Google compra metà di una centrale nucleare in Finlandia per tenere accesa la sua AI

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Google investirà 13 miliardi di euro tra il 2027 e il 2028 in quattro data center finlandesi e ha firmato con Fortum un accordo ventennale per il 50% della produzione della centrale di Loviisa. L'operazione rappresenta il primo contratto nucleare del gruppo fuori dagli Stati Uniti e punta a estendere la vita della centrale fino al 2050.

La fredda Finlandia diventa il terreno di un accordo che porta Google ad un investimento senza precedenti in Europa. Quello firmato da Google con la finlandese Fortum sulla carta è un contratto di fornitura elettrica, nei fatti è la prova che le grandi piattaforme digitali hanno smesso di considerare l’energia come una voce di spesa da ottimizzare e hanno iniziato a trattarla come un asset strategico da possedere, almeno in parte. Una decisione imposta dalle grandi quantità di energia che servono per alimentare i data center dell’AI.

Un investimento senza precedenti in Europa

Google ha reso noto che destinerà almeno 13 miliardi di euro alla Finlandia tra il 2027 e il 2028, cifra che l’azienda definisce il proprio più grande investimento europeo di sempre.

I fondi finanzieranno l’ampliamento del sito di Hamina, dove il gruppo americano opera dal 2009 e ha già speso 4,5 miliardi di euro nell’ultimo quindicennio, insieme alla costruzione di tre impianti completamente nuovi a Kajaani, Muhos e Vaala. Secondo le stime diffuse da Google, la sola fase di cantiere porterà un contributo medio di 3,6 miliardi di euro l’anno al prodotto interno lordo finlandese e coinvolgerà oltre 37mila persone tra dipendenti diretti, appaltatori e fornitori, mentre a regime i quattro siti dovrebbero generare circa 7mila posizioni tra occupazione diretta e indiretta. Il governo di Helsinki, che da anni corteggia gli hyperscaler con procedure autorizzative rapide e un mercato elettrico liberalizzato, ha accolto l’annuncio come la conferma di una strategia industriale che punta a fare del Paese uno dei nodi principali dell’infrastruttura digitale europea.

Il patto nucleare che lega Google a Loviisa

Il cuore politico dell’operazione, più ancora dei miliardi in cemento e server, è l’accordo energetico firmato con Fortum. Si tratta di un contratto di fornitura elettrica della durata di ventidue anni, il primo che Google sottoscrive con un impianto nucleare fuori dai confini statunitensi, e prevede l’acquisto di fino al 50% della produzione della centrale di Loviisa nel periodo compreso tra il 2030 e il 2049.

Fortum ha spiegato che senza questa intesa la centrale, che oggi impiega circa 580 persone e copre da sola circa il 10% del fabbisogno elettrico finlandese, avrebbe rischiato di fermarsi già nel 2030. L’azienda energetica attualmente ha in corso un programma di ammodernamento da circa un miliardo di euro pensato per estendere la vita dei due reattori fino al 2050, ma l’80% della spesa prevista era ancora privo di una decisione di investimento definitiva. La certezza dei ricavi garantita dal contratto con Google permette ora di sbloccare quella parte del piano e, secondo Fortum, dovrebbe far crescere il rendimento medio sul capitale investito del gruppo di circa 1,4 punti percentuali nei prossimi anni. Accanto alla componente nucleare, le due società hanno chiuso nuovi contratti eolici con Valorem e Suomen Hyötytuuli per 629 megawatt di capacità aggiuntiva collegata alla rete e un sistema di accumulo a batteria da 94 megawatt vicino al sito di Kajaani, la cui entrata in funzione è prevista per la fine del 2027.

Il modello finlandese e i suoi limiti

La scelta della Finlandia non nasce da un capriccio geografico ma da un insieme di condizioni che pochi Paesi possono replicare con la stessa facilità. A disposizione del colosso tech ci sono un clima rigido che abbatte i costi di raffreddamento dei server, un mix elettrico in cui il 96% della produzione arriva da fonti a basse emissioni tra nucleare e rinnovabili, ampia disponibilità di acqua dolce per i sistemi di raffreddamento a circuito chiuso e persino la possibilità di recuperare il calore prodotto dai data center per riscaldare abitazioni vicine, come già accade a Hamina.

Google non è sola in questa corsa. Anche Microsoft, ByteDance e diversi operatori specializzati come Nscale e AtNorth stanno moltiplicando i progetti sul territorio finlandese, al punto che il governo sta valutando l’introduzione di un obbligo di registrazione dei data center per riuscire a tenerne il conto.

Le ricadute per l’Italia e per l’Europa

Per un osservatore italiano la vicenda finlandese offre un termine di paragone scomodo. Mentre Helsinki chiude in poche settimane un accordo che lega direttamente un colosso tecnologico alla sopravvivenza di una centrale nucleare, in Italia il dibattito sul nucleare sostenibile procede a rilento tra deleghe parlamentari e resistenze territoriali, come dimostrano le tensioni registrate in Lombardia attorno ai nuovi insediamenti digitali.

Il rischio, già segnalato da chi osserva il settore, è quello di una sovranità digitale asimmetrica. I dati delle aziende europee possono continuare a risiedere formalmente nell’Unione, ma l’infrastruttura fisica che li elabora, l’energia che la alimenta e le decisioni industriali che ne determinano la crescita restano nelle mani di un gruppo statunitense. La differenza tra ospitare un servizio e controllarne l’infrastruttura sottostante diventa, in casi come questo, molto concreta. La Finlandia guadagna occupazione, gettito e stabilità della rete elettrica, mentre la proprietà del calcolo e la strategia energetica di lungo periodo restano decise a Mountain View.

Cosa resta di questo accordo

Al netto dei comunicati ottimistici delle parti coinvolte, il contratto tra Google e Fortum lascia in eredità un precedente destinato a pesare sulle prossime trattative tra hyperscaler e Stati europei. Stiamo costruendo un sistema in cui un’azienda privata può oggi decidere se una centrale nucleare continuerà a funzionare fino al 2050 oppure no, semplicemente firmando un contratto di fornitura. È una responsabilità che fino a pochi anni fa apparteneva quasi esclusivamente ai governi, e che ora si sposta, almeno in parte, verso i bilanci di aziende che rispondono ai propri azionisti prima ancora che ai cittadini dei Paesi in cui operano. Per non parlare del problema del consumo energetico delle AI sempre più potenti che diventeranno un tema di discussione fondamentale in un mondo già stremato dai cambiamenti climatici in atto.