Giacomo Lasorella ha illustrato alla Camera dei Deputati la Relazione Annuale dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, un documento che intreccia numeri di mercato, capitoli normativi europei e un giudizio esplicito sul ruolo dell’intelligenza artificiale generativa nella formazione del consenso pubblico. Il presidente ha richiamato la sentenza n. 44 del 2025 e ha citato Zagrebelsky insieme a Parisi per inquadrare il rischio di un consenso costruito dagli algoritmi come una questione che riguarda la tenuta democratica del Paese, prima ancora che la tecnica regolatoria.
Il sorpasso economico delle piattaforme
Il comparto delle comunicazioni elettroniche vale 29,5 miliardi di euro a fine 2025, in crescita del 4,5% sul 2024, mentre il Sistema integrato delle comunicazioni nel suo complesso si attesta a 20,4 miliardi. Dentro questi numeri si nasconde uno spostamento che la Relazione fotografa con precisione: le piattaforme online, che nel 2021 intercettavano il 45% dei ricavi pubblicitari italiani, oggi ne raccolgono il 58%, un balzo di tredici punti in cinque anni. A livello globale il fenomeno assume proporzioni ancora più marcate, con Alphabet, Amazon, Apple, Meta e Microsoft che hanno generato insieme oltre duemila miliardi di dollari nel 2025, il 46% in più rispetto al 2021. La televisione, va detto, non cede terreno come si potrebbe immaginare guardando solo ai flussi pubblicitari. I ricavi tv salgono infatti a 8,9 miliardi di euro (+0,6% sul 2024) e il mezzo continua a intercettare il 74,1% delle risorse complessive dei media italiani.
La crisi silenziosa dell’editoria cartacea
Durante l’ultima campagna referendaria il 58,7% degli italiani ha scelto la televisione per informarsi su temi rilevanti, superando internet di 12,5 punti percentuali, mentre la fiducia nelle fonti online resta ferma al 20% contro il 36% riservato a radio, stampa e tv nel loro insieme. Il servizio pubblico radiotelevisivo si conferma il mezzo più affidabile per oltre il 40% della popolazione.
Sul fronte della carta stampata i numeri raccontano invece una contrazione strutturale. Le copie quotidiane vendute crollano a 1,2 milioni di unità giornaliere (-9,3% sull’anno precedente), un decimo di quanto si vendeva a inizio secolo, mentre anche la raccolta pubblicitaria della stampa perde il 5,7%.
Su questo fronte AGCOM richiama la sentenza della Corte di Giustizia UE del 12 maggio scorso, che ha confermato la legittimità del ruolo dell’Autorità nel definire i criteri per l’equo compenso dovuto agli editori per l’uso online dei contenuti giornalistici, comprese le sanzioni in caso di inadempienza da parte delle piattaforme che li aggregano. Si tratta di un tassello che rafforza la posizione italiana proprio mentre il nodo della remunerazione editoriale si intreccia sempre più con l’uso dei contenuti da parte dei sistemi di intelligenza artificiale generativa.
Il caso Google e il nuovo tavolo europeo
Il capitolo più delicato della Relazione riguarda Google. A seguito di una segnalazione della FIEG ricevuta nell’ottobre 2025, AGCOM, che riveste anche il ruolo di Coordinatore dei servizi digitali ai sensi del DSA, ha girato la questione alla Commissione europea con la delibera n. 104/26/CONS, chiedendo di valutare se le funzionalità AI Overviews e AI Mode violino gli obblighi di mitigazione dei rischi sistemici e di trasparenza degli algoritmi di raccomandazione previsti per le piattaforme di dimensioni molto grandi. Con una seconda delibera, la n. 127/26/CONS, il Consiglio dell’Autorità ha istituito un tavolo permanente tra Google, le altre piattaforme interessate e gli editori italiani, per affrontare in modo strutturato i nodi di copyright, intelligenza artificiale e pluralismo dell’informazione. Nel 2025 l’Autorità ha ricevuto 170 reclami in materia di DSA, riguardanti però in larga parte piattaforme con sede fuori dall’Italia, un limite che riduce il margine d’intervento diretto del regolatore nazionale e spiega perché molte istruttorie finiscano comunque sul tavolo di Bruxelles.
Sulla tutela dei minori l’Autorità richiama le sentenze del TAR del 7 aprile a sostegno della legittimità di interventi a protezione dei più giovani online, mentre prosegue la sperimentazione dell’applicazione europea di age verification prevista dall’articolo 28 del DSA, la cui piena operatività è attesa entro fine anno.
