Bruxelles ha dato il via libera al piano correttivo presentato da X per porre rimedio alle violazioni del Digital Services Act individuate nei mesi scorsi. La decisione arriva dopo mesi di trattative tecniche tra la piattaforma di Elon Musk e la Commissione europea e chiude, almeno sul fronte amministrativo, una vicenda che byte.it aveva seguito fin dall’imposizione della sanzione, quando l’Unione europea aveva colpito X con una multa da 120 milioni di euro per la scarsa trasparenza del sistema pubblicitario e per gli ostacoli imposti ai ricercatori.
Le misure ora accettate da Bruxelles
Le correzioni riguardano due aspetti specifici del caso, il repository degli annunci pubblicitari e l’accesso ai dati per i ricercatori. Il sistema della spunta blu, terzo capo dell’istruttoria, risulta già sistemato secondo la Commissione.
Sul fronte della pubblicità, X ha accettato di introdurre filtri di ricerca aggiuntivi basati sul contenuto e sui criteri di targeting delle inserzioni e di mostrare i risultati direttamente nell’interfaccia del database anziché tramite file Excel separati. La piattaforma dovrà inoltre ridurre sensibilmente i tempi di risposta del sistema, portandoli al minimo tecnicamente raggiungibile, e pubblicare il contenuto integrale degli annunci insieme agli indirizzi web di destinazione. Per quanto riguarda i ricercatori, X si è impegnata a rivedere il processo di valutazione delle richieste di accesso, a garantire la gratuità per i soggetti idonei, ad accelerare drasticamente i tempi di autorizzazione e a modificare i termini di utilizzo per chiarire che lo scraping di dati pubblici da parte di ricercatori autorizzati non risulta vietato contrattualmente.
Il ricorso di X e le indagini in corso
Il Comitato dei coordinatori dei servizi digitali, che riunisce le autorità nazionali competenti, ha giudicato il piano inadeguato a risolvere l’infrazione. La Commissione ha comunque scelto di accettarlo, precisando che seguirà da vicino l’attuazione delle correzioni nei prossimi sei mesi e che il piano sarà sottoposto a un audit esterno indipendente. La vicenda si intreccia con un altro procedimento, perché a febbraio X ha portato la multa da 120 milioni davanti al tribunale dell’Unione europea, contestando la legittimità della sanzione mentre il piano correttivo veniva negoziato con gli uffici della Commissione. I due percorsi, quello giudiziario e quello amministrativo, procedono così in parallelo.
X resta sotto indagine anche per la manipolazione delle informazioni sulla piattaforma e per il meccanismo di segnalazione dei contenuti illegali. Si aggiunge il procedimento aperto di recente su Grok, il chatbot basato sull’intelligenza artificiale integrato in X, dopo la diffusione di immagini sessualmente esplicite generate dal sistema e raffiguranti donne e minori.
