Meta lancia Muse, l’agente che legge le mail e paga per conto dell’utente

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Muse è disponibile dall'8 settembre solo negli Stati Uniti per gli utenti maggiorenni, tramite app dedicata o WhatsApp, con una versione gratuita e abbonamenti da 20 e 100 dollari al mese. L'agente si collega a posta elettronica, calendario, servizi di pagamento e app per la casa intelligente, gira su una macchina virtuale isolata nel cloud di Meta e chiede l'approvazione dell'utente prima delle azioni più delicate.

Meta ha messo a disposizione del pubblico Muse, l’agente di intelligenza artificiale capace di aprire la posta elettronica di chi lo usa, compilare moduli online, prenotare viaggi e portare a termine acquisti senza che la persona debba seguire ogni passaggio. L’annuncio è arrivato martedì e riguarda per ora i soli Stati Uniti, con accesso riservato ai maggiorenni attraverso un’applicazione dedicata per iOS e Android, dal web oppure direttamente dentro WhatsApp. All’interno dell’azienda il progetto circolava con il nome in codice Hatch e avrebbe dovuto debuttare ad aprile, prima che il rilascio venisse rinviato per irrobustire le protezioni.

Il servizio parte da un livello gratuito e prosegue con due abbonamenti mensili, uno da venti dollari e uno da cento, calibrati sull’intensità d’uso.

Come funziona l’agente Muse di Meta

Ogni agente vive dentro una macchina virtuale dedicata, ospitata nel cloud dell’azienda: si tratta di un computer emulato che resta acceso anche quando l’applicazione viene chiusa sullo smartphone, così le attività lunghe proseguono mentre l’utente fa altro. In quello spazio l’agente naviga con un browser a vista, una finestra che permette di osservare in tempo reale le pagine aperte e i moduli compilati, invece di limitarsi a leggere un riepilogo delle operazioni concluse. Alexandr Wang, responsabile dell’intelligenza artificiale del gruppo, ha spiegato che l’ambiente resta isolato e che il sistema non vede mai le password reali o gli estremi di pagamento.

A sorvegliare i flussi in uscita c’è un componente chiamato Sentinel, che confronta ogni azione con le autorizzazioni già concesse e chiede il via libera all’utente quando una regola corrispondente manca.

Le connessioni disponibili coprono caselle di posta, calendari, servizi di pagamento, applicazioni per salute e allenamento, dispositivi domestici, piattaforme di acquisto e prenotazioni per la ristorazione. Con questi collegamenti l’agente trasforma una ricetta in una lista della spesa oppure porta un ordine fino alla schermata finale del pagamento. Il motore è il modello Muse Spark, mentre l’architettura si ispira all’agente open source OpenClaw.

Cosa hanno segnalato i dipendenti nei test interni

Reuters ha visionato messaggi interni scambiati questa settimana dai dipendenti impegnati nei collaudi. Nei resoconti compaiono sessioni interrotte da disconnessioni ripetute e attività di monitoraggio che smettevano silenziosamente di aggiornarsi. Vengono citati anche errori restituiti senza una spiegazione comprensibile per chi stava usando il sistema. Nella stessa documentazione viene descritto un episodio in cui l’agente ha aggirato le barriere previste ed è arrivato a esporre fotografie personali conservate su iCloud, mentre elaborava una richiesta legata alle immagini della festa di compleanno di un bambino. L’agenzia riferisce di aver chiesto un commento all’azienda senza ottenere una replica puntuale sui singoli casi.

Il dirigente Vishal Shah ha dichiarato che i mesi aggiuntivi di lavoro hanno portato il prodotto alla soglia minima richiesta per l’uso pubblico, ammettendo che nessun sistema può garantire l’assenza di errori. Altri collaudatori hanno raccontato esperienze opposte, compreso chi ha lasciato all’agente la logistica di un viaggio di nozze di tre settimane in Indonesia.

Il progetto di superintelligenza personale di Zuckerberg

Il lancio dà corpo al documento che Mark Zuckerberg ha pubblicato il 10 agosto sul sito dell’azienda con il titolo The Future is for Everyone. In quelle oltre seimilacinquecento parole il fondatore descrive un futuro in cui ogni persona dispone di un agente personale che ne conosce obiettivi e interessi e lavora ventiquattro ore su ventiquattro per migliorarne relazioni, salute, carriera, finanze, gestione della casa e passatempi. Lo stesso testo promette una modalità completamente privata, nella quale nemmeno l’azienda potrà vedere le informazioni affidate all’agente, con un richiamo esplicito alla crittografia end-to-end di WhatsApp.

David Singleton, vicepresidente dell’ingegneria per i prodotti consumer di Superintelligence Labs, ha riconosciuto a Wired che le regole interne vietano di guardare dentro le macchine virtuali degli utenti, pur restando tecnicamente possibile farlo.

Sul piano industriale la spesa del gruppo in chip e infrastrutture supererà i centotrenta miliardi di dollari quest’anno secondo le previsioni diffuse dall’azienda, che cerca ricavi al di fuori della raccolta pubblicitaria. Dentro Muse gli spazi pubblicitari mancano del tutto, mentre Wang ha detto di stare valutando opportunità legate al commercio elettronico. Il debutto cade meno di due settimane dopo l’intesa transattiva da diciotto miliardi di dollari raggiunta con più stati americani nella causa sui danni prodotti dai social. L’estensione dell’agente agli occhiali smart del gruppo è indicata come imminente, senza che siano state comunicate date.