Con i robot in casa il pettegolezzo diventa un dato. Chi ha firmato?

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Un robot domestico che cammina, guarda e ascolta sta per entrare nelle prime case. Quello che in famiglia ci diciamo ad alta voce perché tanto siamo tra noi diventa materiale come tutto il resto. Al diritto arriva da una direzione che non aveva previsto.

C’è una cosa che mi colpisce, quando si parla di robot domestici, e riguarda poco l’elenco delle faccende che sapranno sbrigare. Una casa è uno spazio condiviso per definizione: ci vivono persone che su niente si sono messe d’accordo, e ci entrano di continuo persone che non ci vivono affatto, dalla signora delle pulizie al vicino che sale per un caffè. Dentro quello spazio parliamo ad alta voce perché tanto siamo tra noi. Il pettegolezzo domestico è la parte meno sorvegliata della vita di una famiglia, e a nessuno è mai venuto in mente di considerarlo un archivio.

Adesso in quello spazio entra una macchina che cammina. NEO di 1X Technologies guarda, ascolta, e per i compiti che l’autonomia non copre ancora c’è un teleoperatore umano che vede dentro casa attraverso i suoi occhi. Il fondatore Bernt Børnich ha spiegato al Wall Street Journal che i dati raccolti nelle abitazioni servono a far migliorare il prodotto.

Di quanto sia attaccabile un oggetto del genere si occupano già altri, forse meglio di me. Un umanoide i sensori se li porta dietro: entra dove la conversazione è già cominciata, resta lì mentre finisce, e quello che percepisce lo trasforma anche in movimento. Il perimetro da cui tenersi fuori si sposta insieme a lui. È Intelligenza Artificiale incarnata dentro casa nostra.

E per farla entrare può bastare la decisione di una persona. Firma lei, configura lei, decide lei quali stanze dichiarare off limits e quando aprire la teleoperazione. Tutti gli altri se la ritrovano in corridoio. L’asimmetria tra chi sceglie e chi convive non l’abbiamo inventata adesso, e vale già per il router e per l’assistente vocale appoggiato in cucina, ma stavolta cambia quanto l’oggetto scelto riesce a vedere. In famiglia queste cose si decidono come si decide una lavatrice nuova.

Chi ha firmato, ha firmato un ordine d’acquisto

Nessuno, realisticamente, avvertirà la signora delle pulizie che in quelle stanze si muove qualcosa che vede e ascolta. Non per malafede: non lo facciamo già adesso con le telecamere del campanello, e quelle stanno appese a un muro. Un robot domestico verrà presentato come un elettrodomestico simpatico, e da quel momento sarà parte dell’arredamento.

Alla fine del 2022 MIT Technology Review raccontò di immagini riprese da robot aspirapolvere di sviluppo, finite in gruppi privati su Facebook e Discord. Nessuno aveva bucato niente: il passaggio agli annotatori era previsto dal processo, l’arrivo dentro quei gruppi no.

Qui il diritto i suoi appigli ce li ha. Quello che una persona fisica fa dentro casa per fini puramente personali o domestici può restare fuori dal GDPR, e l’EDPB ricorda da tempo che quell’eccezione va letta in senso stretto, mentre cambia tutto quando quei dati escono da lì e arrivano all’azienda. Come esercita i propri diritti chi in quella casa ci entra e basta, non ha un account, non ha un’app, e magari non sa nemmeno che quella macchina lo sta guardando?

Del rischio che un robot domestico apprenda dinamiche coercitive presenti in una casa e finisca per riprodurle ho già scritto su questa testata, chiamandolo Violenza Domestica Sintetica. Allora il problema era il comportamento della macchina. Adesso riguarda chi se la ritrova intorno senza aver deciso niente.

Niente di tutto questo è nascosto. 1X ha raccontato il proprio modello, la teleoperazione l’ha messa nero su bianco, sul ruolo dei dati raccolti in casa non ha girato intorno. Chi vuole sapere, sa.

La decisione di comprarlo resta di uno. La sua presenza in casa diventa di tutti.

Gabriele Gobbo

di Gabriele Gobbo

Divulgatore, docente e consulente di comunicazione digitale. Da oltre trent’anni studia l’impatto delle tecnologie sui processi decisionali, sulla società e sulle istituzioni, con particolare attenzione alle implicazioni etiche e di governance. Autore di Digitalogia e ideatore del concetto di Sonnambuli Digitali, promuove un approccio critico e consapevole al digitale. È vicepresidente del Digital Security Festival e conduce il programma televisivo FvgTech.