Il produttore dei processori su cui gira quasi tutta l’intelligenza artificiale mondiale si prepara a comprare il magazzino da cui quel mondo scarica i modelli.
The Information ha riferito che Nvidia ha raggiunto un’intesa per acquisire Hugging Face intorno ai 12,9 miliardi di dollari, cifra che Bloomberg colloca poco sopra i tredici miliardi, mentre Business Insider precisa che un accordo firmato ancora manca e che la trattativa può saltare. Per capire il peso dell’operazione conviene spiegare che cosa sia la piattaforma coinvolta. Hugging Face funziona come un archivio pubblico dove chi sviluppa software entra, cerca un modello già addestrato, lo scarica e lo adatta al proprio progetto senza doverlo costruire da zero. I modelli ospitati vengono chiamati a pesi aperti perché chiunque può prelevarli e modificarli senza chiedere autorizzazioni a chi li ha creati. Nessuna delle due società ha confermato la trattativa. Il silenzio di Nvidia viene notato da chi segue il settore, perché in passato l’azienda ha corretto in tempi rapidi le ricostruzioni giudicate imprecise.
Quanto vale Hugging Face e perché il prezzo supera di 86 volte i ricavi
La piattaforma, nata nel 2016 e guidata da Clément Delangue, ospita oltre due milioni di modelli pubblici e più di cinquecentomila raccolte di dati, con una comunità che ha raggiunto circa tredici milioni di utenti. Il fatturato annualizzato si aggira sui 150 milioni di dollari, quindi la cifra riportata dalle indiscrezioni corrisponde a circa 86 volte i ricavi.
Nel 2023 un round da 235 milioni, a cui aveva partecipato anche Nvidia, aveva valutato l’azienda 4,5 miliardi.
Quel multiplo si spiega guardando alla posizione della piattaforma nel percorso quotidiano degli sviluppatori: il prezzo remunera il punto in cui un ingegnere arriva quando deve scegliere quale modello usare, indipendentemente da quanto quel passaggio produca in abbonamenti. L’anno scorso Hugging Face aveva rifiutato un’offerta da 500 milioni proprio per evitare la presenza di un investitore capace di condizionarla, e nel 2024 Delangue aveva indicato pubblicamente nella concentrazione del potere il pericolo maggiore legato all’intelligenza artificiale. Il confronto con i conti dell’acquirente aiuta a dare la misura della cifra. Nvidia ha appena chiuso un trimestre da 96,2 miliardi di dollari di ricavi, con la divisione dedicata ai data center in crescita del 117% e una quota stimata tra il 70 e il 90% del mercato dei chip per l’intelligenza artificiale. A queste dimensioni, 12,9 miliardi valgono poco più di sei settimane di vendite.
Perché Nvidia vuole il punto di distribuzione dei modelli aperti
La logica dell’acquisto viene descritta da quasi tutti gli osservatori come difensiva. I grandi laboratori che sviluppano modelli chiusi stanno progettando processori propri per ridurre la dipendenza dalle schede Nvidia, da Google con le TPU ad Amazon con Trainium, passando per Microsoft e per il chip Jalapeño appena presentato da OpenAI, che nei test resi pubblici dall’azienda produce da 1,5 a 1,9 volte più lavoro a parità di consumo elettrico e riduce fino a 3,6 volte la latenza sui grandi modelli a pesi aperti. Un ecosistema aperto in buona salute tiene in vita una platea di clienti che scarica modelli e li fa girare su infrastruttura propria, quasi sempre costruita su schede Nvidia, quindi presidiare il punto di distribuzione significa restare presenti nel momento della scelta. L’operazione riporterebbe inoltre l’azienda nel noleggio di capacità di calcolo, attività ridimensionata circa un anno fa con il ritiro parziale di DGX Cloud, offrendo anche uno sbocco alla capacità già impegnata e rimasta inutilizzata.
Resta aperta la questione della neutralità della piattaforma, che finora ha attirato anche chi lavora su acceleratori AMD, Intel o silicio sviluppato internamente. Chi possiede il repository può intervenire sull’ordine con cui i modelli compaiono nelle ricerche, sui pacchetti software preconfigurati e sull’instradamento delle richieste di inferenza, lasciando i pesi accessibili mentre il percorso più comodo conduce verso un solo tipo di hardware. Nvidia finora ha annunciato nulla in questa direzione.
Cosa cambia per l’Europa e per le regole sulle concentrazioni
Gli esperti interpellati da Euractiv hanno collegato l’operazione al tema della sovranità tecnologica europea. Vaida Gineikytė-Kanclerė, responsabile della ricerca presso l’istituto lituano Visionary Analytics e coordinatrice di uno studio della commissione ITRE del Parlamento europeo sulle dipendenze software concluso nel dicembre 2025, ha spiegato che un’integrazione più stretta tra la piattaforma e CUDA, l’ambiente software con cui si programmano le schede Nvidia, aumenterebbe il legame delle imprese europee con un fornitore statunitense, precisando che il rischio resta plausibile senza essere automatico. Andrea Renda, che dirige la ricerca al Centre for European Policy Studies, ha usato una formula più diretta parlando di apertura che può durare meno di quanto sembri, e ha indicato proprio in chip come Jalapeño la strada per rendere l’hardware più intercambiabile.
Il momento coincide con la costruzione delle AI Factory europee e con l’impegno assunto questo mese da cinque aziende del continente ad acquistare capacità di calcolo basata su acceleratori diversi da quelli Nvidia, ancora da produrre.
Sul fronte delle regole esiste un precedente recente che riguarda la stessa azienda. Nel 2024 l’Italia aveva chiesto alla Commissione europea di esaminare l’acquisizione della società israeliana Run:ai ai sensi dell’articolo 22, paragrafo 1, del regolamento sulle concentrazioni, perché l’operazione restava sotto le soglie di fatturato che fanno scattare la notifica a Bruxelles. Il 19 dicembre 2024 la Commissione aveva autorizzato l’acquisto senza condizioni nel caso M.11766, riconoscendo la posizione dominante di Nvidia sulle schede per data center ed escludendo che l’azienda avesse la capacità o l’interesse a ostacolare la compatibilità con i software di orchestrazione concorrenti. Hugging Face è finita di recente al centro anche di un episodio di sicurezza informatica che ha riaperto il dibattito sui rischi degli strumenti di intelligenza artificiale più avanzati. Né Nvidia né Hugging Face hanno risposto alle richieste di commento inviate dalle testate che hanno riportato la notizia.
