La presidente della Commissione europea potrebbe sfruttare il consueto discorso sullo Stato dell’Unione, fissato per il 16 settembre a Strasburgo, per presentare le proposte dell’esecutivo comunitario su un divieto di accesso ai social media per i minori. A riferirlo sono diversi funzionari e diplomatici europei, secondo cui l’iniziativa segnerebbe l’impegno politico più netto finora assunto da Bruxelles sul tema, dopo mesi di pressioni provenienti dai governi nazionali per rafforzare la tutela dei più giovani online.
Cosa prevede la proposta della Commissione europea
Il quadro legale non è ancora stato definito. Un funzionario della Commissione ha comunque precisato che il testo dovrebbe aprire la strada a una legislazione europea, o comunque a misure regolatorie capaci di imporre alle piattaforme l’obbligo di impedire l’apertura di account a chi non ha raggiunto una determinata età.
Resta da capire quale soglia la Commissione intenda proporre e quali strumenti verrebbero adottati per applicarla in pratica. I governi nazionali hanno già messo sul tavolo opzioni diverse tra loro, dal consenso parentale obbligatorio fino a restrizioni più rigide sostenute da tecnologie di verifica dell’età. Un rappresentante di una capitale europea ha riferito che la Commissione ha già avvisato i governi di attendersi un annuncio a settembre, un elemento che rafforza le aspettative attorno al discorso sullo Stato dell’Unione. Un funzionario europeo vicino a von der Leyen ha aggiunto che l’annuncio potrebbe arrivare durante quell’occasione, pur ricordando che il gruppo di esperti incaricato di consigliare la Commissione presenterà le proprie raccomandazioni solo il 13 luglio. Fino a quella data, secondo la stessa fonte, la linea politica dell’esecutivo comunitario resta difficile da anticipare. La tutela dei minori online è diventata, nel frattempo, una delle priorità più identificate con il secondo mandato di von der Leyen, definita da un rappresentante di un governo nazionale come un progetto a cui la presidente tiene personalmente.
Le pressioni dei governi e i modelli già in vigore
La spinta più concreta arriva dagli Stati membri che si sono già mossi in autonomia, senza attendere una cornice comune europea. Francia, Spagna, Germania, Danimarca e Grecia hanno introdotto misure nazionali sull’accesso dei minori ai social media, e alcuni governi hanno iniziato ad applicarle con tempistiche proprie.
Fuori dai confini dell’Unione, l’Australia ha adottato nel 2024 l’Online Safety Amendment, una legge che impedisce agli under 16 di aprire account sulle principali piattaforme social ed è entrata in vigore nel dicembre 2025. Von der Leyen ha citato più volte quella normativa come possibile modello per l’Europa. Anche il Regno Unito ha annunciato un provvedimento simile rivolto agli under 16, con entrata in vigore prevista nella primavera del 2027 e destinato ad affiancarsi all’Online Safety Act già in vigore nel Paese. L’Irlanda, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, ha inserito la sicurezza online dei minori tra le proprie priorità e spinge per un approccio comune sulla verifica dell’età, mentre il primo ministro irlandese Micheál Martin ha parlato di un momentum crescente attorno a proposte concrete per una posizione europea condivisa. La vicepresidente del Parlamento europeo Christel Schaldemose ha criticato la lentezza di Bruxelles sul dossier, mentre un portavoce della Commissione ha confermato che restano diverse opzioni sul tavolo per limitare l’accesso dei più giovani ai social media.
