Il Competition Appeal Tribunal britannico ha autorizzato la class action contro Apple e Amazon per gli accordi del 2018 sulla vendita di prodotti Apple sul marketplace Amazon UK. Con la sentenza [2026] CAT 75, depositata il 28 settembre 2026, i giudici hanno certificato la sola parte relativa agli acquisti sulla piattaforma di Amazon e hanno respinto quella sugli altri canali di vendita.
Cosa contesta la class action contro Apple e Amazon
La rappresentante della classe è la JLP A&A Class Representative Limited, società con Justin Le Patourel come unico amministratore. Secondo la sua ricostruzione, gli accordi conclusi in particolare nell’ottobre 2018 hanno escluso dall’Amazon Store tutti i rivenditori di prodotti Apple tranne un numero limitato di operatori autorizzati, selezionati dalle due società con criteri che la rappresentante giudica privi di oggettività e discriminatori. Le stesse intese avrebbero ridotto la possibilità per i concorrenti di Apple di acquistare spazi pubblicitari sul marketplace e introdotto restrizioni alla pubblicità durante il lancio dei nuovi prodotti. Da queste limitazioni, sostiene l’accusa, sarebbero derivati un calo dei rivenditori attivi su Amazon e un aumento dei prezzi dei dispositivi Apple a partire dal 31 ottobre 2018.
La classe conta circa 28,9 milioni di persone che hanno comprato prodotti Apple o Beats nel Regno Unito tra il 31 ottobre 2018 e il 15 dicembre 2025.
Perché la prima causa contro Apple e Amazon era stata respinta
L’iniziativa nasce da una decisione dell’autorità antitrust italiana del novembre 2021 sulle stesse condotte di Apple e Amazon in Italia, segnalata nel gennaio 2022 dagli economisti di Fideres Partners allo studio legale Hausfeld. Quel provvedimento è stato poi annullato dal TAR Lazio nell’ottobre 2022 per ragioni procedurali, senza un esame del merito dell’intesa.
Una domanda sostanzialmente identica era stata depositata nel luglio 2023 dalla Christine Riefa Class Representative Limited, assistita da Hausfeld. Il Tribunale l’ha respinta nel gennaio 2025 perché la rappresentante non aveva dimostrato indipendenza e solidità sufficienti per agire nell’interesse della classe, con dubbi in particolare sulla sua capacità di valutare in modo autonomo gli accordi con il finanziatore Asertis. Il permesso di appello è stato negato il 19 febbraio 2025 e ad Apple e Amazon sono stati riconosciuti pagamenti in acconto per oltre 3 milioni di sterline a titolo di spese, poi chiuse con un accordo sul saldo di 769.000 sterline. La società è stata quindi ricostituita e rinominata, con Le Patourel al posto della professoressa Riefa come unico amministratore.
La nuova domanda è stata depositata il 15 dicembre 2025 e discussa nelle udienze del 30 giugno e del 1 luglio 2026 a Londra.
Cosa ha deciso il Competition Appeal Tribunal su Apple e Amazon
Il collegio, presieduto da Mrs Justice Bacon, ha trattato con cautela la perizia dell’economista Chris Pike, che ha ritenuto utilizzabile per la parte relativa ad Amazon e a cui ha attribuito peso limitato per quella esterna. Per gli acquisti sul marketplace ha giudicato soddisfatto il test Microsoft, che verifica la credibilità della metodologia proposta per dimostrare il danno. Ha inoltre considerato credibile il metodo di distribuzione con accredito diretto ai consumatori. Per gli altri canali la metodologia non offriva basi credibili, mentre l’hub online previsto per le richieste avrebbe attirato poche adesioni. La rappresentante stima per la parte ammessa una perdita tra 289 milioni di sterline (con interessi all’8%) e 306 milioni (con interessi al 10%), pari a 37 o 39 sterline a persona. Il Tribunale ha criticato le stime illustrative da 1,35 a 1,44 miliardi di sterline, costruite su un sovrapprezzo ipotizzato dell’1% privo di base probatoria.
La certificazione dipende da due modifiche. I costi del procedimento Riefa devono uscire dagli accordi di finanziamento e assicurativi, con una riduzione dei diritti legati al successo da circa 128 a circa 92 milioni di sterline. Il compenso di Le Patourel deve scendere a un massimo di 170 sterline l’ora con un tetto di 750 al giorno, contro le 200 sterline l’ora e le 1.250 al giorno previste in origine. Una volta certificata la causa, la domanda potrà includere anche la richiesta di un’ingiunzione.
Apple e Amazon negano l’illiceità degli accordi e il Tribunale non si è pronunciato sul merito. Apple sostiene che l’intesa servisse a contrastare la vendita di prodotti contraffatti sul marketplace, mentre Amazon definisce priva di fondamento la parte rimasta.
