L’UE valuta lo stop ai social per gli under 15, Virkkunen accelera sulle nuove regole

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La commissaria Henna Virkkunen ha annunciato che la Commissione europea presenterà entro l'inizio dell'autunno nuove norme sui limiti di età per l'uso dei social media da parte dei minori. Bruxelles valuta di alzare da 13 a 15 anni la soglia minima fissata da piattaforme come Meta e TikTok, dopo la bocciatura della legge francese da parte della Corte costituzionale.

Bruxelles lavora a un pacchetto di regole comuni per stabilire da quale età i ragazzi possono usare i social media, e punta a presentarlo entro l’inizio dell’autunno. L’annuncio arriva dalla commissaria europea per la tecnologia, Henna Virkkunen, che ne ha parlato durante un evento pubblico nel suo paese d’origine, la Finlandia, spiegando che i lavori dell’esecutivo comunitario procedono già da tempo su questo fronte.

Perché l’età minima potrebbe salire a 15 anni

Oggi piattaforme come Meta e TikTok fissano a 13 anni la soglia minima per aprire un account. La Commissione valuta di alzarla a 15, un cambiamento che nella pratica escluderebbe gran parte dei preadolescenti dai social più diffusi.

L’idea nasce dall’osservazione di come i più giovani usino oggi le piattaforme, spesso aggirando i controlli con date di nascita false o account gestiti dai genitori. Alzare la soglia significherebbe imporre alle aziende tecnologiche sistemi di verifica più solidi, capaci di riconoscere l’età reale degli utenti e non soltanto di registrare una dichiarazione compilata al momento dell’iscrizione. Il dibattito coinvolge anche il modo in cui gli algoritmi selezionano i contenuti da mostrare ai ragazzi, un aspetto che negli ultimi mesi ha attirato l’attenzione di più governi europei, preoccupati per gli effetti di certi contenuti sulla salute mentale degli adolescenti.

Cosa prevede il pacchetto e cosa succede in Francia

La Commissione intende occuparsi anche di chi può vedere i contenuti pubblicati dai minori online e di chi ha la possibilità di contattarli tramite messaggi privati, un ambito spesso sfruttato per comportamenti scorretti verso i più giovani. L’età minima di accesso resta quindi solo uno degli aspetti al centro del pacchetto normativo.

Virkkunen ha ricordato che i diritti dei ragazzi valgono anche online.

Il tema arriva sul tavolo europeo proprio mentre la Francia affronta le conseguenze di una sentenza della propria Corte costituzionale, che in estate ha bocciato una legge nazionale pensata per vietare i social ai minori di 15 anni. I giudici francesi hanno ritenuto che quel divieto comprimesse in modo sproporzionato la libertà di espressione degli adolescenti, aprendo un precedente che pesa sulle scelte dell’intera Unione: un divieto imposto per legge deve reggere anche davanti ai tribunali, oltre che nel dibattito politico.