I conti di Shopify battono tutte le stime degli analisti e il merito va all’intelligenza artificiale

Tempo di lettura: 4 minuti

Nel trimestre chiuso il 30 giugno Shopify ha registrato una crescita del 34% e 115,57 miliardi di merce venduta sulla piattaforma, superando le stime degli analisti fissate. La società attribuisce l'accelerazione all'adozione dei propri strumenti di intelligenza artificiale da parte dei merchant e alla presenza dei cataloghi dentro ChatGPT, Microsoft Copilot e i servizi AI di Google.

Per mesi il settore del commercio elettronico ha convissuto col sospetto secondo cui gli assistenti conversazionali, capaci di tirare su un negozio online partendo da qualche riga di istruzioni, avrebbero reso superflue le piattaforme costruite per ospitare quei negozi. I conti trimestrali diffusi da Shopify raccontano una dinamica diversa e portano il transato gestito dalla società oltre i 115 miliardi di dollari in tre mesi, con una crescita del 34%, di gran lunga superiore alle più rosee aspettative degli analisti.

L’acquisto comincia dentro una conversazione

La differenza, secondo la societù Canadese, sta nel punto in cui parte l’acquisto. Chi compra descrive quello che cerca a un assistente e riceve prodotti reali. È un ribaltamento di vent’anni di abitudini digitali. Il percorso classico prevedeva una ricerca su un motore, una lista di risultati, la visita a un sito e infine il carrello, con tutta l’industria dell’ottimizzazione costruita intorno a quel funnel. Nel modello che si sta affermando l’intenzione di acquisto viene intercettata prima, dentro una chat, dove l’agente confronta alternative e propone una scelta già filtrata. Shopify ha registrato una moltiplicazione a doppia cifra degli ordini generati da ricerche conversazionali nei trimestri precedenti, con un traffico proveniente da sistemi di intelligenza artificiale cresciuto di otto volte in dodici mesi. Numeri di quel tipo, su una base di oltre un milione di venditori sparsi in un centinaio di paesi, smettono di essere un esperimento e diventano un canale.

Chi controlla il catalogo controlla la vendita

Un assistente conversazionale può raccomandare soltanto ciò che riesce a leggere. Se i dati di prodotto sono sporchi, i prezzi vecchi o le giacenze approssimative, l’agente ignora quel prodotto oppure lo propone sbagliando, con un danno reputazionale che ricade sul venditore. Shopify ha strutturato più di un miliardo di articoli con attributi ordinati, prezzi allineati in tempo reale e disponibilità verificata, e ha aperto quel catalogo alle superfici di ChatGPT, di Microsoft Copilot, dei servizi di ricerca conversazionale di Google e delle piattaforme di Meta. La qualità del dato diventa così una barriera all’ingresso, perché costruirla richiede anni di storico e un’infrastruttura che pochi operatori possono permettersi. Sopra quel livello poggia lo Universal Commerce Protocol, lo standard aperto sviluppato con Google e adottato anche da Amazon, Microsoft, Salesforce e Stripe.

Copre l’intero percorso che va dalla scoperta del prodotto fino al pagamento e alla consegna, definendo un linguaggio comune con cui gli agenti dialogano con i commercianti. La convergenza di concorrenti storici su una specifica condivisa segnala che il commercio agentico è entrato nella fase in cui si stabiliscono le regole tecniche prima ancora che le quote di mercato.

Cosa succede ai negozi online che restano fuori

Il rischio per chi vende online è che un merchant che tiene il catalogo su sistemi chiusi, con schede prodotto scritte per farsi leggere dagli esseri umani e aggiornate a mano, resta invisibile alle superfici dove si sta spostando l’intenzione di acquisto, mentre un concorrente che ha investito nella struttura dei dati compare nella raccomandazione dell’assistente. Il fenomeno riproduce, con vent’anni di scarto, quello che accadde quando la visibilità sui motori di ricerca separò chi aveva capito l’ottimizzazione da chi la considerava una moda passeggera. La differenza sta nella velocità e nella concentrazione: le superfici conversazionali rilevanti si contano sulle dita di una mano, e ognuna passa attraverso accordi tecnici con un numero ristretto di fornitori di infrastruttura. Chi vende si trova quindi a dipendere da una catena in cui il fornitore della piattaforma, il gestore dell’assistente e il proprietario dello standard sono soggetti diversi, tutti extraeuropei.

La società canadese prevede per il trimestre in corso una crescita dei ricavi nella fascia bassa del 30%, sopra le attese degli analisti, e collega quella traiettoria all’adozione dei propri strumenti di intelligenza artificiale da parte dei venditori. L’accelerazione ha riguardato in modo simile il Nord America, l’Europa e l’area Asia Pacifico.