Dogane travolte dai pacchi extra Ue, crolla il tasso di controllo sui prodotti

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Il tasso di controllo delle dogane europee è sceso da 203 a 65 casi per milione di articoli importati in tre anni, mentre i pacchi extra Ue in ingresso sono passati da 1,5 a quasi 6 miliardi. Un test della Commissione su oltre 30mila prodotti acquistati online ha rilevato che più della metà di giocattoli ed elettronica non era conforme e che il 65% dei cosmetici e il 60% dei dispositivi di protezione risultavano fuori norma.

Un pacco ogni 15.385 controllato dalle dogane europee, contro uno ogni 4.926 nel 2022: il tasso di verifica si è ridotto a circa un terzo in tre anni, passando da 203 a 65 casi per milione di articoli importati. Lo certifica l’ultimo rapporto della Commissione europea sui controlli di conformità dei prodotti in ingresso nel mercato unico.

Quanti pacchi arrivano ora nel mercato unico

Nel 2025 sono stati immessi in libera pratica quasi sei miliardi di articoli, contro 1,5 miliardi nel 2022. La crescita segna un più 298% in tre anni, trainata quasi interamente dall’e-commerce extra Ue.

Le spedizioni di basso valore, ovvero quelle fino a 150 euro, oggi rappresentano il 91% di tutte le importazioni, per un totale di 5,9 miliardi di pacchi nel solo 2025. Dal primo luglio queste spedizioni sono soggette a un dazio di tre euro, una misura pensata per intervenire su un fenomeno che fino a quel momento aveva viaggiato in gran parte fuori da ogni prelievo doganale. Il rapporto tra dazio e controlli diventa quindi centrale: più pacchi entrano, più aumenta la pressione su un sistema di verifica che fatica a tenere il passo, e i numeri della Commissione mostrano quanto questo scarto si sia allargato negli ultimi tre anni.

Cosa emerge dai test sui prodotti acquistati online

Per misurare il rischio concreto, la Commissione ha condotto nel 2025 un’operazione su vasta scala in due fasi. Nella prima sono stati acquistati online 20mila prodotti tra giocattoli e piccola elettronica, di cui oltre la metà non conforme.

Tra i prodotti testati in laboratorio, l’84% è stato giudicato pericoloso. Nella seconda fase il campione ha riguardato 11.338 articoli tra cosmetici, dispositivi di protezione individuale e integratori alimentari, con il 65% dei cosmetici e il 60% dei DPI risultati fuori norma.

Stati Uniti, Cina e Regno Unito compaiono tra i principali paesi di origine dei prodotti non conformi individuati nei due round di test. I dati arrivano mentre a Bruxelles procede in parallelo la riforma del sistema doganale, con l’introduzione futura dell’EU Customs Data Hub e un impianto sanzionatorio più severo per le imprese che ignorano ripetutamente le norme europee. Il rapporto della Commissione resta però lo strumento con cui, per ora, si misura la distanza tra il volume dei flussi commerciali e la reale capacità di controllo alle frontiere.