L’Europa taglia i ponti digitali con gli USA, ecco il piano da 264 miliardi per smettere di dipendere da Amazon, Microsoft e Google

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La Commissione Europea ha presentato il Tech Sovereignty Package, un insieme di misure legislative che include il Cloud and AI Development Act e il Chips Act 2.0, con l'obiettivo di ridurre la dipendenza dell'UE dai fornitori extra-europei, attualmente stimata all'80% per prodotti, servizi e infrastrutture digitali. Il pacchetto prevede restrizioni sull'uso di piattaforme cloud americane per i dati sensibili delle pubbliche amministrazioni e punta a triplicare la capacità dei data center europei entro sette anni.

L’Europa ha cambiato registro. Dopo anni passati a produrre regolamenti che disciplinano le tecnologie altrui, la Commissione Europea ha presentato il 27 maggio 2026 il Tech Sovereignty Package, un pacchetto legislativo che punta a costruire una propria offerta tecnologica digitale, ridurre le dipendenze esterne e ridefinire chi controlla le infrastrutture critiche del continente. Il documento, atteso da mesi e rinviato quattro volte per ragioni tecniche e, secondo alcune fonti, per non irritare Washington durante le trattative commerciali, è arrivato con un perimetro preciso e misure concrete.

I numeri che fanno da sfondo al pacchetto sono quelli di una dipendenza strutturale difficile da ignorare. L’80% dei prodotti, servizi e infrastrutture digitali utilizzati nell’Unione proviene da paesi extra-UE. La spesa annua europea in tecnologie informatiche, orientata prevalentemente verso fornitori statunitensi, supera i 264 miliardi di euro. Sul fronte del cloud, tre soli operatori americani, Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud, controllano circa il 70% del mercato europeo, mentre il maggiore operatore continentale si ferma al 2%. Il rapporto Draghi stima in 800 miliardi l’anno il divario di investimenti da colmare per portare l’Europa a un livello di competitività tecnologica adeguato. In questo contesto, la pressione geopolitica degli ultimi mesi ha accelerato la decisione: il secondo mandato Trump ha alimentato il timore che i servizi digitali americani possano diventare uno strumento di pressione politica, mentre la crisi nello Stretto di Hormuz ha messo in luce la fragilità energetica dei data center europei e la guerra in Ucraina ha reso evidente quanto siano vulnerabili le catene di approvvigionamento per le materie critiche necessarie alla produzione di semiconduttori.

Cosa prevede il Cloud and AI Development Act

La misura più attesa del pacchetto è il Cloud and AI Development Act, noto con l’acronimo CADA. Introduce restrizioni all’uso di piattaforme cloud americane per il trattamento di dati pubblici sensibili in ambito finanziario, giudiziario e sanitario. Le restrizioni si applicano alle pubbliche amministrazioni dei 27 Stati membri; le imprese private non rientrano nell’ambito di applicazione di questa fase.

L’obiettivo industriale del CADA è ambizioso: triplicare la capacità dei data center europei entro cinque-sette anni, con una copertura completa dei bisogni di imprese e amministrazioni pubbliche prevista entro il 2035. Per raggiungere questo risultato, il testo prevede procedure di autorizzazione semplificate per la costruzione di nuove infrastrutture, criteri per identificare le aree idonee alla loro realizzazione e misure per affrontare la domanda crescente di energia, con particolare attenzione all’efficienza e all’integrazione dei data center nel sistema energetico più ampio. Il pacchetto include per la prima volta anche una definizione formale di sovranità digitale a livello UE, un concetto finora invocato in ogni sede istituzionale ma mai codificato in un testo vincolante, che avrà effetti diretti sugli appalti pubblici e sul grado di apertura del mercato europeo ai fornitori stranieri. Accanto al CADA, il Chips Act 2.0 aggiorna il regolamento europeo sui semiconduttori con l’obiettivo di rafforzare la produzione locale di chip e rendere meno fragile la catena di approvvigionamento, mentre la strategia per l’open source punta a estendere l’autonomia tecnologica lungo l’intero stack digitale, con un’attenzione specifica alle istituzioni pubbliche.

Un regolamento sull’energia per i data center completa il quadro, con l’obiettivo di sostenere la sostenibilità delle infrastrutture e impedire che la sovranità tecnologica si riduca a un’etichetta priva di contenuto reale.

Capitali privati e apertura al mercato

L’impostazione scelta dalla Commissione evita il modello autarchico. Il Mercato Unico rimane aperto a partnership con aziende extra-UE e alla concorrenza leale: il pacchetto punta sulla diversificazione dei fornitori, sull’interoperabilità e sull’adozione di standard aperti, non sulla chiusura. Questa scelta risponde alla consapevolezza che i finanziamenti pubblici da soli non bastano a colmare il divario stimato dal rapporto Draghi: per questo il pacchetto prevede la mobilitazione di capitali privati su larga scala, attraverso il programma InvestAI (200 miliardi sull’intelligenza artificiale), lo Scale-up Europe Fund e l’Industrial Accelerator Act, pensati per sostenere le imprese ad alta crescita e facilitare l’accesso ai mercati dei capitali per le realtà deep-tech europee. Una volta presentato dalla Commissione, il pacchetto dovrà ottenere il via libera di tutti e 27 gli Stati membri prima di entrare in vigore.

La vice-presidente esecutiva Henna Virkkunen ha voluto il testo pronto prima del Consiglio dei Ministri delle Telecomunicazioni del 9 giugno 2026.