Un giudice statunitense blocca l’inserimento di Anthropic nella lista nera del Pentagono

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La giudice federale Rita Lin ha annullato la designazione di Anthropic come rischio per la catena di approvvigionamento della sicurezza nazionale, decisa dal segretario alla Difesa Pete Hegseth dopo il rifiuto dell'azienda di autorizzare l'uso di Claude per sorveglianza interna e armi autonome. L'ordine, di 59 pagine, riconosce la violazione del Primo e del Quinto emendamento e vieta alle agenzie federali coinvolte di applicare la direttiva presidenziale che imponeva di sospendere l'utilizzo dei prodotti Anthropic, mentre resta pendente a Washington una seconda causa su una designazione distinta.

La Corte distrettuale della California settentrionale ha cancellato la misura con cui il Dipartimento della Difesa statunitense aveva escluso Anthropic da una parte dei contratti militari. Nell’ordine di cinquantanove pagine la giudice Rita Faye Lin qualifica il provvedimento come illegale e privo di fondamento. Il testo vieta inoltre alle agenzie federali coinvolte nel giudizio di dare seguito alla direttiva presidenziale che imponeva di sospendere l’utilizzo della tecnologia dell’azienda che sviluppa i modelli Claude.

Perché il Pentagono aveva messo Anthropic in lista nera

L’etichetta contestata è quella di rischio per la catena di approvvigionamento della sicurezza nazionale, prevista da una norma degli appalti militari concepita per tenere lontani dai sistemi di difesa i fornitori riconducibili ad avversari stranieri.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth l’aveva applicata a febbraio, per la prima volta nella storia a un’impresa americana, dopo che Anthropic aveva rifiutato di autorizzare l’impiego di Claude nella sorveglianza dei cittadini statunitensi e in sistemi d’arma capaci di colpire senza controllo umano. L’azienda difende quelle restrizioni sostenendo che i modelli linguistici mancano dell’affidabilità richiesta da decisioni irreversibili, mentre il Dipartimento della Difesa si è mosso sul piano opposto, secondo cui a un fornitore privato non spetta porre condizioni all’azione militare. Davanti alla corte il Dipartimento di Giustizia ha aggiunto un argomento operativo, cioè che quei limiti contrattuali avrebbero generato incertezza sull’uso di Claude, con il rischio di disattivare sistemi militari nel mezzo delle operazioni. Il governo ha ricondotto la designazione alla mancata accettazione dei termini di contratto, escludendo qualsiasi legame con le posizioni pubbliche dell’azienda sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale. Anthropic aveva quantificato in miliardi di dollari il danno potenziale tra affari persi e ricadute reputazionali.

Cosa stabilisce l’ordine della giudice Rita Lin

La ricostruzione del governo è stata respinta sulla base degli atti depositati. Nel testo si legge che il richiamo infondato alla sicurezza nazionale non equivale a un assegno in bianco per punire chi critica il governo, formula con cui la giudice inquadra l’intera vicenda come una ritorsione contraria al Primo emendamento. Lin segnala anche una contraddizione interna alla condotta del Dipartimento, che dopo la designazione aveva continuato a cercare collaborazioni con l’azienda, comportamento difficilmente compatibile con il timore genuino di avere davanti un sabotatore. Un altro passaggio richiama le precedenti minacce di ricorso al Defense Production Act contro Anthropic, strumento che presuppone un fornitore essenziale per la sicurezza nazionale. Secondo il quadro emerso dal fascicolo, le misure nascevano dalla volontà di trasformare la società in un esempio pubblico per la sua arroganza nel contestare le condizioni imposte dall’amministrazione. All’azienda, prosegue l’ordine, era stata negata ogni possibilità di contraddittorio prima della decisione, in violazione delle garanzie del Quinto emendamento.

Il percorso giudiziario aveva già registrato un precedente in marzo, quando la stessa giudice aveva concesso un’ingiunzione preliminare in quarantatré pagine, sospendendo temporaneamente la designazione.

La pronuncia lascia intatta la facoltà del Dipartimento della Difesa di scegliere il proprio fornitore di intelligenza artificiale, dato che l’illegittimità riconosciuta riguarda le misure adottate contro Anthropic. Il Pentagono resta libero di rinunciare a Claude, senza alcun obbligo di riprendere i rapporti commerciali interrotti.

Le cause ancora aperte tra Anthropic e il governo americano

Il contenzioso prosegue su un secondo fronte. A Washington pende un ricorso relativo a una designazione di rischio distinta, fondata su una norma diversa, che se confermata potrebbe tagliare fuori l’azienda anche dagli appalti civili delle amministrazioni federali. Tra gli osservatori l’aspettativa prevalente è che l’amministrazione impugni l’ordine di Lin, e resta da capire se attenderà l’esito del procedimento nella capitale prima di muoversi. La controversia era iniziata il 27 febbraio, giorno in cui la direttiva presidenziale sull’interruzione dell’uso dei prodotti Anthropic e la designazione firmata da Hegseth erano arrivate insieme.

Nella nota diffusa dopo la sentenza, Anthropic dichiara di lavorare con il governo perché l’intelligenza artificiale serva alla sicurezza nazionale a beneficio di tutti gli americani. Il Pentagono non ha risposto alle richieste di commento.