Il Tribunale dell’Unione europea ha respinto il ricorso presentato da Opera Norway contro la decisione della Commissione europea di escludere Microsoft Edge dall’elenco dei servizi di piattaforma di base sottoposti al Digital Markets Act. La sentenza, relativa al procedimento T-357/24, conferma la scelta compiuta da Bruxelles nel febbraio 2024 e chiude, almeno in questo grado di giudizio, una controversia che opponeva i due gruppi da oltre un anno.
Perché Edge non è stato considerato un gatekeeper
Il browser di Microsoft superava le soglie quantitative fissate dal regolamento europeo, sia per numero di utenti attivi sia per valore di mercato del gruppo, ma i giudici hanno ritenuto valida la tesi difensiva presentata da Microsoft durante il procedimento.
Secondo quella tesi, accolta sia dalla Commissione sia dal Tribunale, Edge non rappresenta un canale di intermediazione decisivo tra le imprese che offrono servizi online e gli utenti finali che navigano su Windows. Pesano su questa conclusione due elementi concreti: la quota di mercato del browser resta relativamente contenuta rispetto ai principali concorrenti a livello globale, e gli utenti dei sistemi Windows possono scaricare e impostare come predefinito un browser alternativo con pochi passaggi. La sola preinstallazione nel sistema operativo, hanno chiarito i giudici, non equivale automaticamente a un ruolo di controllo sull’accesso al mercato digitale paragonabile a quello di altri servizi già designati. Il regolamento europeo prevede quindi un margine di valutazione che va oltre i numeri, e la Commissione può escludere dalla lista dei gatekeeper anche un servizio che tecnicamente supera le soglie, purché motivi in modo puntuale perché quel servizio non costituisce un punto di passaggio obbligato.
Cosa cambia per Microsoft e per il mercato dei browser
Microsoft continua a comparire nell’elenco dei gatekeeper europei per altri due servizi, Windows e LinkedIn. La sentenza riguarda soltanto Edge e non tocca gli obblighi già in vigore per quei prodotti.
La vicenda affonda le radici in una rivalità che dura da quasi vent’anni. Una denuncia presentata da Opera nel 2007 contro la posizione dominante di Internet Explorer contribuì ad avviare un procedimento antitrust conclusosi nel 2013 con una sanzione da 561 milioni di euro contro Microsoft, che non aveva rispettato l’impegno di offrire agli utenti europei una schermata di scelta tra browser diversi. Da allora il peso di Edge nel mercato dei browser si è ridotto in modo sostanziale, complice la crescita di Chrome e, più di recente, di alternative basate su Chromium.
Per le aziende che monitorano l’applicazione del Digital Markets Act la pronuncia offre un criterio operativo preciso: contestare l’esclusione di un servizio dalla lista dei gatekeeper richiede documentare in modo puntuale il suo ruolo di intermediazione effettivo, non limitarsi a citare il numero di utenti o le dimensioni del gruppo proprietario. Opera potrà ancora impugnare la sentenza davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, l’ultimo grado di giudizio disponibile per questo tipo di controversie. La Commissione, dal canto suo, mantiene la possibilità di rivalutare la posizione di Edge in futuro, soprattutto se l’integrazione sempre più stretta con Windows e con l’assistente Copilot dovesse modificare in modo significativo il ruolo del browser nell’ecosistema Microsoft. Per ora, però, il quadro resta quello confermato dai giudici di Lussemburgo: Edge naviga fuori dal perimetro dei servizi soggetti alle regole più severe del regolamento europeo.
