Le piattaforme online attive nell’Unione europea hanno già nei propri termini e condizioni il divieto di trasmettere in diretta streaming le esecuzioni pubbliche. Lo ha ricordato la Commissione europea durante il briefing stampa quotidiano di lunedì, senza entrare nel merito del piano statunitense che ha fatto da sfondo all’intervento.
Perché la Commissione europea parla di esecuzioni in diretta
L’intervento arriva pochi giorni dopo le parole del Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, che ha annunciato la trasmissione in diretta dell’esecuzione di Nidal Hasan, ex maggiore dell’esercito condannato per la strage di Fort Hood del 2009, costata la vita a 13 persone e il ferimento di oltre trenta. La fucilazione è fissata per il 3 dicembre in Texas e, come ha riferito la CNN, potrebbe essere seguita online anche da spettatori che si trovano fuori dagli Stati Uniti. Bruxelles ha evitato di commentare il progetto americano e si è limitata a precisare che le piattaforme sono tenute a rispettare le proprie regole su comunità e contenuti, secondo le norme europee.
Il portavoce della Commissione per il digitale, Thomas Regnier, ha ricordato che i principali social network vietano già i contenuti violenti.
Secondo il Digital Services Act, il regolamento europeo sui servizi digitali, le piattaforme regolamentate devono far rispettare con diligenza i propri termini e condizioni. Tra quelle interessate ci sono Facebook e Instagram di Meta, YouTube di Google, X di Elon Musk e TikTok. Regnier ha aggiunto che il testo prevede anche il rispetto delle norme nazionali pertinenti da parte dei servizi regolamentati.
Regole delle piattaforme, sanzioni e limiti del regolamento
I termini di Meta vietano espressamente la trasmissione in diretta di una pena capitale. TikTok e X escludono i contenuti scioccanti che glorificano la violenza.
YouTube proibisce a sua volta i contenuti violenti e grafici, ma nelle proprie condizioni d’uso riserva la possibilità di fare eccezioni, per esempio per i materiali educativi o di interesse pubblico. Sul fronte delle sanzioni, la Commissione può indagare e punire direttamente le grandi piattaforme già designate, con multe per le violazioni accertate che arrivano fino al 6% del fatturato annuo mondiale. Regnier ha rifiutato di indicare che cosa accadrebbe se l’esecuzione fosse trasmessa su piattaforme o siti fuori dall’ambito del Digital Services Act, oppure sul sito del governo degli Stati Uniti. Ha confermato soltanto che il regolamento si applica ai servizi che rientrano nel suo perimetro.
