire i compiti richiesti; l’ordinanza imponeva inoltre la cancellazione dei dati raccolti, ma Perplexity ha presentato ricorso il giorno successivo e il Nono Circuito ha concesso una sospensione amministrativa del provvedimento mentre la procedura d’appello prosegue lungo i suoi tempi naturali.

Gli argomenti delle parti e il ruolo degli amici curiae

Perplexity ha definito nel proprio ricorso la tesi di Amazon come un errore di inquadramento per un sistema che agisce sotto autorizzazione esplicita dell’utente. Durante l’udienza il giudice John Hinderaker ha fatto notare che la legge del 1986, scritta in un’epoca di modem a 2400 baud, non era pensata per un mondo in cui un software può pianificare e agire con un certo grado di autonomia, arrivando a chiedersi se un agente artificiale possa avere un’intenzione nel senso richiesto dalla norma; il collegio dovrà inoltre valutare come il precedente Van Buren si applichi al traffico generato da un agente che opera su istruzione diretta di un utente autenticato, e se la causa basata sulla legge californiana resista a una possibile contestazione legata al Primo Emendamento. Diversi soggetti esterni hanno depositato memorie a supporto di una parte o dell’altra: l’Electronic Frontier Foundation e Mozilla ritengono che l’interpretazione della giudice Chesney sia incompatibile con i principi di un web aperto, mentre la News/Media Alliance sostiene che il diritto di autorizzare l’accesso a un sito spetti al proprietario e non all’utente, e l’ACLU avverte che un’espansione della responsabilità basata sul CFAA potrebbe esporre sviluppatori e utenti comuni di strumenti automatizzati a conseguenze civili o penali. Una decisione del collegio non è attesa a breve, dato che il Nono Circuito segue solitamente tempistiche di alcuni mesi per le pronunce relative a casi legati al CFAA.