La Corte di giustizia condanna Google sui video del gioco d’azzardo, perso lo “scudo” YouTube

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La Corte di giustizia dell'Unione europea ha stabilito che Google risponde dei video pubblicati su YouTube da creator legati da accordi di partnership commerciale, quando la piattaforma ha esaminato in anticipo canale e contenuti. La decisione arriva nella causa C-421/24, originata dalla sanzione da 750mila euro inflitta dall'Agcom a Google Ireland nel 2022 per video sul gioco d'azzardo online

Google può essere chiamata a rispondere dei video pubblicati su YouTube da un creator legato alla piattaforma attraverso un accordo commerciale. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea, decidendo sulla causa C-421/24 sollevata dal Consiglio di Stato italiano, con una pronuncia destinata a incidere sul modo in cui le grandi piattaforme gestiscono i rapporti economici con chi produce contenuti.

La vicenda affonda le radici in una sanzione da 750mila euro inflitta il 19 luglio 2022 dall’Agcom a Google Ireland, con la contestuale richiesta di rimuovere da YouTube alcuni video che promuovevano il gioco d’azzardo online in violazione della normativa italiana. Quei contenuti erano stati caricati da un content creator vincolato a Google attraverso un’intesa che prevedeva la condivisione dei ricavi pubblicitari trasmessi prima di ogni video, accordo preceduto da un esame del tema del canale, dei video più visti, di quelli più recenti e dei relativi metadati. Google aveva impugnato il provvedimento davanti al giudice amministrativo italiano, invocando il regime europeo sul commercio elettronico e in particolare l’esenzione di responsabilità riservata agli hosting provider per i contenuti caricati da terzi. L’Agcom riteneva invece quella deroga inapplicabile, perché il gioco d’azzardo resta escluso dall’armonizzazione europea in materia di commercio elettronico, e ha difeso la propria sanzione lungo tutto il contenzioso amministrativo che ne è seguito.

Come si applica l’esenzione per gli hosting provider

Il Consiglio di Stato, chiamato a decidere in secondo grado, ha rinviato la questione ai giudici di Lussemburgo per un chiarimento interpretativo che coinvolge principi cardine del diritto europeo sul commercio elettronico. Nella sentenza la Corte ricorda innanzitutto che il diritto dell’Unione tiene fuori il gioco d’azzardo e le attività a esso collegate dall’ambito di armonizzazione del commercio elettronico, per via delle divergenze morali, religiose e culturali che su questo tema separano gli Stati membri. Allo stesso tempo, l’attività di hosting resta un servizio neutro di memorizzazione dei contenuti forniti dagli utenti, senza una finalità promozionale propria; per questo motivo ricade comunque nella disciplina europea sul commercio elettronico anche quando riguarda pubblicità legata al gioco d’azzardo. Per beneficiare dell’esenzione di responsabilità serve un ruolo limitato a quello di prestatore intermediario, con un’attività tecnica, automatica e passiva che escluda qualsiasi conoscenza o controllo delle informazioni memorizzate. Questa condizione viene meno quando la piattaforma, allo scopo di concludere un accordo di partnership, analizza il tema principale di un canale, i video più popolari, quelli più recenti e i metadati collegati, acquisendo così una conoscenza concreta dei contenuti pubblicati. Spetterà ora al giudice nazionale accertare se Google potesse ragionevolmente ignorare che il canale coinvolto aveva come tema dominante il gioco d’azzardo.

Un principio che va oltre YouTube e il gioco d’azzardo

La portata della sentenza supera il caso specifico. Il criterio individuato dai giudici di Lussemburgo, quello della conoscenza concreta acquisita attraverso l’analisi di un canale prima di stringere un accordo commerciale, si presta a essere applicato a qualsiasi piattaforma che monetizzi contenuti di terzi attraverso programmi di partnership, revenue sharing o accordi pubblicitari mirati. Il meccanismo descritto dalla Corte riguarda infatti pratiche ormai comuni nell’influencer marketing e nell’ad tech, dove le piattaforme selezionano i creator con cui collaborare sulla base proprio del tema del canale, della cronologia dei contenuti e dei dati di performance. Nel momento in cui questa selezione avviene, secondo la Corte, l’operatore smette di limitarsi a una funzione tecnica e passiva, e si espone quindi a un livello di responsabilità che il diritto europeo riserva a chi svolge un ruolo attivo sui contenuti. Per questo la pronuncia viene letta come un possibile punto di riferimento anche per altri contenziosi riguardanti social network e piattaforme di condivisione video, al di là del settore specifico del gioco d’azzardo. Resta da vedere quale uso ne faranno le altre autorità di regolazione europee nei prossimi contenziosi con le grandi piattaforme.

Le reazioni di Agcom e Google

Il commissario Agcom Massimiliano Capitanio ha commentato la decisione su LinkedIn. Capitanio ha spiegato che la sentenza chiarisce la responsabilità di Google per i video pubblicati su YouTube quando la piattaforma interviene attivamente nella selezione e nella monetizzazione dei contenuti, andando oltre la semplice ospitalità tecnica prevista dalle norme sul commercio elettronico. Un portavoce di Google ha dichiarato che l’azienda sta esaminando con attenzione il testo della sentenza, senza anticipare le prossime mosse legali sul caso specifico né su eventuali ricadute per altri contenziosi pendenti in Europa relativi ai propri programmi di partnership. Il caso torna ora davanti al Consiglio di Stato, che dovrà applicare i principi indicati dalla Corte di giustizia al merito della controversia con l’Agcom.