Un adolescente italiano su tre ha subito almeno un episodio di cyberbullismo online. Lo certifica il Rapporto Italia 2026 di Eurispes, che restituisce una fotografia dettagliata e per molti versi allarmante del rapporto tra le giovani generazioni e la vita digitale. Dietro la percentuale del 34%, riferita ai ragazzi tra 11 e 19 anni nel periodo 2023-2025, si trovano storie di disagio emotivo, isolamento e vulnerabilità che i numeri da soli faticano a restituire per intero.
Connessi sempre prima, connessi sempre di più
La diffusione di Internet nelle famiglie italiane ed europee ha seguito una traiettoria rapida e profonda. Secondo i dati OCSE, le famiglie connesse sono passate dal 50% circa del 2005 al 92% del 2023, trasformando la rete da strumento selettivo a infrastruttura ordinaria della vita quotidiana.
I dispositivi mobili sono entrati in mano ai bambini molto prima di quanto si tenda a pensare. In media, il 70% dei bambini di quarta elementare possiede già uno smartphone proprio, in Italia la quota si attesta al 50,7%, comunque significativa per un’età in cui le competenze critiche sono ancora in formazione. In quasi tutti i paesi analizzati, almeno la metà degli adolescenti utilizza smartphone e altri dispositivi per oltre 30 ore settimanali. Una quota consistente supera le 60 ore, un dato che equivale a un secondo lavoro a tempo pieno dedicato agli schermi.
Il disagio, però, non si esaurisce nell’adolescenza. Il sondaggio Eurispes su Tecnologie digitali e salute del 2025 mostra che il 28,6% degli adulti interpellati percepisce come problematico il proprio rapporto con il digitale. Tra i 18 e i 24 anni quella quota sale al 41,9%, segnalando con chiarezza come le difficoltà di autoregolazione che si sviluppano durante l’adolescenza tendano a radicarsi e a prolungarsi ben oltre la soglia della maggiore età. Le piattaforme, attraverso meccanismi algoritmici progettati per massimizzare il tempo di utilizzo, amplificano queste fragilità: alimentano il bisogno di riconoscimento sociale, distorcono la percezione di sé e rendono il confronto continuo con le vite altrui una condizione quasi inevitabile per chi cresce online.
Il cyberbullismo e i rischi connessi alla sfera sessuale
Tra i fenomeni monitorati dal Rapporto, il cyberbullismo si conferma come una delle forme di esposizione digitale più impattanti sul benessere emotivo degli adolescenti. Nel periodo 2023-2025, il 34% dei ragazzi tra 11 e 19 anni ha dichiarato di aver subito episodi vessatori online, con un’incidenza più elevata nella fascia 11-14 anni e tra i maschi. Accanto al cyberbullismo, spesso intrecciati con esso in dinamiche difficili da separare, si collocano i rischi legati alla sfera sessuale: sexting, revenge porn, sextortion, grooming, esposizione a materiale pornografico e sfruttamento sessuale online rappresentano un insieme di minacce che il Rapporto documenta con attenzione, sottolineando come la loro diffusione sia favorita proprio dalla pervasività degli strumenti digitali e dalla relativa facilità con cui i minori li utilizzano senza supervisione.
Il quadro normativo attuale risponde a questi fenomeni in modo ancora frammentario. In Italia e nell’Unione Europea, l’impianto vigente si fonda principalmente sul GDPR, che fissa a 14 anni l’età per prestare il consenso al trattamento dei dati nei servizi digitali, e si concentra sulla protezione dal cyberbullismo, dall’accesso a contenuti pornografici e sulla tutela della privacy. Il biennio 2024-2026 ha però segnato un cambio di passo a livello globale: molti governi hanno abbandonato l’approccio fondato sulla responsabilità volontaria delle piattaforme per introdurre obblighi giuridici, limiti di accesso e sanzioni. Il Digital Services Act europeo ha posto nuovi requisiti in materia di tutela degli utenti vulnerabili; l’Australia ha adottato un divieto di accesso ai social per i minori di 16 anni. Diversi osservatori sottolineano, tuttavia, che la sola risposta legislativa produce effetti limitati se non affiancata da percorsi educativi strutturati che coinvolgano famiglie e scuole nella costruzione di competenze digitali critiche nelle giovani generazioni.
