Il Tribunale UE blocca ancora Booking e la fusione con eTraveli resta un miraggio

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Il Tribunale dell'Unione europea ha respinto il ricorso di Booking Holdings contro il divieto di acquisire eTraveli per 1,63 miliardi di euro, deciso dalla Commissione nel 2023. La sentenza, pronunciata il 9 settembre nella causa T-1139/23, lascia comunque aperta la possibilità di un'impugnazione davanti alla Corte di giustizia UE.

Il Tribunale dell’Unione europea ha respinto integralmente il ricorso presentato da Booking Holdings contro il divieto che la Commissione europea aveva imposto all’acquisizione di eTraveli Group, operazione dal valore di 1,63 miliardi di euro. La decisione, pronunciata da un collegio esteso di cinque giudici nella causa T-1139/23, conferma la lettura dell’Antitrust europeo e lascia comunque a Booking la possibilità di un’impugnazione davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Le ragioni del veto europeo

Al centro del caso c’è l’ipotesi che l’ingresso più solido di Booking nel settore dei voli online avrebbe potuto spostare traffico verso la sua attività alberghiera, già dominante nel mercato delle agenzie di viaggio in Europa.

Il gruppo statunitense aveva sostenuto che i mercati dei voli e delle prenotazioni alberghiere restano distinti e altamente competitivi tra loro, aggiungendo che l’integrazione con eTraveli, società svedese proprietaria di due marchi noti come Gotogate e Mytrip, avrebbe potuto ampliare le opzioni disponibili per i viaggiatori e generare vantaggi concreti in termini di prezzo e qualità del servizio. Booking aveva inoltre criticato l’applicazione delle regole europee sulle concentrazioni non orizzontali, sostenendo che alcuni effetti considerati problematici dalla Commissione avrebbero dovuto essere valutati come benefici pro-concorrenziali per il mercato del turismo digitale. Il Tribunale ha respinto questa lettura, ritenendo fondata la teoria del cosiddetto reverse leveraging, secondo la quale un vantaggio acquisito in un mercato adiacente può consolidare una posizione dominante già esistente anche senza un aumento immediato dei prezzi pagati dai consumatori.

Cosa cambia per il turismo online

Per gli operatori turistici italiani ed europei, spesso legati a un numero ristretto di piattaforme di prenotazione, la sentenza mantiene aperti più canali di accesso agli utenti finali.

Il settore alberghiero, comprese le strutture a conduzione familiare diffuse in gran parte del territorio italiano, dipende in larga misura dalla visibilità garantita dalle grandi piattaforme online. La decisione del Tribunale riduce il rischio che questa dipendenza si concentri ulteriormente attorno a un unico intermediario capace di controllare sia la componente alberghiera sia quella dei trasporti.

La sentenza si inserisce in una linea di azione più ampia da parte della Commissione europea, che negli ultimi anni ha aumentato i controlli sulle acquisizioni realizzate da grandi piattaforme digitali per prevenire le cosiddette killer acquisitions, operazioni con cui un attore dominante assorbe un concorrente più piccolo per rafforzare la propria posizione anziché competere apertamente sul mercato. Booking, che controlla marchi come Booking.com, Rentalcars, Priceline e Agoda, ha dichiarato di essere al lavoro sulla valutazione della sentenza insieme ai propri legali, in vista di una possibile impugnazione davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, ultimo grado di giudizio disponibile per contestare la decisione della Commissione.