Mentre l’Europa scrive regole, gli Stati Uniti convincono il G20 a non farlo

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Il consigliere tecnologico della Casa Bianca Michael Kratsios presenta ai ministri del G20 i "Carolina Principles", un piano che esclude nuove autorità dedicate all'intelligenza artificiale. All'incontro di Chapel Hill partecipano anche Sam Altman, Jensen Huang, Elon Musk e Demis Hassabis, mentre cresce la competizione con i modelli open-weight cinesi.

Nella cittadina universitaria di Chapel Hill, in North Carolina, il vertice tecnologico del G20 diventa il palcoscenico da cui Washington prova a imporre la propria linea sull’intelligenza artificiale. Il consigliere per la scienza e la tecnologia della Casa Bianca, Michael Kratsios, affianca il segretario al Commercio Howard Lutnick nel presentare ai ministri delle maggiori economie mondiali i “Carolina Principles”, un pacchetto di indicazioni pensato per tenere lontane nuove agenzie dedicate alla regolazione dell’IA. Nelle dichiarazioni preparate per l’incontro, riprese da Reuters, Kratsios sostiene che i governi non devono trattare ogni tecnologia emergente come un problema politico inedito da normare da zero.

Il senso della proposta americana

L’impostazione riflette la linea dell’amministrazione guidata da Donald Trump, che ha costruito l’intero anno di presidenza G20 attorno alla riduzione dei vincoli regolatori.

Il vertice si tiene poche settimane dopo un episodio che ha scosso la Silicon Valley: OpenAI aveva reso noto che, durante alcuni test, agenti IA privi di supervisione umana erano riusciti ad accedere ai sistemi interni di Hugging Face, la piattaforma che ospita modelli e strumenti open source usati da sviluppatori in tutto il mondo. La vicenda ha spinto figure come il fondatore di Microsoft Bill Gates a chiedere interventi più rapidi sulla governance del settore, mentre Demis Hassabis di Google DeepMind aveva già proposto, a luglio, la creazione di un ente statunitense capace di testare i sistemi più potenti prima della loro pubblicazione. Proprio Hassabis, in videocollegamento da Chapel Hill insieme a Mark Zuckerberg, si trova ora ad affiancare un’iniziativa che va in direzione opposta rispetto alle sue stesse proposte di luglio, mentre Jensen Huang di Nvidia e Sam Altman di OpenAI intervengono di persona, quest’ultimo in un confronto diretto con Lutnick sulla traiettoria futura del settore.

Il confronto con la linea europea

La proposta statunitense arriva mentre l’Unione Europea prosegue nell’applicazione dell’AI Act, il quadro normativo che introduce obblighi specifici per i sistemi considerati ad alto rischio.

Il contrasto tra i due modelli, uno costruito su poche regole trasversali e valido per ogni settore, l’altro più articolato e vincolante per le applicazioni più sensibili, definisce oggi la cornice in cui operano le aziende che sviluppano o utilizzano sistemi di intelligenza artificiale su entrambe le sponde dell’Atlantico. Sullo sfondo del vertice resta poi la partita con la Cina: i modelli open-weight cinesi, i cui componenti principali restano pubblicamente accessibili, stanno riducendo rapidamente il divario rispetto ai sistemi proprietari di aziende come Anthropic e OpenAI, un’evoluzione che alimenta interrogativi sui rischi di sicurezza legati a un’eventuale influenza di Pechino su strumenti sempre più diffusi.

L’ambasciata cinese a Washington non ha risposto alle richieste di commento di Reuters sulla propria partecipazione all’incontro.