Nvidia è finita sotto indagine negli Stati Uniti per il modo in cui ha costruito l’accordo con Groq, la startup californiana che progetta chip per far funzionare i modelli di intelligenza artificiale. Il Dipartimento di Giustizia vuole stabilire se l’intesa, presentata come una licenza tecnologica abbinata a un’ondata di assunzioni, sia stata impostata in questa forma per evitare il controllo antitrust che le grandi acquisizioni devono superare prima di essere completate. A rivelare l’esistenza dell’inchiesta è stato il New York Times, sulla base delle informazioni fornite da due persone a conoscenza del dossier.
Come funziona l’accordo tra Nvidia e Groq
L’operazione è stata annunciata a dicembre e assegna a Nvidia una licenza non esclusiva sulla tecnologia di Groq, cioè un diritto d’uso che la startup può concedere anche ad altre aziende.
Al centro dell’intesa ci sono le LPU, i processori sviluppati da Groq per l’inferenza, la fase in cui un modello già addestrato elabora le richieste degli utenti e restituisce le risposte, un’attività nella quale i chip della startup si distinguono per la bassa latenza. Insieme alla licenza, Nvidia ha accolto nelle proprie file la maggior parte dei dipendenti di Groq, compresi il fondatore Jonathan Ross e l’allora presidente Sunny Madra. La startup ha continuato a operare come società indipendente sotto la guida del nuovo amministratore delegato Simon Edwards, in precedenza direttore finanziario, e mantiene attivo GroqCloud, il servizio che consente agli sviluppatori di usare i suoi chip da remoto. A marzo, durante la conferenza GTC, Nvidia ha presentato Groq 3 LPX, un acceleratore per l’inferenza basato sulla tecnologia della startup. Il primo rack con questi processori dovrebbe entrare in funzione entro la fine dell’anno.
Perché il Dipartimento di Giustizia indaga su Nvidia
Negli Stati Uniti la legge federale nota come Hart-Scott-Rodino Act obbliga le aziende a comunicare in anticipo alla Federal Trade Commission e al Dipartimento di Giustizia le acquisizioni che superano determinate soglie di valore, per poi attendere un periodo di esame durante il quale le autorità possono chiedere documenti aggiuntivi oppure rivolgersi a un tribunale per bloccare l’operazione. Una licenza non esclusiva accompagnata da assunzioni resta in genere fuori da questo meccanismo, perché formalmente l’acquirente non rileva la società. Le regole di attuazione della legge stabiliscono però che le operazioni concepite per aggirare l’obbligo di notifica vadano valutate in base alla loro sostanza. Secondo quanto riportato, Groq non ha presentato alcuna notifica per l’accordo con Nvidia.
Gli accertamenti sono partiti poco dopo l’annuncio dell’intesa e hanno portato all’invio a Nvidia di una richiesta formale di informazioni. Anche Bloomberg ha dato conto dell’indagine citando fonti informate.
L’inchiesta arriva dopo mesi di pressioni politiche sulle cosiddette reverse acquihire, gli accordi con cui i grandi gruppi tecnologici si assicurano tecnologia e personale chiave delle startup senza acquistarle. A febbraio alcuni senatori democratici, tra cui Elizabeth Warren, avevano chiesto alla Federal Trade Commission e al Dipartimento di Giustizia di esaminare intese di questo tipo. A marzo la stessa Warren e Richard Blumenthal hanno scritto a Jensen Huang domandando se l’accordo con Groq fosse stato strutturato per evitare il controllo antitrust.
Quanto vale l’accordo e cosa rischia Nvidia
Sul valore dell’operazione le fonti divergono: New York Times e Bloomberg parlano di circa 20 miliardi di dollari, una cifra che ne farebbe il più grande accordo nella storia di Nvidia, mentre Reuters indica 17 miliardi. Prima dell’intesa Groq era valutata circa 7 miliardi secondo i dati di PitchBook e contava tra i propri investitori Samsung e BlackRock. Il quotidiano newyorkese ricorda che Nvidia, con una capitalizzazione di mercato di circa 5.400 miliardi di dollari, ricorre sempre più spesso alla propria forza finanziaria per investire in startup dell’intelligenza artificiale e sostenere i propri clienti. Un portavoce dell’azienda ha difeso l’accordo con una dichiarazione in cui la storia di Groq viene descritta come un esempio del sistema americano che funziona come previsto per promuovere l’innovazione e premiare gli imprenditori. Groq e il Dipartimento di Giustizia non hanno risposto nell’immediato alle richieste di commento di Reuters.
Se dovesse riscontrare irregolarità, il Dipartimento potrebbe sanzionare Nvidia con una multa, anche se secondo le fonti del New York Times è improbabile che venga chiesto di annullare l’accordo. L’indagine è ancora aperta e potrebbe chiudersi senza provvedimenti.
