Il Belgio arresta un presunto spia che ha venduto segreti sui chip alla Cina

Tempo di lettura: 3 minuti

Un ex dirigente di BelGaN, azienda belga di semiconduttori al nitruro di gallio fallita nel 2024, è accusato di aver diretto in parallelo una società cinese dello stesso settore. L'uomo è stato arrestato a maggio all'aeroporto di Zaventem mentre stava per imbarcarsi su un volo per Pechino.

Un cittadino belga con doppia nazionalità cinese si trova in custodia cautelare dallo scorso maggio, quando gli inquirenti lo hanno fermato all’aeroporto di Zaventem mentre stava per imbarcarsi su un volo diretto a Pechino. La procura federale belga gli contesta spionaggio industriale, partecipazione a un’organizzazione criminale, uso illecito di beni societari e divulgazione di segreti commerciali. Tutte accuse legate al periodo in cui l’uomo, 52 anni, ricopriva un incarico dirigenziale nella ricerca di BelGaN, azienda di Oudenaarde specializzata nella produzione di semiconduttori al nitruro di gallio, nota in passato con i nomi AMI Semiconductor e ON Semiconductor, dichiarata fallita nel luglio 2024 con la perdita di circa 400 posti di lavoro.

Perché il nitruro di gallio è considerato strategico

Il nitruro di gallio garantisce un’efficienza energetica superiore a quella del silicio tradizionale e regge meglio le alte frequenze, caratteristiche che ne fanno un materiale ricercato in ambiti dove il margine di errore è minimo. La procura belga ha citato espressamente veicoli elettrici, radar, satelliti e sistemi di guerra elettronica tra le applicazioni della tecnologia coinvolta nel caso, un elenco che spiega da solo perché l’indagine abbia acceso l’attenzione oltre i confini del Belgio. Bruxelles investe da tempo per ridurre la dipendenza dai fornitori extraeuropei di componenti critici, attraverso iniziative come il Chips Act 2.0, e proprio per questo un caso di presunta fuga di know-how da un’azienda specializzata del settore assume un peso che va oltre la singola vicenda giudiziaria che, del resto, si inserisce in un solco ormai denso di episodi simili.

Una società gemella nata a pochi mesi di distanza

Gli investigatori sospettano che l’uomo, mentre lavorava per BelGaN, dirigesse in parallelo una società cinese impegnata nella stessa attività produttiva. Quella società sarebbe stata costituita pochi mesi dopo il suo ingresso in BelGaN e finanziata da un fondo d’investimento cinese, un dettaglio temporale su cui la procura ha costruito buona parte dei sospetti.

L’ipotesi degli inquirenti riguarda il trasferimento all’estero di proprietà intellettuale specializzata e segreti commerciali legati alla produzione dei chip al nitruro di gallio, materiale sequestrato compreso: dispositivi di archiviazione dati e apparati di comunicazione sono ancora oggetto di analisi forense, un lavoro che potrà chiarire quali informazioni siano effettivamente uscite dall’azienda belga e chi ne sia stato il destinatario finale. Le autorità cercano inoltre un secondo sospettato, anch’esso di nazionalità cinese, che alcune fonti giornalistiche indicano come l’ultimo amministratore delegato di BelGaN, un ruolo che la procura non ha confermato pubblicamente. L’ambasciata cinese in Belgio non ha rilasciato commenti sulla vicenda, secondo quanto riportato da Reuters.

Il rischio nasce spesso dall’interno

Il caso riporta l’attenzione su un aspetto che riguarda soprattutto le imprese di dimensioni contenute. Gran parte dell’innovazione tecnologica europea nasce in realtà che non dispongono di apparati di sicurezza paragonabili a quelli delle multinazionali, pur custodendo know-how di valore strategico. Il rischio principale, in questi contesti, arriva spesso da chi ha già accesso legittimo a dati e processi aziendali, senza bisogno di violare dall’esterno alcuna difesa informatica; per questo la protezione del patrimonio immateriale passa sempre più attraverso la separazione degli accessi, il controllo dei dispositivi esterni e una verifica più attenta degli incarichi paralleli presso aziende concorrenti.

L’agenzia belga per la sicurezza dello Stato aveva già segnalato, nel proprio rapporto annuale, il ricorso a società cosiddette “copy-to-China” per replicare know-how acquisito in aziende occidentali. Le informazioni finora disponibili sul caso BelGaN parlano di un presunto trasferimento verso una società cinese, non di un coinvolgimento statale accertato, e l’indagine prosegue con tutte le garanzie processuali previste per l’indagato.