Al Carolina Inn di Chapel Hill, cittadina universitaria della North Carolina, la presidenza statunitense del G20 ha riunito ministri e delegazioni di oltre venti Paesi per la ministeriale dedicata all’innovazione. Per l’Unione Europea erano presenti Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione con delega a sovranità tecnologica, sicurezza e democrazia, insieme al commissario Valdis Dombrovskis. Washington ha costruito l’agenda attorno alla crescita spinta dalla tecnologia e l’ha accompagnata con una richiesta politica rivolta agli altri governi, quella di adottare una governance dell’intelligenza artificiale più leggera.
Cosa prevedono i Principi della Carolina
La proposta americana prende il nome dal luogo dell’incontro ed è stata illustrata da Michael Kratsios, direttore dell’ufficio per la scienza e la tecnologia della Casa Bianca.
Secondo Reuters, che ha visionato una copia del testo preparato dell’intervento, i Paesi aderenti si impegnano a riservare nuove norme soltanto alle situazioni inedite quando scrivono regole sull’intelligenza artificiale. Il documento chiede inoltre di indirizzare finanziamenti verso la ricerca di base e di ampliare le opportunità commerciali legate alle tecnologie emergenti. “I decisori politici non hanno bisogno di affrontare ogni innovazione in modo isolato e non dovrebbero trattare ogni tecnologia emergente come un problema di policy inedito”, ha detto Kratsios ai delegati nel discorso di apertura. L’appuntamento è stato co-ospitato dal segretario al Commercio Howard Lutnick, in un formato che ha messo attorno allo stesso tavolo governi e vertici dell’industria.
Nel pomeriggio Kratsios ha riferito ai giornalisti che il governo cinese ha sottoscritto i principi, senza però distribuire il testo del documento. L’ambasciata cinese non ha replicato alle richieste di commento.
La risposta europea sugli investimenti in intelligenza artificiale
Virkkunen ha usato i bilaterali della ministeriale per spostare il baricentro del discorso sul mercato interno. “Il messaggio dell’Europa è chiaro: siamo aperti alla tecnologia, aperti all’innovazione e aperti agli affari”, ha dichiarato a Euractiv, aggiungendo che innovazione e fiducia devono procedere insieme e che sul piano internazionale servono più cooperazione e interoperabilità. Nel corso dei lavori la vicepresidente esecutiva ha richiamato i numeri su cui Bruxelles costruisce la propria ambizione tecnologica, dai 200 miliardi di euro mobilitati attraverso InvestAI alle 19 AI Factories già operative, fino alle gigafactory dell’intelligenza artificiale in arrivo.
L’obiettivo europeo, ha ribadito, resta uno sviluppo dell’intelligenza artificiale sicuro e trasparente, con la Commissione pronta a prendere le misure necessarie sul fronte dell’applicazione delle regole.
Le pressioni dell’industria tecnologica sui governi
Il confronto istituzionale si è intrecciato con quello industriale. Elon Musk e Mark Zuckerberg sono intervenuti in videocollegamento nella prima giornata insieme a Demis Hassabis di Google DeepMind. Musk ha preso di mira i governi europei accusandoli di una regolamentazione che frena le loro economie, con una formula rivolta a una platea in cui sedevano i ministri di Francia, Germania e Italia insieme alla stessa Virkkunen: l’innovazione deve restare relativamente libera da regole, perché le cose nuove dovrebbero essere legali per impostazione predefinita anziché illegali.
Zuckerberg ha chiesto ai governi di non limitare i modelli a pesi aperti, mentre Hassabis ha proposto di introdurre test di sicurezza per i sistemi più avanzati.
Per la seconda giornata erano attesi i colloqui con Lutnick di Jensen Huang di Nvidia e Sam Altman di OpenAI, oltre a un intervento del cofondatore di Anthropic Tom Brown. Sullo sfondo restano le tensioni interne agli Stati Uniti sulla costruzione dei data center, diventata materia di scontro elettorale in vista delle elezioni di midterm, un tema che gli stessi vertici dell’industria hanno riportato al centro chiedendo più capacità di calcolo e più energia disponibile. L’incontro di Chapel Hill fa parte di un circuito di ministeriali distribuite su più città americane che porterà al vertice dei leader convocato da Donald Trump il 14 e 15 dicembre al Trump National Doral di Miami.
