La Commissione europea ha inviato agli editori un questionario riservato per capire se la possibilità di escludere i propri contenuti dalle funzioni di intelligenza artificiale di Google rappresenti una scelta reale oppure un’opzione priva di conseguenze pratiche. Il documento, circolato a luglio con termine di risposta fissato al 28 agosto, chiede alle testate se intendono attivare l’opt-out annunciato da Google a giugno e quali fattori peserebbero su questa decisione. Bruxelles ha voluto raccogliere anche il parere degli editori sulla fusione tra AI Overviews e AI Mode in un’unica esperienza di ricerca, cambiamento comunicato dall’azienda lo scorso maggio. La consultazione, pur non costituendo di per sé un atto formale, alimenta un procedimento antitrust che potrebbe portare a una nuova sanzione miliardaria contro il gruppo di Mountain View.
Il questionario di Bruxelles e le domande agli editori
Il testo integrale del questionario non è stato ancora reso pubblico. Secondo quanto trapelato sulla stampa, i quesiti riguardano innanzitutto l’intenzione concreta delle testate di attivare lo strumento di esclusione, seguita da una serie di domande sui fattori economici che influenzerebbero questa scelta: perdita stimata di traffico, impatto sui ricavi pubblicitari legati alle visite, eventuale necessità di mantenere comunque la presenza nell’indice di ricerca tradizionale. Un secondo blocco di domande si concentra sulla fusione tra AI Overviews e AI Mode decisa da Google a maggio, chiedendo agli editori se il nuovo assetto renda più difficile distinguere quando un contenuto viene semplicemente indicizzato e quando invece viene rielaborato per costruire una risposta generativa. La distinzione tecnica tra le due funzioni è proprio il nodo che la Commissione sta cercando di sciogliere prima di decidere se procedere con una contestazione formale.
Il precedente inglese e lo standard di riferimento
Google ha reso disponibile l’opt-out lo stesso giorno in cui l’autorità antitrust britannica gli ha imposto un obbligo comparabile. A giugno la Competition and Markets Authority ha infatti introdotto un conduct requirement che chiede all’azienda di garantire controlli effettivi sull’uso dei contenuti nella ricerca basata su intelligenza artificiale e nell’addestramento dei modelli, mantenendo però l’inclusione nella ricerca generale.
Il caso britannico funziona ora da parametro di paragone per Bruxelles: se il meccanismo adottato nel Regno Unito produce risultati verificabili in termini di traffico restituito agli editori, la Commissione avrà un termine di confronto concreto per giudicare se la proposta valida per il mercato europeo raggiunga lo stesso livello di tutela oppure resti, nella sostanza, uno strumento cosmetico privo di effetti reali sulla distribuzione del traffico.
L’indagine antitrust aperta a dicembre
La verifica sugli editori si inserisce in un procedimento più ampio, aperto dalla Commissione il 9 dicembre 2025, con cui gli inquirenti europei esaminano se Google abbia imposto condizioni sleali ai publisher attraverso l’uso dei loro articoli nelle funzioni generative, e se l’accesso privilegiato ai contenuti danneggi gli sviluppatori di intelligenza artificiale concorrenti. La vicepresidente della Commissione con delega alla concorrenza, Teresa Ribera, ha definito l’apertura del fascicolo un segnale forte dell’impegno europeo a proteggere editori e altri titolari di diritti nei mercati emergenti legati all’intelligenza artificiale. L’istruttoria segue una segnalazione presentata a luglio 2025 da un gruppo di editori indipendenti, a cui si è aggiunto a febbraio 2026 un esposto formale del European Publishers Council.
YouTube e il fronte parallelo della formazione dei modelli
Il procedimento aperto a dicembre non riguarda solo la ricerca testuale.
La Commissione ha inserito nello stesso fascicolo anche l’uso dei video caricati su YouTube per l’addestramento dei modelli generativi di Google, sollevando dubbi analoghi sulla mancanza di compenso adeguato per i creator e sull’assenza di uno strumento equivalente all’opt-out per chi carica contenuti sulla piattaforma.
Le due questioni, quella editoriale e quella legata ai video, condividono lo stesso schema di fondo: un’azienda che controlla contemporaneamente il canale di distribuzione e il sistema che genera valore dai contenuti altrui si trova in una posizione difficile da bilanciare senza regole esterne, ed è proprio questo doppio ruolo a spingere Bruxelles a trattare ricerca testuale e piattaforma video come manifestazioni dello stesso problema strutturale, anziché come casi separati da istruire con tempi e criteri differenti.
Le conseguenze per gli editori italiani
Per le testate italiane la questione si intreccia con un quadro nazionale già teso sul fronte del compenso editoriale. La Relazione Annuale 2026 di AGCOM registra un sorpasso dei ricavi pubblicitari delle piattaforme online rispetto all’editoria tradizionale, passati dal 45 al 58 per cento in cinque anni, mentre la diffusione cartacea dei quotidiani scende a 1,2 milioni di copie giornaliere. Su segnalazione della FIEG, l’Autorità ha già girato alla Commissione europea una richiesta di verifica sulle stesse funzioni AI Overviews e AI Mode oggetto del questionario, sostenendo che potrebbero violare gli obblighi di mitigazione dei rischi sistemici previsti dal Digital Services Act. Rimangono, inoltre, alti i rischi che la penalizzazione sugli accessi possa penalizzare anche la qualità dei contenuti e porre ulteriori questioni relative al copyright, nonché alla stessa veridicità delle risposte aggregare che Overview fornisce e che erano finite al centro di un altro caso giudiziario in Germania.
