Nella stessa mattinata, sullo stesso podio, l’81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ospitato due visioni radicalmente opposte sul futuro dell’intelligenza artificiale. Da una parte il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, che ha aperto la sessione chiedendo regole condivise e responsabilità. Dall’altra il presidente americano Donald Trump, che ha risposto con un cambio di nome e con il rifiuto di ogni forma di controllo internazionale.
Cosa ha detto Trump sulla “super intelligenza”
Il presidente ha annunciato una svolta terminologica destinata a valere per tutti i documenti ufficiali del governo statunitense.
“La parola artificiale la fa sembrare falsa, ma è invece l’opposto, benvenuti nel nuovo mondo della super intelligenza”, ha dichiarato Trump dal podio dell’Assemblea, specificando che da quel momento in poi tutti i documenti degli Stati Uniti, e ha aggiunto di sperare anche quelli del resto del mondo, useranno il termine “super” al posto di “artificiale”. La sigla scelta è SI. Il presidente ha motivato la scelta sostenendo che il nuovo termine sia più accurato e che suoni meglio, in un passaggio del discorso in cui ha invitato platealmente la platea a “dare il benvenuto al nuovo mondo della Super Intelligenza”.
L’attacco di Trump a chi chiede regole globali
Il nodo politico del discorso riguarda il rifiuto di qualunque schema internazionale di controllo sull’IA. Trump ha definito questo tipo di iniziative un “complotto globalista” e ha accostato chi ne denuncia i rischi a chi, in passato, lanciava allarmi giudicati infondati.
“Sono gli stessi che lanciavano l’allarme per il riscaldamento globale”, ha detto il presidente, sostenendo che i fatti avrebbero smentito il riscaldamento del pianeta, “gli stessi che promuovevano la truffa russa, gridavano Russia, Russia e poi Ucraina, Ucraina”, ha aggiunto, riferendosi sia alle indagini sui presunti legami con Mosca sia al caso che portò al suo primo processo di impeachment durante il precedente mandato alla Casa Bianca. Il presidente ha proseguito ribadendo la linea di fondo della sua amministrazione sull’IA: “Noi solo incoraggeremo la super intelligenza, l’incoraggeremo non la controlleremo”, ha detto, aggiungendo che “chiunque vince con la super intelligenza, prevale” e che gli Stati Uniti non fermeranno “la crescita di qualcosa che è più grande della rivoluzione industriale”. Ha chiuso il passaggio con una frase che riassume la postura complessiva della sua presidenza in politica estera e tecnologica: “L’America non si è mai fermata davanti ad una sfida, ad una frontiera”.
La posizione di Guterres, poche ore prima
In apertura della stessa sessione, il segretario generale dell’Onu aveva offerto una lettura di segno opposto.
“Svolta epocale” è l’espressione usata da Guterres per descrivere l’intelligenza artificiale, un progresso che a suo giudizio potrebbe portare benefici concreti in campi come la medicina e la scienza. Guterres ha però messo in guardia contro tre rischi specifici, definendoli “tecnologia senza responsabilità”, “capacità senza supervisione” e “processo decisionale senza trasparenza”. Il passaggio più netto del suo intervento ha riguardato le armi autonome: “I robot assassini non devono avere posto nel nostro futuro”, ha dichiarato, per poi rivolgersi direttamente ai governi con le maggiori capacità nel settore. “Impegniamoci affinché le decisioni di vita o di morte non vengano mai affidate alle macchine”, ha detto Guterres davanti ai leader mondiali riuniti a New York.
Perché Guterres chiama in causa proprio Cina e Stati Uniti
Il segretario generale non ha usato toni generici quando ha indicato le responsabilità.
Guterres ha sottolineato che i governi con le maggiori capacità in materia di intelligenza artificiale, cioè Cina e Stati Uniti, hanno anche la maggiore responsabilità nei confronti dell’umanità, e li ha invitati a stabilire canali di comunicazione efficaci e a lavorare su salvaguardie comuni. L’appello arriva a distanza di ore dal discorso di Trump, che nello stesso luogo ha scelto una linea opposta, fatta di incoraggiamento senza limiti e di rifiuto esplicito di ogni struttura di controllo condivisa. Il contrasto tra le due posizioni, pronunciate nello stesso giorno e nello stesso palazzo di vetro sull’East River, restituisce con chiarezza la distanza tra chi guida la corsa tecnologica e chi ne osserva le implicazioni da una posizione istituzionale sovranazionale.
Il contesto: un discorso arrivato in un momento delicato
L’intervento di Trump si colloca in una fase complicata sia per l’economia globale sia per la sua presidenza. Il conflitto con l’Iran, arrivato quasi all’ottavo mese, pesa sui mercati petroliferi e sulle relazioni internazionali, mentre la riduzione del sostegno finanziario americano alle Nazioni Unite ha riaperto interrogativi sul futuro dell’organizzazione.
Dopo il discorso, Trump ha in programma incontri con i leader di Regno Unito, Giappone e Venezuela, oltre che con i rappresentanti dei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, in un’agenda che intreccia il dossier iraniano con quello dell’intelligenza artificiale. Guterres, dal canto suo, ha usato lo stesso discorso per toccare altri temi caldi dell’agenda internazionale, dal cambiamento climatico allo Stretto di Hormuz, fino alla richiesta di una riforma del Consiglio di sicurezza che dia finalmente un seggio permanente a un Paese africano.
Il retroscena che emerge da questa giornata all’Onu racconta più di una semplice differenza di stile tra un capo di Stato e un funzionario internazionale. Racconta la fine, almeno per ora, di ogni ipotesi di governance globale condivisa sull’intelligenza artificiale con gli Stati Uniti come parte attiva. Cambiare nome alla tecnologia, definirla “super” invece che “artificiale”, ha un valore innanzitutto simbolico e sposta l’attenzione dal come viene costruita e controllata al fatto che vada comunque accolta senza riserve. Guterres prova a tenere aperta una porta diversa, quella di regole comuni tra le due potenze che più contano nel settore, ma lo fa da una posizione che nel sistema delle Nazioni Unite ha peso morale, non vincolante. Il vertice di Washington tra Trump e Xi Jinping, atteso nei prossimi giorni, dirà se tra le due superpotenze resterà spazio per un canale di dialogo tecnico sui rischi dell’IA, come quello discusso nei giorni scorsi tra Bessent e He Lifeng, o se la strada tracciata da Trump all’Onu, quella dell’incoraggiamento senza condizioni, sarà l’unica messa sul tavolo.
