Il Consiglio dell’Unione europea ha dato il via libera alla sua posizione in prima lettura sulla riforma del Codice doganale, un passaggio che apre la strada all’approvazione definitiva del provvedimento più ampio dal 1968 in materia di dogane. Il testo nasce da un lungo negoziato tra Consiglio e Parlamento europeo, conclusosi a marzo con un accordo politico che ora trova conferma formale nel documento appena pubblicato a Bruxelles.
Come funzionano il nuovo Data Hub e l’Autorità doganale
Al cuore della riforma c’è l’EU Customs Data Hub, la piattaforma digitale che raccoglierà in un solo luogo le informazioni doganali oggi sparse tra decine di sistemi nazionali diversi.
Le imprese che importano o esportano merci potranno trasmettere i dati richiesti una sola volta attraverso il portale unico, invece di ripetere la stessa procedura per ciascuno dei ventisette Stati membri in cui operano. Il sistema è pensato per essere riutilizzato con le stesse informazioni di base su più spedizioni, riducendo il tempo dedicato agli adempimenti amministrativi e permettendo alle autorità doganali di avere una visione più completa dei flussi di merci in entrata e in uscita dal territorio dell’Unione. L’accesso ai dati contenuti nell’hub resta comunque riservato a un elenco preciso di soggetti autorizzati, tra cui le autorità doganali nazionali, la Commissione, l’Autorità doganale europea, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode, la Procura europea, Europol, Frontex e le autorità fiscali e sanitarie competenti, ciascuna per finalità specifiche stabilite dal regolamento.
Accanto alla piattaforma nasce la nuova Autorità doganale europea, con sede a Lille, che avrà il compito di coordinare l’analisi del rischio a livello dell’Unione e di formulare raccomandazioni di controllo rivolte alle amministrazioni nazionali. L’agenzia gestirà inoltre le valutazioni delle minacce, le operazioni doganali congiunte tra più Paesi e una cellula dedicata alla risposta alle crisi del settore.
Cosa cambia per chi vende online da fuori Europa
La riforma introduce la figura dell’importatore per le vendite a distanza, una categoria pensata specificamente per gli operatori di ecommerce che vendono merci provenienti da Paesi terzi direttamente ai consumatori europei. Queste piattaforme diventano responsabili nei confronti delle autorità doganali della conformità dei prodotti alle normative applicabili, un obbligo che finora ricadeva più spesso sul singolo venditore o sul cliente finale. Il testo introduce anche una nuova commissione di gestione, un importo fisso applicato a ogni articolo venduto a distanza, destinato a coprire i costi dei servizi necessari per lo sdoganamento della merce, con un importo ridotto per le spedizioni che passano attraverso i depositi doganali.
Le violazioni ripetute possono comportare la sospensione del rilascio della merce e, nei casi più gravi, il blocco temporaneo dell’accesso all’interfaccia online dell’operatore coinvolto.
Quali sono i tempi di entrata in vigore delle nuove regole
Il passaggio dal sistema attuale, basato sulle dichiarazioni doganali, al nuovo modello di trasmissione digitale dei dati seguirà un calendario scaglionato su più anni, con scadenze differenziate a seconda della categoria di operatore economico coinvolto e del tipo di merce trattata.
Il Data Hub diventa obbligatorio per gli importatori di vendite a distanza dal primo luglio 2028.
Gli altri operatori economici potranno adottare la piattaforma su base volontaria a partire dal primo marzo 2031, mentre l’obbligo si estenderà a tutti dal primo marzo 2034, data che segna il completamento della transizione dal sistema attuale. Il testo approvato dal Consiglio deve ora ricevere il via libera formale della plenaria del Parlamento europeo, passaggio previsto dalla procedura legislativa ordinaria per la seconda lettura. Il 28 aprile 2026 la presidente della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori aveva già anticipato in una lettera al Coreper l’intenzione di raccomandare l’accettazione della posizione del Consiglio senza ulteriori emendamenti, a condizione che il testo trasmesso corrispondesse a quello concordato nei trilogo, soggetto solo a revisione giuridico-linguistica.
