Un’agenzia europea che oggi si occupa soprattutto di distribuire fondi potrebbe trasformarsi, nei prossimi anni, nel principale organo di controllo del digitale europeo. È questa l’idea al centro di un policy paper firmato da Kai Zenner, capo di gabinetto dell’eurodeputato Axel Voss, e da Maria Koomen, analista indipendente specializzata in tecnologia e democrazia, che rilancia un dibattito già aperto da mesi a Bruxelles su come rendere più efficace l’applicazione delle regole digitali europee.
Come funzionerebbe la nuova agenzia
Il bersaglio individuato dagli autori è l’Agenzia esecutiva europea per la salute e il digitale, nota con l’acronimo HEHA.
Oggi questo ente gestisce, con 478 dipendenti, la distribuzione di fondi provenienti da diversi programmi di finanziamento comunitari, un compito lontano dall’enforcement normativo. Il paper propone di riconvertirla in un’agenzia con potere di controllo su piattaforme digitali e sviluppatori di intelligenza artificiale, mantenendo un organico di dimensioni simili a quello attuale per assumere l’applicazione delle norme principali del pacchetto digitale europeo, dal Digital Services Act al Digital Markets Act, fino all’AI Act e alla protezione dei dati. Gli autori sostengono che un numero di personale paragonabile a quello già impiegato dalla HEHA basterebbe a coprire queste funzioni, evitando così la creazione di un ente completamente nuovo e i tempi lunghi che una simile operazione comporterebbe.
Il percorso in tre fasi
La proposta si articola in tre passaggi successivi.
Il primo prevede l’istituzione di un Forum di cooperazione sulla regolamentazione digitale, pensato come spazio di scambio tra gli organismi già esistenti a livello europeo e nazionale, oggi frammentati in oltre trecento strutture diverse. Il secondo passaggio riguarda la trasformazione vera e propria della HEHA in agenzia di controllo digitale, da collocare nell’ambito del prossimo bilancio pluriennale dell’Unione Europea, i cui negoziati sono entrati in una fase decisiva.
Il terzo passaggio, più a lungo termine, richiederebbe una revisione dei trattati europei per garantire piena indipendenza alla nuova agenzia e per consentire a quattro organismi comunitari di supervisionare insieme l’intero mercato unico digitale. Gli autori collegano questa proposta a un problema strutturale della governance attuale: la Commissione europea legifera, applica e valuta le stesse norme, mentre negozia contemporaneamente accordi commerciali con potenze straniere come gli Stati Uniti, una sovrapposizione di ruoli che secondo il paper rischia di produrre un enforcement troppo indulgente in alcuni casi e troppo aggressivo in altri, a seconda delle pressioni politiche del momento.
