Al Web Marketing Festival, sul palco dello stage GovTech del Govtech Summit, l’eurodeputato Brando Benifei e l’avvocato Guido Scorza hanno discusso del modo in cui l’Europa prova a tenere insieme l’innovazione legata a intelligenza artificiale e dati con la tutela dei diritti delle persone. Il confronto ha messo a fianco la prospettiva istituzionale di chi scrive le norme a Bruxelles e quella pratica di chi le applica ogni giorno nella professione legale.
Cosa prevede la designazione gatekeeper per AWS e Azure
Proprio mentre il panel si svolgeva, la Commissione europea ha comunicato ad Amazon e Microsoft la propria posizione preliminare per inserire i servizi cloud AWS e Azure tra i gatekeeper del regolamento europeo sui mercati digitali.
Secondo l’esecutivo guidato dalla vicepresidente Teresa Ribera, AWS e Azure rappresentano oggi il primo e il secondo fornitore di servizi cloud nell’Unione europea, e costituiscono un punto di accesso che le imprese non possono facilmente evitare, anche se i due servizi non superano formalmente le soglie quantitative previste dal regolamento per la designazione automatica. La normativa permette comunque alla Commissione di intervenire quando un operatore mantiene un’influenza stabile sulla concorrenza e sull’accesso al mercato, e nel caso del cloud questo significa guardare a fenomeni come gli effetti di lock-in e gli alti costi che le aziende devono sostenere per cambiare fornitore. Amazon e Microsoft potranno ora esaminare il fascicolo dell’indagine e presentare le proprie osservazioni scritte, prima che Bruxelles adotti una decisione definitiva, che concederebbe alle due aziende sei mesi di tempo per adeguarsi agli obblighi del regolamento.
Come procedono i due pacchetti Omnibus secondo Benifei
Benifei, relatore del pacchetto Digital Omnibus nella commissione Affari giuridici del Parlamento europeo, considera già concluso il primo dei due cantieri legislativi che segue a Bruxelles, quello dedicato all’aggiornamento dell’AI Act.
Il pacchetto ha semplificato le procedure per le piccole e medie imprese e ha rafforzato la costruzione delle sandbox regolatorie. Ha anche aumentato, tramite un emendamento di bilancio depositato dallo stesso Benifei, le risorse dell’AI Office, l’organismo che dovrà far rispettare le norme sull’intelligenza artificiale in tutta l’Unione. Tra le misure inserite nel testo, l’eurodeputato ha citato il divieto assoluto, in vigore dal 2 dicembre 2026, dei nudificatori non consensuali, le applicazioni che generano immagini intime false senza il consenso delle persone coinvolte, una scelta arrivata dopo le polemiche legate a Grok AI. Si tratta di un intervento che il Parlamento ha scelto di anticipare rispetto al meccanismo più graduale previsto in origine dal codice di buone pratiche per i modelli di intelligenza artificiale generativa più potenti.
Il secondo pacchetto, il Digital Omnibus dedicato a dati e cybersicurezza, tocca il regolamento generale sulla protezione dei dati, il Data Act, il Data Governance Act e il regolamento sulle relazioni tra piattaforme e imprese, e secondo le previsioni di Benifei non arriverà a conclusione prima della metà del 2027. L’eurodeputato ha presentato emendamenti per riportare il testo verso l’impianto originario del Data Act e ha definito sproporzionata l’idea di una nuova base giuridica di interesse legittimo riservata a chi addestra sistemi di intelligenza artificiale.
La lettura di Scorza tra capitali e certezza del diritto
Guido Scorza ha portato sul palco la prospettiva di chi applica ogni giorno le norme europee nella professione legale, mettendo in discussione l’idea che siano le regole, da sole, a frenare l’innovazione digitale in Europa.
Per l’avvocato il vero scarto rispetto agli Stati Uniti riguarda soprattutto la disponibilità di capitali, molto più ampia oltreoceano, insieme alla possibilità per le startup americane di sbagliare e ripartire senza restare escluse dai finanziamenti successivi. A questo aggiunge il tema dell’accessibilità linguistica delle norme, perché un imprenditore che non riesce a capire da solo cosa dice una legge si trova costretto a rivolgersi a più avvocati prima ancora di avviare un progetto, con effetti anche sulla partecipazione democratica. Scorza ha richiamato la memoria di Natalino Irti, il giurista scomparso l’11 giugno scorso, e la sua idea che la certezza del diritto, più delle regole in sé, sia la condizione che permette agli imprenditori di programmare il proprio lavoro. Ha citato anche Stefano Rodotà per ricordare che quando le norme arrivano in ritardo rispetto all’innovazione tecnologica è il mercato a stabilire cosa si può fare e cosa non si può fare, con il rischio che la tecnocrazia prenda il posto della democrazia.
