Prodotti illegali e contraffatti su AliExpress, la Commissione UE risponde con 550 milioni di multa

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La Commissione europea ha sanzionato AliExpress con 550 milioni di euro per violazioni del Digital Services Act legate a prodotti illegali, non sicuri e contraffatti circolati sulla piattaforma. Il gruppo Alibaba ha fino al 20 ottobre 2026 per presentare un piano d'azione correttivo, mentre la sanzione supera quelle già comminate a Temu e a X per infrazioni analoghe.

La Commissione europea ha sanzionato AliExpress con una multa da 550 milioni di euro, la più alta mai imposta sotto il Digital Services Act dall’entrata in vigore della normativa. La decisione arriva al termine di un’istruttoria aperta il 14 marzo 2024 e riguarda la gestione dei rischi legati alla diffusione di prodotti illegali, pericolosi e contraffatti sulla piattaforma cinese, controllata dal gruppo Alibaba. Il procedimento originario copriva un ventaglio più ampio di questioni, dalla moderazione dei contenuti al meccanismo interno di gestione dei reclami, passando per la trasparenza dei sistemi pubblicitari e di raccomandazione, la tracciabilità dei venditori e l’accesso ai dati per i ricercatori indipendenti.

Cosa contesta la Commissione europea ad AliExpress

Bruxelles imputa al marketplace una valutazione dei rischi condotta in modo superficiale, articolata su più fronti distinti ma tra loro collegati. AliExpress non ha stimato con precisione se il numero di moderatori a disposizione fosse sufficiente a coprire il volume di prodotti da controllare, e ha sovrastimato l’efficacia dei propri sistemi di rilevamento automatico rispetto al carico di lavoro reale gestito dal personale umano.

La società ha inoltre valutato in modo inadeguato il contributo dei propri sistemi di raccomandazione e pubblicità nell’amplificare la diffusione di articoli vietati.

Gli uffici della Commissione hanno condotto test diretti sulla piattaforma, riscontrando che un numero significativo di prodotti illegali veniva suggerito o pubblicizzato agli utenti attraverso i sistemi di raccomandazione ancora prima che la rimozione avesse effetto. L’azienda si affidava a un solo indicatore quantitativo per misurare l’efficacia della moderazione, uno strumento che secondo gli inquirenti europei non permetteva di cogliere quanto spesso i prodotti illegali ricomparissero online sotto forme leggermente diverse, circostanza confermata dagli stessi test dei tecnici della Commissione, che hanno documentato un volume elevato di articoli vietati ancora in circolazione nonostante gli interventi dichiarati dalla piattaforma.

Come funzionava la moderazione dei prodotti illegali

Al netto della fase di valutazione, l’indagine si è concentrata anche sulle misure concrete adottate per ridurre la diffusione di contenuti vietati, individuando quattro ordini di criticità operative.

Il sistema di rilevamento di AliExpress presentava lacune significative, al punto che giocattoli pericolosi, cosmetici dannosi e capi di abbigliamento contraffatti restavano visibili sulla piattaforma per più settimane anche dopo essere stati segnalati come sospetti. A questo si aggiungeva una politica sanzionatoria applicata in modo discontinuo, che consentiva a numerosi venditori scorretti di continuare a operare nonostante le penalità già comminate nei loro confronti, mentre i controlli sulla corretta categorizzazione dei prodotti risultavano facilmente aggirabili da chi collocava intenzionalmente un articolo in una categoria diversa da quella reale, per beneficiare di requisiti meno stringenti e sfruttare così la carenza di personale dedicato a queste verifiche. Anche il sistema di autorizzazione dei marchi, pensato per contenere la vendita di prodotti contraffatti, si è rivelato sottodimensionato e semplice da aggirare per i venditori in malafede, permettendo a molti articoli falsi di restare in vendita fino a un controllo successivo, spesso tardivo rispetto alla diffusione già raggiunta dal prodotto tra gli utenti.

La contraffazione, in particolare, rappresenta secondo la Commissione un rischio rilevante non solo per i diritti dei consumatori ma anche per le imprese legittime, costrette a competere con articoli che aggirano gli investimenti in design, test di sicurezza e innovazione.

Cosa prevede ora per AliExpress il percorso di correzione

Nel determinare l’importo della sanzione, la Commissione ha considerato la natura delle infrazioni, la loro gravità in termini di utenti europei coinvolti e la loro durata, protrattasi almeno fino a giugno 2025, quando l’esecutivo europeo aveva già formulato conclusioni preliminari nei confronti della piattaforma. In quella stessa data la Commissione aveva reso vincolante una serie di impegni offerti da AliExpress su altri fronti dell’istruttoria, tra cui il meccanismo di segnalazione e rimozione dei contenuti e la trasparenza dei sistemi pubblicitari e di raccomandazione, lasciando invece aperti, perché non coperti da tali impegni, i due profili relativi alla valutazione e alla mitigazione dei rischi sistemici oggetto della sanzione odierna. La decisione di non conformità si basa, tra le altre cose, sui rapporti di valutazione dei rischi presentati da AliExpress per il 2023 e il 2024, su dati aggiuntivi forniti in risposta a richieste formali di informazioni datate 6 novembre 2023 e 18 gennaio 2024, su segnalazioni di terze parti e su verifiche investigative condotte direttamente dagli uffici della Commissione. Ha pesato come attenuante la relativa novità della normativa, entrata pienamente in vigore da pochi anni.

AliExpress ha ora tempo fino al 20 ottobre 2026 per presentare un piano d’azione che indichi le misure correttive adottate per rimediare alla violazione degli obblighi di valutazione e mitigazione dei rischi sistemici. Il Comitato europeo dei servizi digitali avrà un mese di tempo dal ricevimento del piano per esprimere un parere, a cui seguirà un ulteriore mese per l’adozione della decisione finale da parte della Commissione, che stabilirà anche un periodo ragionevole per l’attuazione delle misure correttive. Il mancato rispetto della decisione di non conformità può comportare penalità di mora periodiche, mentre la Commissione ha dichiarato di voler proseguire il dialogo con la piattaforma per garantire la conformità alla decisione e più in generale al regolamento sui servizi digitali.

La sanzione supera quella già inflitta a Temu, pari a 200 milioni di euro, e quella imposta a X, di 120 milioni, per violazioni analoghe del regolamento europeo sui servizi digitali, confermandosi la più alta mai comminata sotto questa normativa. Shein resta al momento sotto indagine per motivi simili. Alibaba, proprietaria di AliExpress, ha dichiarato di essere al lavoro su un’attenta revisione della decisione e di valutare tutte le opzioni disponibili, in un momento in cui il gruppo cinese aveva appena definito, meno di tre settimane prima dell’annuncio di Bruxelles, un accordo extragiudiziale da 600 milioni di dollari con il Dipartimento di Giustizia statunitense, relativo alla vendita di farmaci e altri prodotti illegali attraverso le proprie piattaforme negli Stati Uniti.