Il Digital Fairness Act, la futura normativa europea dedicata alla tutela dei consumatori online, è al centro di una nuova iniziativa politica che punta a introdurre regole più severe contro le pratiche digitali manipolative. Trentasei eurodeputati appartenenti a diversi gruppi politici hanno sottoscritto una lettera indirizzata alla Commissione europea, chiedendo disposizioni specifiche per contrastare le funzionalità progettate per creare dipendenza e i sistemi algoritmici che possono condizionare le scelte degli utenti. Il documento, ottenuto dalla testata Rapporteur, sollecita un intervento legislativo capace di affrontare fenomeni sempre più presenti nei servizi digitali, dai social network alle piattaforme che utilizzano tecniche di personalizzazione commerciale. L’iniziativa arriva mentre Bruxelles sta lavorando a nuove misure per la protezione dei minori online, ma i firmatari chiedono che la futura disciplina garantisca tutele estese ai consumatori di tutte le età.
Digital Fairness Act e nuove regole contro algoritmi e dark patterns
La richiesta dei parlamentari riguarda alcune caratteristiche delle piattaforme digitali che incidono direttamente sulle modalità di utilizzo dei servizi. Tra queste figurano i meccanismi di progettazione che incoraggiano una permanenza prolungata online e i sistemi di raccomandazione algoritmica, utilizzati per selezionare e ordinare i contenuti mostrati agli utenti. Sui social network, per esempio, le informazioni visualizzate possono essere personalizzate sulla base delle interazioni precedenti, degli interessi rilevati e di altri segnali comportamentali. Questi strumenti contribuiscono a determinare quali contenuti ricevano maggiore visibilità e con quale frequenza vengano proposti. Il dibattito legislativo riguarda soprattutto le caratteristiche che possono favorire un utilizzo compulsivo delle piattaforme o ridurre il controllo degli utenti sulla propria esperienza digitale. Un altro ambito indicato nella lettera è quello dei dark patterns, espressione utilizzata per descrivere interfacce progettate in modo da orientare le decisioni attraverso espedienti ingannevoli o manipolativi. Tali pratiche possono manifestarsi attraverso opzioni presentate in maniera poco equilibrata, percorsi di navigazione che ostacolano determinate scelte oppure procedure commerciali costruite per indirizzare il comportamento del consumatore. La futura normativa potrebbe precisare quali tecniche debbano essere vietate o sottoposte a ulteriori obblighi, anche nei servizi digitali che operano al di fuori dei principali social network.
Veronika Cifrová Ostrihoňová, eurodeputata del gruppo Renew Europe, ha richiamato l’attenzione sull’influenza esercitata dal design delle piattaforme e dagli algoritmi sull’attenzione e sulle decisioni individuali. Nelle dichiarazioni rilasciate a Rapporteur, la parlamentare ha sostenuto la necessità di regole rigorose ed effettivamente applicabili, affinché i cittadini possano esercitare un controllo concreto sulla propria vita digitale. La posizione espressa nella lettera estende quindi il tema della protezione oltre le iniziative rivolte specificamente ai minori.
Come il Digital Fairness Act potrebbe cambiare le regole per le imprese digitali
Il Digital Fairness Act si inserisce in un quadro europeo che comprende già disposizioni sulla correttezza delle pratiche commerciali e sulla responsabilità delle piattaforme online. Il Digital Services Act, in particolare, disciplina diversi aspetti del funzionamento dei servizi intermediari e prevede limiti all’utilizzo di determinate interfacce manipolative. La futura proposta della Commissione dovrà essere coordinata con queste disposizioni, definendo l’ambito delle nuove misure e il loro rapporto con gli obblighi esistenti.
Il tema del design che favorisce comportamenti di utilizzo eccessivo è già entrato nell’attività di vigilanza europea. Nel luglio 2026, la Commissione ha comunicato una valutazione preliminare riguardante alcune caratteristiche di Instagram e Facebook, ritenute potenzialmente incompatibili con le disposizioni del Digital Services Act. L’attenzione si è concentrata su funzionalità come lo scorrimento infinito dei contenuti, la riproduzione automatica dei video e i sistemi di raccomandazione altamente personalizzati. Si tratta di strumenti ampiamente utilizzati nell’industria digitale per organizzare l’esperienza degli utenti e favorire l’interazione con i servizi. La valutazione preliminare della Commissione rappresenta una fase del procedimento di vigilanza e deve essere distinta da un accertamento definitivo di violazione. Per le imprese che sviluppano applicazioni, gestiscono piattaforme di ecommerce o offrono servizi digitali in abbonamento, il futuro Digital Fairness Act potrebbe incidere sulle modalità di progettazione delle interfacce e sulle tecniche di personalizzazione commerciale. L’effettiva portata degli obblighi dipenderà dal contenuto della proposta legislativa e dalle successive decisioni delle istituzioni europee.
La Commissione aveva avviato nel luglio 2025 una consultazione pubblica per raccogliere contributi sulle pratiche commerciali digitali considerate problematiche, includendo tra gli argomenti esaminati le interfacce manipolative e alcune forme di marketing online. L’obiettivo dichiarato comprende il rafforzamento della protezione dei consumatori e la semplificazione del quadro normativo per le imprese. Secondo quanto riportato da Rapporteur, la presentazione del Digital Fairness Act è prevista indicativamente per l’11 novembre 2026. La data resta soggetta al calendario della Commissione e il testo della proposta dovrà successivamente affrontare il percorso legislativo europeo.
