Il digital duty of care arriva in Parlamento e mette in discussione il meccanismo che decide cosa compare nel feed di milioni di utenti australiani. La ministra delle Comunicazioni Anika Wells ha confermato all’emittente pubblica ABC che il governo laburista depositerà la bozza di consultazione del provvedimento, un pacchetto di modifiche all’Online Safety Act del 2021 che introduce un obbligo generale di diligenza a carico delle grandi piattaforme digitali.
Come funziona l’opzione per disattivare l’algoritmo dei social
Il punto che ha acceso il dibattito riguarda la facoltà, per chi apre un’applicazione di Meta, TikTok, YouTube o X, di spegnere il sistema di raccomandazione personalizzata e ritrovare un flusso lineare, alimentato in prevalenza dagli account che l’utente ha scelto di seguire. Wells ha spiegato che molti australiani apprezzano l’algoritmo per l’intrattenimento o per l’utilità che ne ricavano, aggiungendo che proprio per questa ragione la scelta dovrebbe essere offerta dalle aziende e poi rispettata. Le sanzioni ipotizzate per chi ignora l’obbligo superano i 100 milioni di dollari australiani, una cifra che il governo considera sufficiente a rendere la conformità meno costosa della violazione.
L’impostazione algoritmica resterebbe attiva di partenza, con l’onere a carico delle società di rendere l’alternativa visibile e semplice da attivare.
Quali obblighi ricadono sulle piattaforme digitali
Il testo sposta sulle aziende il compito di individuare e ridurre i rischi presenti sui propri servizi, con doveri rafforzati sull’intercettazione dei contenuti illegali, inclusa la pornografia resa accessibile agli adulti in violazione di legge.
Per gli utenti sotto i diciotto anni la bozza individua circa mezza dozzina di ulteriori aree di danno psico-sociale, tra cui i contenuti che incidono sull’immagine corporea e quelli riconducibili al bullismo, categorie che le piattaforme dovrebbero presidiare con misure documentate. All’eSafety Commissioner andrebbero poteri più ampi per acquisire prove dalle società, mentre ai ricercatori indipendenti verrebbe aperta la verifica del rispetto delle regole, secondo una logica di controllo esterno che ricalca soluzioni già sperimentate altrove. Il percorso arriva da lontano, perché un dovere di diligenza codificato era stato raccomandato dalla revisione statutaria dell’Online Safety Act condotta da Delia Rickard, alla quale il governo ha risposto formalmente nell’aprile del 2026 dopo una consultazione pubblica sviluppata tra la fine del 2025 e i primi mesi dell’anno successivo.
Anthony Albanese ha presentato l’intervento come fase successiva della propria agenda sulla sicurezza online e conta di illustrarlo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.
Perché l’opposizione australiana parla di censura
Il leader della Coalizione Angus Taylor si è detto profondamente scettico, temendo che la norma si trasformi in uno strumento di censura affidato alla discrezionalità del ministro in carica, e ha chiesto al governo di sistemare prima i problemi applicativi del divieto per gli under 16, citando una riduzione degli accessi intorno al 4,4 per cento. La responsabile comunicazioni dell’opposizione Sarah Henderson ha parlato di una grave minaccia alla libertà di espressione, richiamando il precedente della legge contro la disinformazione che l’esecutivo aveva dovuto ritirare. Dai Verdi arriva una critica di segno opposto, perché la senatrice Sarah Hanson-Young ha depositato un proprio testo che chiede di rendere il feed privo di profilazione l’impostazione predefinita, lasciando alla scelta esplicita dell’utente l’attivazione della raccomandazione personalizzata.
Il quadro in cui la proposta si inserisce resta segnato dai risultati incerti della stretta sugli account dei minori, in vigore dal 10 dicembre 2025: una ricerca dell’Università di Newcastle indica che oltre l’80 per cento dei ragazzi tra i dodici e i diciassette anni continua a utilizzare i social. La bozza sarà sottoposta a consultazione pubblica prima del passaggio formale in aula.
