L’Antitrust italiana apre un’indagine su Apple per i servizi cloud per presunte violazioni del DMA

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L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un procedimento formale contro Apple per verificare se i servizi cloud alternativi a iCloud possano accedere alle stesse funzioni di backup disponibili su iOS e iPadOS. È la prima indagine preliminare condotta dall'AGCM ai sensi del Digital Markets Act, in cooperazione con la Commissione europea.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha aperto un procedimento formale nei confronti di Apple che potrebbe ridisegnare le condizioni di accesso al mercato del cloud storage su dispositivi mobili in tutta Europa. Il procedimento coinvolge Apple Inc., Apple Distribution International Ltd e Apple Italia S.r.l. e prende le mosse da una possibile violazione degli obblighi che il Digital Markets Act impone ai cosiddetti gatekeeper, le grandi piattaforme digitali che controllano l’accesso a infrastrutture e mercati digitali di rilevanza sistemica.

Cosa contesta l’AGCM ad Apple

Il cuore dell’indagine riguarda una disparità tecnica specifica e ben documentata. L’articolo 6, paragrafo 7 del DMA stabilisce che Apple debba garantire ai fornitori terzi di servizi cloud consumer un’interoperabilità effettiva e gratuita con le componenti hardware e software dei propri sistemi operativi iOS e iPadOS, alle medesime condizioni rese disponibili al proprio servizio iCloud. L’AGCM ritiene di avere elementi sufficienti per ipotizzare che questa parità non esista nella pratica: i servizi alternativi come Google Drive o Dropbox non sembrerebbero poter accedere alle stesse componenti di sistema che permettono il backup integrale dei dati presenti sui dispositivi, una funzione che iCloud utilizza invece senza alcuna restrizione. In altre parole, chi usa un iPhone o un iPad e vuole affidarsi a un servizio cloud diverso da quello di Apple si trova davanti a un limite tecnico che il diritto europeo, almeno sulla carta, vieta.

Il mercato coinvolto ha dimensioni rilevanti: il cloud storage consumer in Europa vale oltre 36 miliardi di euro nel 2026.

Quello che rende la vicenda particolarmente significativa per il settore digitale è la natura stessa del vantaggio contestato. Quando un sistema operativo con centinaia di milioni di utenti attivi riserva al proprio servizio cloud funzionalità di sistema non disponibili ai concorrenti, l’effetto sul mercato può essere profondo anche senza alcuna clausola contrattuale esplicita: basta che la disparità tecnica esista perché l’ecosistema si chiuda intorno al fornitore verticalmente integrato, rendendo più difficile per gli utenti migrare verso alternative e per i concorrenti costruire prodotti davvero comparabili.

La prima volta dell’AGCM con i poteri del DMA

Il procedimento segna un passaggio inedito anche sul piano istituzionale. È la prima volta in assoluto che l’AGCM esercita i poteri di indagine preliminare attribuiti dall’articolo 38, paragrafo 7 del DMA, resi operativi in Italia dalla legge 30 dicembre 2023 n. 214, la legge annuale per il mercato e la concorrenza 2022, che all’articolo 18 ha recepito le disposizioni europee attribuendo all’Autorità la facoltà di supportare la Commissione europea nello svolgimento di indagini preliminari. Il procedimento è stato avviato in stretta cooperazione con Bruxelles, che rimane l’unica autorità preposta all’applicazione definitiva del regolamento: i risultati dell’indagine condotta dall’AGCM saranno trasmessi alla Commissione per consentirle di esercitare il proprio ruolo nel quadro del DMA. Si tratta, in sostanza, di un meccanismo di coordinamento tra livello nazionale e livello europeo pensato per rafforzare la capacità investigativa complessiva del sistema, distribuendo il carico istruttorio tra le autorità degli Stati membri e la Commissione, che conserva il potere decisionale finale.