Il governo degli Stati Uniti ha preso posizione nella causa che contrappone Apple a Epic Games davanti alla Corte Suprema con un parere che accoglie in parte le ragioni di entrambe le società. Il Solicitor General D. John Sauer, l’avvocato che rappresenta l’amministrazione federale davanti ai giudici supremi, ha depositato una memoria da amicus curiae senza schierarsi con nessuna delle parti. Nel documento chiede di annullare la condanna per oltraggio civile legata alla commissione del 27% che Apple applicava sugli acquisti effettuati fuori dall’App Store, mentre ritiene corretta quella sulle restrizioni imposte ai pulsanti che gli sviluppatori possono inserire nelle app.
Come è nata la condanna per oltraggio contro Apple
La vicenda risale al 2021, quando la giudice Yvonne Gonzalez Rogers diede ragione a Epic sulle regole con cui Apple impediva agli sviluppatori di segnalare agli utenti modalità di pagamento più convenienti fuori dalle app.
Il tribunale ritenne quelle clausole contrarie alla legge californiana sulla concorrenza sleale e ordinò ad Apple di smettere di vietare agli sviluppatori l’inserimento di pulsanti e link verso sistemi di acquisto alternativi al proprio circuito di pagamento interno, sul quale la società trattiene di norma il 30% del prezzo. Dopo la conferma in appello e il rifiuto della Corte Suprema di riaprire il caso, Apple autorizzò i collegamenti esterni ma introdusse una commissione del 27% sugli acquisti conclusi tramite link, cioè il 30% abituale ridotto di 3 punti per i costi di elaborazione dei pagamenti, che in quel caso la società non sosteneva più. Accanto al prezzo arrivarono diversi vincoli grafici, tra cui l’obbligo di usare solo i cosiddetti plain button, pulsanti privi di forma e con lo sfondo uguale a quello della pagina, quindi identici a un normale collegamento testuale.
Nei primi quattro mesi soltanto 34 dei circa 136.000 sviluppatori presenti sullo store chiesero di usare i link verso acquisti esterni. Nell’aprile 2025 la giudice dichiarò Apple in oltraggio e le vietò di chiedere qualsiasi commissione su quegli acquisti. Gli atti furono trasmessi anche alle autorità federali per valutare un’indagine penale sulla società e sul suo vicepresidente finanziario.
Cosa sostiene il governo Usa sulla commissione del 27%
In appello il Nono Circuito confermò quasi per intero la decisione, spiegando che un’impresa può essere punita anche quando tradisce lo spirito di un’ingiunzione senza violarne le parole, pur lasciando ad Apple la possibilità di applicare una commissione purché priva di effetti proibitivi. Il Dipartimento di Giustizia contesta proprio questo passaggio e richiama la sentenza Taggart v. Lorenzen del 2019, con cui la Corte Suprema ha stabilito che si può condannare per oltraggio civile solo quando manca un fondato margine di dubbio sul fatto che l’ordine vietasse la condotta contestata, un criterio che i giudici americani applicano da oltre 140 anni. Secondo il governo l’ingiunzione impediva ad Apple di proibire i collegamenti esterni e taceva del tutto sul prezzo da far pagare agli sviluppatori che scelgono di usarli, quindi la commissione resta fuori dal perimetro dell’ordine.
Il parere ammette che una percentuale estrema, per esempio del 300%, equivarrebbe a un divieto, mentre il 27%, inferiore al 30% chiesto sugli acquisti interni, lascia un dubbio ragionevole.
Pulsanti invisibili e prossime tappe della Corte Suprema
Sui pulsanti il giudizio del governo coincide con quello dei tribunali inferiori. L’ingiunzione tutela in modo separato pulsanti e link, per questo autorizzare soltanto un pulsante indistinguibile da un collegamento testuale equivale a vietare i primi, una lettura che il parere definisce oggettivamente irragionevole.
Per le altre quattro restrizioni grafiche il Solicitor General chiede di rinviare la valutazione al Nono Circuito, al quale spetterebbe anche l’esame della presunta malafede di Apple.
Memorie a sostegno di Apple sono arrivate anche da associazioni del settore tecnologico come CCIA e NetChoice, che contestano l’uso dello spirito di un ordine come parametro per sanzionare un’impresa. Epic Games ha tempo fino al 13 novembre per depositare la propria risposta, alla quale Apple replicherà entro il 14 dicembre. La discussione orale dovrebbe tenersi a partire dall’inizio del 2027. Da quando è arrivata la condanna Apple permette agli sviluppatori statunitensi di indirizzare gli utenti verso acquisti esterni senza trattenere alcuna percentuale, mentre davanti al tribunale distrettuale prosegue il procedimento per stabilire se e in quale misura potrà chiedere un compenso su quelle transazioni.
