Sei milioni di utenti olandesi trascinano Snapchat in tribunale per design addictive

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La fondazione Stichting Massaschade & Consument ha depositato il 7 settembre 2026 un atto di citazione contro Snap presso il tribunale di Amsterdam, chiedendo la disattivazione di streak, snapscore e autoplay insieme a una verifica dell'età realmente efficace. L'azione riguarda chi ha usato Snapchat nei Paesi Bassi dal 25 maggio 2018 a oggi e prevede risarcimenti stimati tra 500 e 2.500 euro, calcolati sull'intensità d'uso e sull'età dell'utente.

Snap è finita davanti al tribunale distrettuale di Amsterdam per il modo in cui è costruita la sua applicazione. La fondazione olandese Stichting Massaschade & Consument ha notificato l’atto di citazione lunedì, sostenendo che l’architettura di Snapchat eserciti una pressione psicologica costante su chi la usa e che questa impostazione si scontri con le tutele previste dal regolamento europeo sui servizi digitali. L’azione collettiva rappresenta circa sei milioni di utenti olandesi, con richieste risarcitorie che la fondazione colloca in una forbice compresa tra 500 e 2.500 euro a persona.

Perché streak e snapscore finiscono davanti al giudice

Le funzioni contestate sono proprio quelle che hanno reso riconoscibile il prodotto in tutto il mondo.

Lo streak premia la continuità quotidiana degli scambi tra amici e trasforma una conversazione in una serie da difendere giorno dopo giorno, mentre lo snapscore assegna un punteggio all’attività complessiva dell’utente. Accanto a questi due meccanismi la fondazione mette sotto accusa i contenuti che spariscono dopo poco tempo, la riproduzione automatica e le notifiche calibrate sui momenti in cui hanno maggiore probabilità di riportare qualcuno sullo schermo. Secondo l’atto depositato ad Amsterdam questi elementi spingono ad aprire l’app in modo ripetuto e finiscono per erodere l’autonomia di chi la usa, perché il ritmo dell’utilizzo viene deciso altrove.

La fondazione colloca queste scelte dentro il modello economico della piattaforma e le descrive come una decisione industriale consapevole di un’azienda che ricava profitto dal tempo di attenzione e dalla pubblicità che quel tempo permette di vendere. Il punto più delicato riguarda l’età degli utenti, dato che i minori risultano più esposti a tecniche di questo tipo rispetto agli adulti e Snap, secondo l’accusa, si rivolge a un pubblico giovane senza verificare in modo effettivo quanti anni abbiano davvero le persone che si registrano.

Cosa chiede la fondazione olandese a Snap

Le richieste depositate seguono quattro direzioni distinte. Snap dovrebbe consentire la disattivazione delle funzioni contestate e rispettare quella scelta nel tempo, con vincoli progressivamente più severi al calare dell’età dell’utente. Dovrebbe inoltre introdurre una verifica anagrafica realmente efficace e intervenire con maggiore decisione sulle attività illecite che circolano nell’app, un capitolo che comprende adescamento di minori, abusi, reclutamento a scopo criminale e vendita di droga e di sigarette elettroniche. L’ultima richiesta riguarda una compensazione economica per chi ha usato l’applicazione per anni senza protezioni adeguate, con importi che crescono in base all’intensità d’uso e alla giovane età. Alle contestazioni sul design si aggiunge quella sulla raccolta massiva di dati impiegata per costruire profili dettagliati destinati agli inserzionisti, con annunci che gli utenti faticano a riconoscere come pubblicitari.

Prima di rivolgersi al giudice la fondazione aveva provato la via del confronto diretto, invitando Snap il 27 agosto a discutere una soluzione fuori dal tribunale. La presidente Lucia Melcherts, intervistata dall’AD, ha spiegato che quell’interlocuzione si è chiusa senza risultati concreti.

Chi può aderire alla causa collettiva contro Snapchat

Possono aderire all’azione tutte le persone residenti nei Paesi Bassi che abbiano usato Snapchat tra il 25 maggio 2018 e oggi, senza dover dimostrare un danno individuale. La partecipazione è gratuita, perché le spese del procedimento sono coperte da un finanziatore esterno che percepirebbe tra il 10 e il 25% dell’eventuale ricavato, con una quota decrescente al crescere della compensazione riconosciuta e sotto il vaglio di ragionevolezza del giudice.

Si tratta della seconda iniziativa collettiva contro la piattaforma nei Paesi Bassi in pochi mesi.

A giugno la Stichting Onderzoek Marktinformatie aveva già avviato una causa analoga, mentre la fondazione che ha promosso quest’ultima azione ha alle spalle procedimenti contro Airbnb, TikTok, Sony, Klarna e Google. Nella cronologia pubblicata sul proprio sito richiama anche l’accordo raggiunto il 26 agosto da Meta con decine di Stati americani, che prevede fino a 17 miliardi di dollari in dieci anni insieme a modifiche di prodotto come limiti di tempo predefiniti per i minori, blocco notturno delle notifiche e un feed non personalizzato. In quel documento Snap viene indicata tra le aziende chiamate a seguire la stessa strada.